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Tanto lavoro nel futuro del Fvg, ma mancano lavoratori

Il Superbonus 110% e il Recovery Plan potrebbero dare una enorme spinta al settore delle costruzioni, dopo oltre un decennio di crisi

Tanto lavoro nel futuro del Fvg, ma mancano lavoratori

Dopo un decennio di stagnazione, le costruzioni sono pronte a rialzare la testa. Infatti, l’incentivo del Superbonus 110% per la ristrutturazione delle abitazioni e, ancora di più, l’ondata di investimenti finanziati dal Recovery Plan daranno una spinta epocale al settore. Ma lungo questo percorso c’è un ostacolo paradossale: c’è e ci sarà moltissimo lavoro, ma mancano lavoratori. A denunciarlo è la presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) della provincia di Udine, aderente a Confindustria. Angela Martina guida assieme al padre Giuseppe la storica impresa di costruzioni che ha sede a Codroipo. Lei, cresciuta fin da piccola tra betoniere e impalcature, con una laurea in ingegneria chimica in tasca, è anche alla guida della ‘scuola edile’ udinese, dopo essere stata già presidente per due mandati della Cassa edile locale.

Prima di tutto: cosa ci fa una donna alla guida di un settore tipicamente maschile?
“Perché? Esistono ancora i settori tipicamente maschili? Negli ultimi tempi sempre più spesso partecipo a riunioni di cantiere in cui la componente femminile, dal direttore dei lavori al coordinatore per la sicurezza, è ben rappresentata. E ormai le donne non hanno più bisogno di comportarsi da uomini per farsi ascoltare. Finalmente possono essere ‘brave come le donne’, cioè mettere nel lavoro, oltre alla professionalità, le proprie qualità personali”.

La sua azienda familiare è nata nel 1910: quante crisi ha visto? E quella di oggi è diversa da quelle affrontate dai suoi predecessori?
“I due conflitti mondiali dello scorso secolo hanno rappresentato per l’attività edilizia anni di estrema difficoltà ma anche, nel dopoguerra, anni di riorganizzazione e di sviluppo.
Dopo la follia e la distruzione, vi è sempre la ricostruzione e così per tutte le attività edili la ricostruzione si è tradotta in una formidabile spinta propulsiva, protrattasi sino agli Anni ‘70.
Più delle guerre, però, hanno inciso le crisi economiche dei primi Anni 2000 e quella successiva che, con alterne vicende, ci accompagna sino a oggi, ove le difficoltà economico-finanziario si associano a una profonda crisi di sistema”.

Dopo molti anni di stagnazione del mercato del mattone, il settore in Friuli come si è presentato all’appuntamento con la pandemia?
“La pandemia si è abbattuta sul nostro settore nel momento in cui si stavano registrando i primi segnali di ripresa dopo un decennio di decrescita. Complessivamente, comunque, il settore delle costruzioni sta reggendo alle difficoltà. Si è dovuto certamente riorganizzare ed è riuscito a farlo in fretta. Nei mesi di marzo e aprile del 2020 la maggior parte dei cantieri è rimasta chiusa e questo ha penalizzato il risultato complessivo dell’anno. Tuttavia, poi le attività sono riprese e stanno proseguendo, con stime per il 2021 di crescita pari all’8,6% degli investimenti nelle costruzioni a livello nazionale”.

Quali aspettative avete dal Superbonus 110%?
“Il Superbonus al 110% è certamente un’opportunità interessante per proprietari di immobili, per professionisti, imprese, nonché per l’intera comunità, poiché la ristrutturazione di un patrimonio immobiliare datato ha ripercussioni positive sull’ambiente, sulla sicurezza e sul decoro delle nostre città. Il sistema messo in piedi presenta, però, due criticità pesanti: la complessità del meccanismo e la stretta tempistica prevista. È difficile trovare, tra gli interventi di ristrutturazione, due casi uguali. Questo significa una infinità di variabili, ovvero una infinità di dubbi all’interno di un meccanismo complesso. E il tempo per chiarire i dubbi sta scadendo: attualmente la tanto agognata proroga del Superbonus ha spostato il termine ultimo al 30 giugno 2022, che in alcuni casi diventa 31 dicembre 2022. Incertezze su tempi e metodi frenano soprattutto gli interventi più complessi. Tanto più che il rischio è pesante: quello di cadere da 110% a zero”.

