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Un tavolo per le 'invisibili' della ristorazione scolastica

Continua il pressing di Cgil, Cisl e Uil. Qualche centinaio le addette occupate in Friuli Venezia Giulia, senza cassa integrazione

Un tavolo per le \u0027invisibili\u0027 della ristorazione scolastica

C’è preoccupazione e sconforto tra le lavoratrici degli appalti di ristorazione collettiva legati alla refezione scolastica, settore “invisibile” che occupa qualche centinaio di addette in regione con contratti part time che difficilmente superiore alle 25 ore settimanali e prevalentemente a tempo indeterminato sospeso nel periodo di chiusura estiva degli istituti scolastici, personale che si occupa della refezione nelle scuole o della preparazione dei pasti nei centri cottura distribuiti in tutto il territorio regionale.

"Un settore - denunciano i sindacati Cgil, Cisl e Uil - dove Cassa Integrazione Ordinaria o Straordinaria non esistono, un settore che già soffre per l’anomalia di tre mesi di sospensione di contratto senza alcun sostegno al reddito, diversamente ad esempio da quanto succede per i lavoratori stagionali, pur trovandosi in una situazione di disoccupazione involontaria. Un settore dove la sospensione estiva crea penalizzazione ai fini del diritto alla pensione in violazione di sentenze della Corte Europea".

"La preoccupazione nasce dalla ormai certezza della chiusura anticipata dell’anno scolastico e dalle incertezze della ripresa a settembre che per quel segmento di lavoratrici e lavoratori si traduce in scarsi sei mesi di retribuzione, tre di cassa integrazione e tre senza reddito alcuno", prosegue la nota sindacale. "Come le scuole riapriranno a settembre è l’altro pezzo di preoccupazione, le distanze sociali in una mensa frequentata da bambini sarà complessa, o meglio impossibile, da gestire, quali ammortizzatori sociali potrebbero essere messi in campo per mantenere vivi i rapporti di lavoro ad oggi non è dato a sapere, ci muoveremo nelle sedi opportune per sollecitare interventi straordinari per una situazione straordinaria".

"Lo sconforto è figlio della scarsa attenzione che il settore suscita nell’opinione pubblica, massima e dovuta attenzione a come riapriranno in sicurezza per tutti le scuole a settembre ma nessuna parola sulle lavoratrici dei servizi di refezione che potrebbero non riprendere il lavoro nel silenzio di tutti".

"Succede purtroppo in tutti i settori, lavoratrici e lavoratori dei servizi, dipendenti delle imprese che offrono servizi importanti a supporto delle attività primarie che godono di scarsa attenzione, lo abbiamo visto anche in questi ultimi mesi quando, per esempio, al personale occupato nelle imprese di pulizie negli ospedali il ringraziamento mediatico arrivava a fatica, quasi il lavoro in condizione di rischio fosse dovuto ma la considerazione per l’importante impegno fosse un optional di scarsa importanza", si lege ancora nella nota unitaria.

"Redditi bassi, per qualcuna unico reddito famigliare, che già soffre della mancanza di ammortizzatori nel periodo estivo durante il quale in alcuni casi si prolunga in parte il lavoro per i centri estivi, quest’anno ancora in forte dubbio, non ci sono ferie retribuite perché maturate e utilizzate in corso d’anno per le chiusure delle scuole, che quest’anno subiranno ulteriori tagli a seguito del Covid19, non saranno sufficienti le ulteriori settimane di cassa in deroga per dare un reale sostegno alle lavoratrici, non saranno neanche sufficienti le disponibilità che l’ente bilaterale di settore già mette in campo".

"Per una parte delle lavoratrici non ci sono nemmeno le anticipazioni delle competenze perché alcune grandi aziende del settore, società diffuse su livello multiregionale, non si sono rese disponibili all’anticipo e lascia il personale in attesa dei pagamenti delle sedi provinciali dell’Inps".

"Unitariamente porteremo le istanze di questo settore all’attenzione di tutti i livelli politici, quello Centrale attraverso le Segreteria Nazionali ma anche quello periferico della Regione ovvero quello che in modo più diretto potrebbe dare riscontri immediati a lavoratrici che più che in altri settori dovranno fare i conti con il presente e il prossimo futuro del post pandemia", concludono i sindacati.

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