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Secab riqualifica le proprie centraline idroelettriche

Oltre dieci i milioni d'investimento previsti dalla Società cooperativa dell'Alto But

Secab riqualifica le proprie centraline idroelettriche

Secab, Società cooperativa operante nell’Alto But, ha in programma diversi investimenti per l'ammodernamento e la riqualificazione delle proprie centraline idroelettriche, necessarie alla produzione di energia rinnovabile: oltre dieci i milioni stanziato.

“Siamo sicuramente un riferimento fondamentale per il territorio, per questo abbiamo la ferma volontà di proseguire sulla strada indicata dai soci fondatori, per mantenere e migliorare i valori che ci contraddistinguono”, precisa il presidente Ennio Pittino. Grande attenzione sarà rivolta anche ai giovani: “Rappresentano il nostro futuro e noi crediamo in loro”.

La cooperativa ha creato e continua a perfezionare un modello virtuoso di produzione ed erogazione di energia elettrica. Un vero e proprio esempio di economia circolare, con numeri di tutto rispetto a testimoniarne l’efficienza: utilizzando con oculatezza le risorse idriche dell'alta Carnia, senza intaccare l’ambiente.

Secab serve 170 chilometri quadrati di territorio, coprendo complessivamente l’area appartenente ai Comuni di Paluzza, Treppo Ligosullo, Cercivento, Ravascletto e Sutrio. Sono circa 5.500 le utenze collegate e l’energia viene prodotta da sei centrali idroelettriche. La cooperativa, il cui bilancio 2020 si è concretizzato con un utile di oltre mezzo milione di euro, dà lavoro a 23 dipendenti e può contare sul sostegno di 2.700 soci.

Il risparmio permesso dal modus operandi dell’impresa carnica non si traduce soltanto in termini di benefici che riguardano l’impatto ambientale, ma anche economici: i soci che usufruiscono dell’energia di Secab, infatti, risparmiano mediamente circa il 40% rispetto ad altri gestori classici. Una percentuale notevole che rende l’idea della netta differenza che sussiste tra la cooperativa e le altre realtà che forniscono energia elettrica.

Nei decenni, l’impresa carnica è sempre riuscita a rivendicare e mantenere la propria indipendenza, sopravvivendo alla privatizzazione delle industrie elettriche degli anni Cinquanta e alla nascita dell’Enel nel 1962.

Mantenersi e rappresentare un’eccellenza del territorio non induce Secab ad adagiarsi sugli allori, al contrario. “Ad ogni chiusura di bilancio dedichiamo una parte dell’utile di esercizio ai nostri soci, sotto forma di sconto luce, rapportato ovviamente ai consumi annuali del socio stesso” spiega Pittino. “Per il futuro prevediamo di investire oltre dieci milioni di euro per la riqualificazione di diverse centraline. Inoltre, è in programma la posa di impianti fotovoltaici a: Sutrio, Cercivento, Paluzza e casa di riposo sulle coperture di edifici pubblici messe a disposizione dalle relative amministrazioni attraverso appositi bandi. Banche locali, come Prima Cassa, hanno inteso il nostro ruolo nel territorio e di questo ne siamo grati”.

“La Cooperativa rappresenta l’organizzazione ideale per l’attività dell’uomo, ove capitale e lavoro si sposano in una sintesi efficace, per cui sparisce l’egoismo di ognuno e si manifesta la solidarietà fra le persone”: con questa citazione di Antonio Barbacetto, carismatico fondatore di Secab, l’attuale presidente. Pittino ha sintetizzato lo spirito con il quale la cooperativa nacque nel lontano 25 giugno 1911 e con il quale continua a crescere e prosperare ancora oggi.

Le centrali idroelettriche sono state il nucleo originario dell’impegno industriale di Secab, e ancor oggi ne rappresentano il core business: gli impianti idroelettrici hanno una potenza installata complessiva di 10,8 megawatt e generano circa 44 mila megawattora all’anno di energia pulita. Questa produzione copre totalmente il fabbisogno annuo di energia elettrica del territorio servito, con un surplus di circa 24 mila megawattora: ciò evita la combustione di oltre 10 mila tonnellate equivalenti di petrolio, e quindi l’immissione in atmosfera di 26 mila tonnellate di anidride carbonica.

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