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"Solo chi è flessibile riesce a lavorare"

Gianpietro Benedetti, osserva con attenzione l’evolversi della fase di tensione sia nello scacchiere del Golfo Persico sia sulla sponda meridionale del Mediterraneo

 Solo chi è flessibile riesce a lavorare

Spirano nuovamente venti di guerra, ma per le aziende impegnate nel mercato mondiale questa situazione, purtroppo, è diventata la normalità. Dal quartier generale di Buttrio, il presidente del Gruppo Danieli, Gianpietro Benedetti, osserva con attenzione l’evolversi della fase di tensione sia nello scacchiere del Golfo Persico sia sulla sponda meridionale del Mediterraneo.

Come sono attualmente i rapporti economici del Friuli, e più in generale dell’Italia, con l’Iran?
“Le imprese che hanno rapporti internazionali, sia nel Medio Oriente sia con gli Usa, hanno seguito le indicazioni dell’agenzia statunitense Office of Foreign Assets Control (Ofac) che vigila sull’applicazione delle sanzioni contro l’Iran. Sanzioni, per altro, ulteriormente inasprite dallo scorso agosto, salvaguardando comunque i rapporti commerciali in corso. Quindi le aziende che hanno seguito le indicazioni Ofac, che precisano con chi è possibile intrattenere business, sono tranquille. In ogni caso al momento attuale quel mercato è praticamente chiuso”.


Danieli ha in corso commesse in Iran e come crede evolverà la situazione?
“Solo indirettamente, abbiamo fornito componenti all’Ansaldo per una centrale elettrica che sta realizzando in quel Paese. Attualmente la probabilità di una escalation è ancora al 50 per cento, che se sono portato a pensare che si andrà verso una stabilizzazione. L’Iran è ormai economicamente allo stremo a causa delle sanzioni e non credo che insisterà con l’opzione militare”.

Quando ha conosciuto quel Paese?
“Ci sono andato la prima volta nel 1975. Gli iraniani, assieme a iracheni, libanesi e siriani, sono il popolo culturalmente più evoluto del Medio Oriente. Ancora oggi i giovani hanno un’alta scolarizzazione, molto spesso con una laurea conseguita negli Usa. L’Iran, quindi, continua ad avere grosse potenzialità, anche se limitate dalla situazione politica degli ultimi anni”.

Come giudica invece la situazione in Libia?
“Là le cose sono più complicate sia in termini politici, sia conseguentemente in quelli economici. Le tensioni nascono dalla scoperta di consistenti giacimenti di gas nel tratto di mare ricompreso tra Libia, Egitto e Cipro. Un fattore che ha spinto per un intervento diretto sia della Russia, che vuole mantenere una leadership nella fornitura di gas, e della Turchia, che invece ha bisogno di fonti energetiche per il proprio sviluppo industriale”.

Per un’azienda internazionale come la vostra come è possibile oggi navigare in sicurezza nel mercato mondiale?
“Si parte dalla consapevolezza che qualsiasi tipo di piano può essere stravolto dall’oggi al domani. Nel caso italiano, poi, il sistema Paese non aiuta affatto. Quindi, bisogna costantemente lavorare sulla propria competitività in termini di tecnologia e di costi. E dotarsi di una grande adattabilità”.

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