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Pensioni, trattative ancora ai nastri di partenza

Il punto di Mauro Marino – Sono ripartiti gli incontri, ma la distanza tra Governo e sindacati rimane ampia

Pensioni, trattative ancora ai nastri di partenza

E’ appena passato un anno che non ha portato niente di buono in ambito previdenziale. C’erano molte aspettative per il 2021 con la conclusione di quota 100 e la speranza che l’Esecutivo affrontasse finalmente in maniera organica e strutturale questo annoso problema.

Ma il Governo ha procrastinato il problema, confinandolo nella legge di bilancio così che il testo presentato con l’istituto della fiducia alla Camere è stato approvato senza alcuna discussione.

L’unica novità sostanziale è stata l’approvazione di quota 102 (64 anni di età sommati a 38 di contributi) per il solo anno 2022. Seppure la criticatissima quota 100 aveva dato la possibilità nel triennio 2019-2021 a circa 400.000 persone di uscire dal mondo del lavoro, questo provvedimento di quota 102 che allunga ulteriormente i requisiti dell’età di due anni interesserà solamente 15.800 persone nell’anno 2022, in pratica un anno buttato.

Ora si è nuovamente ai nastri di partenza perché i nodi non sono stati sciolti. Sono ricominciati gli incontri Governo/sindacati e sono sul tappeto tutte le proposte dell’anno passato, come quella delle organizzazioni di una flessibilità a partire dai 62 anni o in alternativa 41 anni di contributi oltre a una pensione di garanzia per i giovani e per le donne e uno sviluppo della previdenza complementare.

Sul tappeto anche una flessibilità a partire dai 63 o 64 anni con una riduzione del 3% annuo, nonché sulla falsariga di Opzione Donna una decurtazione dell’assegno previdenziale utilizzando per tutti gli anni di lavoro il calcolo con il metodo contributivo.

Quello che sarebbe auspicabile è che, oltre a una flessibilità anticipata, fosse data alle persone che lo desiderano la possibilità di rimanere oltre i requisiti richiesti dalla legge Fornero, concedere una forte agevolazione per il riscatto della laurea e togliere quel blocco che si trovano i fruitori di quota 100 e ora di quota 102 che non possono svolgere attività lavorativa retribuita una volta andati in pensione.

Le distanze tra l’esecutivo e i sindacati sono ancora molto grandi e a poco è servito lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil a fine anno. Draghi è disposto ad affrontare le tematiche della flessibilità in uscita, della previdenza per giovani e donne e della previdenza complementare ma ha altresì affermato che ogni cambiamento in ambito previdenziale dovrà essere attuato mantenendo i conti in ordine e la riforma dovrà essere attuata nel solco del calcolo contributivo.

La situazione in Italia, oltre all’enorme problema della pandemia, è molto complicata dalla scelta del futuro Capo dello Stato che sta impantanando anche il percorso del Governo. Le forze politiche stanno cominciando a sentire odore di elezioni anticipate e il fatto che Draghi sia ‘candidato’ al Quirinale rischia di lasciare palazzo Chigi senza l’unica figura che, per il suo carisma, possa tenere unita una Maggioranza così eterogenea.

Con queste premesse la riforma previdenziale rischia di subire un’altra e non più tollerabile battuta d’arresto dove una nuova legge per le pensioni è attesa da oltre dieci anni.

Rubrica a cura di Mauro Marino, esperto di economia e pensioni

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