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Riprendere il confronto sulla riforma previdenziale

Il punto di Mauro Marino – Nonostante i contraccolpi, umani ed economici, dell’invasione in Ucraina, urge trovare una soluzione al nodo pensioni

Riprendere il confronto sulla riforma previdenziale

L’invasione dell’Ucraina sta sconvolgendo l’Europa, con effetti devastanti sia in termini di vite umane sia dal punto di vista economico/sociale, con costi energetici raddoppiati che hanno già portato l’inflazione a oltre il 5% e uno spread vicino ai 180 punti.

Nonostante il terribile momento che stiamo vivendo, dopo due anni di pandemia che hanno causato oltre 155.000 decessi, è necessario riprendere immediatamente il confronto Governo/Sindacati per dare ai cittadini italiani una nuova legge previdenziale a partire da gennaio 2023.

Tra le proposte sul tappeto ne aggiungo un’altra che permetterebbe a chi lo desidera di rimanere oltre l’età del pensionamento ordinario, ottenendo un bonus dell’1,5% annuo a partire dai 66 anni di età fino a un massimo di 70 anni.

Nel dettaglio, l’ipotesi è quella di
- separazione tra previdenza e assistenza;

-mantenimento del sistema misto fino alla naturale conclusione;
-abolizione dell’aspettativa di vita e delle finestre sia per la pensione anticipata sia per la pensione di vecchiaia;
- pensione anticipata per tutti, uomini e donne, a 41 anni di contributi;
- per le donne con figli, bonus di sei mesi per ogni figlio con un massimo di due;
- pensione di vecchiata anticipata a 66 anni;
- flessibilità in uscita anticipata a partire da 62 anni di età, con penalizzazione dell’1,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni;
- analogamente alla flessibilità di uscita anticipata possibilità di restare al lavoro oltre i 66 anni e fino a 70 con un incremento dell’1,5% annuo;
- rendere definitivi gli istituti di Opzione Donna e Ape Sociale;
- implementare la pensione integrativa con benefici fiscali fino al 50% di quanto versato;
- pensione di garanzia per giovani, donne e per chi svolge lavoro di cura;
- per i dipendenti pubblici erogazione del Tfr/Tfs entro sei mesi dalla cessazione del rapporto del lavoro;
- flessibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro senza penalizzazioni per casi particolari di disoccupazione, lavori usuranti, malattia e invalidità;
- coefficienti di trasformazione rivalutati in aumento.

Inoltre, per i soli pensionati che sono la categoria più fragile e che stanno subendo più di tutti gli effetti della crisi, si potrebbe introdurre l'estensione della no tax area fino a 10.000 euro, l'eliminazione delle addizionali regionali e comunali per redditi imponibili fino a 30.000 euro e dimezzamento per redditi imponibili da 30.000 a 40.000 euro nonché indicizzazione delle pensioni al 100% per effetto dell’inflazione reale.

Spero che questo contributo sia oggetto di confronto in questa difficilissima partita che si giocherà a breve tra Governo e Sindacati per varare una giusta riforma previdenziale che i cittadini italiani aspettano da molti anni.

Rubrica a cura di Mauro Marino, esperto di economia e pensioni

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