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Stop ai sussidi pubblici per le centrali a biomasse

L’appello di 500 scienziati di tutto il mondo ribadisce la richiesta che le industrie del legno-arredo manifestano da anni

Stop ai sussidi pubblici per le centrali a biomasse

Cinquecento scienziati di tutto il mondo hanno preso carta e penna e hanno sottoscritto assieme una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, al presidente degli Stati Uniti Joe Biden e ad altri capi di Stato. Chiedono all’unisono di porre fine ai sussidi e agli incentivi previsti per le centrali a biomasse.

Il motivo? Secondo loro, la combustione di alberi per uso energetico industriale è un controsenso economico, un danno per l’ambiente e un pericolo per la biodiversità. Ed è la stessa tesi che da anni anche le industrie del legno e del mobile manifestano, come spiega Paolo Fantoni, Ad dell’omonima azienda di Osoppo leader nella produzione sostenibile di pannelli e presidente dell’European Panel Federation (EPF).

Perché siete contrari alle centrali a biomasse? “Non siamo contro gli impianti se utilizzano scarti di lavorazione non altrimenti riciclabili, ma crediamo che gli incentivi pubblici a loro destinati generino una distorsione del mercato sia in termini economici sia ambientali. Abbattere nelle foreste interi alberi e bruciarli per uso energetico su grande scala ha pesanti ricadute sull’ambiente e sul mantenimento della biodiversità. Se poi lo si fa con denaro pubblico allora la cosa è ancora più incomprensibile. Riteniamo invece utile affermare il principio dell’uso a cascata dei materiali, favorendo quelli più nobili e a maggior valore aggiunto e lasciando in ultima ipotesi la termovalorizzazione”.

Danneggia anche la vostra filiera? “Certo, questa pratica incentivata porta a una paradossale carenza di materia prima, compresa quella di pregio, impattando sull’intera industria del legno, mobile incluso. ora, dopo il ciclo di investimenti delle centrali a biomassa, inizia lo sfruttamento del legno per la produzione di biocarburanti che ci ripropone una sfida al di fuori delle regole del libero mercato”.

Che cosa chiedete ora? “Ci auguriamo che quanto evidenziato dalla comunità scientifica possa essere da stimolo per riportare l’attenzione su un argomento che merita una visione a lungo termine. L’Europa sta mettendo al centro delle sue politiche proprio la sostenibilità e non riteniamo sia coerente sostenere chi invece la mina, a differenza del nostro comparto che ha nella sostenibilità, nell’uso certificato del legname e nel suo riciclo i suoi punti di forza incontrovertibili”.

Qual è la strada da imboccare, quindi? “Stati Uniti, l'Unione Europea, il Giappone e la Corea del Sud si sono posti l’obiettivo di raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050: non ha senso passare dai combustibili fossili al bruciare alberi. Il nostro settore, da molto tempo si è indirizzato sulla strada della sostenibilità. Il legno è ormai riconosciuto come un serbatoio di Co2 e quindi dobbiamo preservare nel tempo questa proprietà evitando la combustione. Ricordo che l’Italia è il primo Paese che si è reso virtuoso nella capacità di riutilizzare il legno, con tecnologie innovative. Oggi il 97% della produzione nazionale di pannello truciolare è fatta al 100% con materiale da riciclo”.

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