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Più dialogo per una manifattura 4.0

Al Polo Tecnologico di Pordenone, il punto sulla digitalizzazione delle nostre aziende

Più dialogo per una manifattura 4.0

"Affinché il tessuto produttivo manifatturiero della nostra regione evolva in ottica 4.0 occorre assottigliare sempre più la distanza tra livelli di dialogo che ancora faticano a comprendersi": è questa una delle considerazioni più importanti emerse nel pomeriggio al Polo Tecnologico di Pordenone nell’ambito del Fvg Manufacturing, dove è stato fatto il punto sulla digitalizzazione delle nostre aziende rispetto ai mega trend mondiali. "Da una parte – ha detto il Presidente di Cluster Comet, Sergio Barel, ci sono gli esperti che si occupano di tecnologie digitali, dall’altra gli imprenditori che spesso, molto spesso, non riescono a tradurre efficacemente, per ragioni di linguaggio, skills e mentalità, le esigenze che restituirebbero ulteriore competitività".

"Ed è per questo – aveva sottolineato poco prima il Presidente di Unindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti – che dobbiamo lavorare insieme e creare le condizioni affinché il Friuli Venezia Giulia diventi un modello per l’intero paese proprio come lo era stato ai tempi della ricostruzione post 1976, una rivoluzione politica ma anche tecnologica. Un risultato che si consegue – ha proseguito – senza perseguire ambizioni primatistiche. L’unico dovere innanzi a noi è far traghettare l’intero sistema industriale nella quarta rivoluzione, quella digitale. E se non lo faremo, saremo spacciati. Tutti insieme, ribadisco, con l’aiuto dei decisori pubblici, coi quali stiamo lavorando benissimo, evitando screzi e restando saldi sugli obiettivi prefissati, che in fondo è ciò che ci chiedono le nostre imprese. Abbiamo identificato un percorso virtuoso affinché le imprese, anche le più piccole, ci seguano, comprendendo la necessità di questo passaggio. Accanto a loro – ha concluso il Presidente di Unindustria Pordenone – ci sono grandi e più evolute aziende (i cosiddetti fari) cui è affidato il ruolo di apripista, di benchmark per l’intero sistema industriale della regione".

Urge quindi una attività di traduzione dei bisogni tra ciò che serve all’imprenditore e ciò che gli stakeholders pubblici e privati sono in grado di offrire per comprendere, andando direttamente nelle aziende e non aspettando che accada il contrario. Strategici oggi più che mai i competence centers o le industrie modello come LEF 4.0 a San Vito al Tagliamento in grado di garantire le skills necessarie. Questa necessità di "fari", pubblici e privati, è stata sottolineata anche dal Presidente del Polo, Valerio Pontarolo, soprattutto, ha detto, in questo momento di particolare confusione politica.

Questa fame di competenze, come ha detto più volte il direttore del Polo, Franco Scolari, riguarda tutte le articolazioni dell’azienda, perché se investi centinaia di migliaia di euro per acquistare un macchinario e non hai operai in grado di dialogare con la tecnologia in esso residente, il problema diventa ancor più serio. Con un mondo, come ha detto Cinzia Lacopeta di McKinsey, che evolverà inventando nuove professioni: il cinquanta per cento di quelle che saranno realtà quando un bimbo, oggi alle elementari, sarà in età lavorativa, infatti, non esiste ancora…

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