Dopo mesi di difficile avvio, si stanno facendo concretamente i lavori di ristrutturazione? Temete che si muoveranno tutti all’ultimo momento?
“Nei confronti del Superbonus c’è grande interesse e aspettativa, tuttavia queste incertezze stanno rallentando la partenza dei lavori legati al Superbonus. L’interesse è sicuramente altissimo e le imprese stanno ricevendo quotidianamente tantissime richieste di preventivi. Però, c’è una paura generalizzata anche tra gli addetti ai lavori più preparati, perché basta un errore nella formulazione delle pratiche che si rischia di perdere l’incentivo. Così i primi a essere partiti sono i lavori più piccoli, anche un semplice cappotto o la sostituzione di una caldaia, mentre per i più complessi e strutturati c’è il rischio che non possano essere conclusi in tempo”.

Il modello di incentivo a ‘bonus’ rimane sempre valido o servirebbero altre formule?
“Il problema non è cambiare strumento o adottare nuove formule, bensì cambiare il contesto nel quale si opera, che deve diventare strutturalmente efficiente. La cosa più importante di cui ha bisogno il nostro settore è la certezza: nei tempi, nelle procedure, nei finanziamenti. E non c’è solo la questione del Superbonus. Ricordo, infatti, che metà delle nostre imprese non costruisce case, ma infrastrutture, quindi è molto legata agli appalti pubblici e anche in questo caso il valore della certezza è vitale”.

Quali aspettative, appunto, avete dal Recovery Plan?
“Le aspettative dall’attuazione del Recovery Plan sono molte, a partire dalla modernizzazione delle infrastrutture. Per la realizzazione dei grandi progetti inclusi nel Recovery Plan necessitano piani ben definiti e anche grandi organizzazioni imprenditoriali che poi dovranno attuare quegli ambiziosi progetti.
In tale prospettiva, la stragrande maggioranza delle nostre realtà imprenditoriali saranno tagliate fuori. Per questi motivi la nostra associazione, l’Ance, sta cercando di rilanciare l’istituto del Consorzio Stabile proponendo alcune modifiche nell’impianto normativo per consentire anche alle piccole e medie imprese di aggregarsi in forma consolidata per affrontare meglio un mercato in evoluzione”.

Quali sono i rischi di avere per un paio di anni tantissimo lavoro e poi magari, di nuovo, nulla?
“Fondamentali sono una struttura solida e una adeguata programmazione aziendale, che consentano di non lasciare mai spazi liberi tra una commessa e l’altra, organizzando i fattori della produzione in maniera continuativa per garantire il miglior lavoro a tutte le maestranze impiegate, senza sprechi di risorse e senza inutili sospensioni”.

Anche se le vostre imprese fossero pronte per il Recovery Plan, lo è altrettanto la burocrazia?
“Oggi assistiamo a cantieri bloccati e progetti rallentati a causa di un castello di norme e di burocrazia. Senza una riforma dell’attuale sistema risulta difficile pensare che tutti i progetti individuati dal Recovery Plan potranno essere portati a termine”.

Tanto lavoro, ma senza lavoratori: cosa significa?
“Mi riferisco alla mancanza di tecnici e operai in edilizia sarà la questione da affrontare nel prossimo futuro. L’età media delle maestranze in edilizia è elevata, i giovani non si avvicinano al settore. Eppure è un mestiere che dà grandi soddisfazioni ed è anche una realtà che si sta modernizzando, nella quale si stanno introducendo nuove tecniche e nuovi mezzi”.

Lei presiede anche la Scuola edile: come si convince un giovane a lavorare in cantiere?
“Il Centro Edile per la Formazione e la Sicurezza (Cefs), anche nei corsi di prima formazione quelli cioè rivolti ai ragazzi che hanno finito la terza media, ha introdotto l’insegnamento e la preparazione sulle nuove tecniche in edilizia. Acquisto recente è un simulatore per imparare a utilizzare le macchine operatrici in edilizia. Si tratta quasi di un console per videogiochi che ha lo scopo di insegnare come si guida un escavatore o una pala meccanica”.

I lavoratori che rimarranno senza posto con la fine del blocco dei licenziamenti, possono guardare al vostro settore? Per esempio, un giornalista potrebbe venire a fare l’imbianchino?
“Innegabilmente molte attività attraversano una fase di ‘riorganizzazione’ e in tal senso è anche inevitabile prevedere una opportuna riqualificazione professionale. Ciò non toglie che un giornalista fuoriuscito dal sistema possa anche svolgere un lavoro da imbianchino. Nel caso fosse di suo interesse la invito a iscriversi a uno dei corsi organizzati dal Cefs!”

1 Commenti
Sevi

Tanto lavoro... Aspetta che indovino... Per 20enni, che hanno almeno 10 anni di esperienza nelle stessa posizione, che non hanno bisogno di nessun tipo di training, che siano maschi, e se sono femmine che non facciano figli per i prossimi 30 anni, che accettino di lavorare 24/7 e 7/7, che non pretendono di essere pagati adeguatamente e certamente non ogni mese... Ah, gli 'imprenditori' italiani!

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