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Così l’inverno non fa paura

Con la brutta stagione, i più piccoli sono spesso soggetti a varie infezioni respiratorie. I consigli del pediatra per prevenire e curare tosse e raffreddore

Così l’inverno non fa paura

Con l’arrivo del freddo, inizia come ogni anno la stagione delle infezioni respiratorie, con periodi più o meno lunghi di febbre, tosse e raffreddore spesso difficili da controllare, specie nei più piccoli. Abbiamo chiesto, quindi, consiglio alla dottor Agostino Nocerino della Clinica Pediatrica Aoud di Udine e alla pediatra di famiglia Daniela Lizzi. “Questi disturbi sono in realtà causati da germi diversi (oltre 200 virus!), che provocano malattie simili ma non uguali tra loro. Può succedere che medici diversi non definiscano allo stesso modo una determinata infezione respiratoria (che può essere chiamata virosi, virosi respiratoria, influenza, sindrome influenzale, faringite, rinite, laringite, tracheite, bronchite e così via), anche se la diagnosi in realtà resta la stessa. Tutto ciò può creare una sensazione errata di incertezza che, aggiunta all’assenza di farmaci veramente efficaci, può ingiustamente deteriorare la fiducia dei genitori nel pediatra. I germi responsabili delle infezioni non si possono riconoscere sulla base della semplice visita. Solo in alcuni casi si fanno colture da aspirati o tamponi nasali. Si tratta, però, di metodiche molto complesse, i cui risultati non servono per la cura, tranne rare eccezioni, e perciò non sono di aiuto nella quasi totalità dei casi”, continuano i pediatri.
I bimbi sono più esposti
Come ci si ammala? “Sempre da una persona affetta che, però, può avere pochissimi sintomi e, quindi, non essere riconoscibile. I germi si trasmettono attraverso le goccioline di saliva o il muco nasale, oppure con le mani se non ben lavate. Per questo motivo negli ospedali e in collettività si usano prodotti specifici per il lavaggio delle mani”.
“I bambini - proseguono Nocerino e Lizzi - frequentano luoghi dove sono in contatto molto ravvicinato con i loro coetanei e, quindi, sono più esposti alle infezioni. In più il loro sistema immunitario, anche se perfettamente funzionante, deve ancora ‘capire’ contro cosa deve difendersi. Detto questo, è vero che alcuni bambini si ammalano molto più spesso di altri, ma questo non dipende quasi mai da difese immunitarie carenti. In genere, il bambino con difetti delle difese ha infezioni più gravi del normale, non più frequenti. Le infezioni respiratorie nei bimbi di età inferiore a 1-2 anni possono coinvolgere la parte finale dei bronchi (i bronchioli), provocando un quadro definito bronchiolite, caratterizzato da difficoltà respiratoria e da rifiuto di assumere cibo e liquidi”.
Terapia non antibiotica
“Molti di questi casi possono essere gestiti a casa, ma alcuni devono essere ricoverati per ricevere ossigeno e liquidi per via venosa. Purtroppo anche in questo caso i farmaci alleviano solo in parte il decorso. I lattanti molto piccoli, di età inferiore a due mesi, sono più a rischio perché hanno più facilmente difficoltà respiratorie e possono presentare apnee”. Gli antibiotici servono? “I virus - continuano i medici - hanno una struttura tale da non farli rispondere alla terapia antibiotica che, quindi, contro di loro è del tutto inutile. Gli antibiotici servono contro un gruppo completamente diverso di germi, i batteri, che provocano otiti, polmoniti e sinusiti. Perciò, gli antibiotici si usano solo se il pediatra sospetta una di queste condizioni”. Quali sintomi vanno tenuti sotto controllo? “Febbre e tosse sono fastidiose (anche tanto), ma non rappresentano un pericolo. La cosa da valutare è la presenza di difficoltà respiratoria (respiro rapido, affannoso, fischiante), che può indicare necessità di ossigeno, anche senza febbre, o il rifiuto prolungato di assumere liquidi”.

Quando serve il medico
Purtroppo, i farmaci per la tosse quasi sempre non danno significativi miglioramenti. Per fortuna, però, la tosse non è pericolosa (resta un meccanismo di difesa) e, di solito, guarisce da sola. Se il bimbo non è troppo piccolo e non fa fatica a respirare, si può attendere senza alcun pericolo, non dando farmaci. L’uso dei farmaci per la tosse sotto i due anni non è raccomandato. Consultare il medico se c’è il dubbio che il bambino respiri male (respiro rapido, affannoso, fischiante, difficoltà di alimentarsi, abbattuto): sempre per i più piccoli, subito se sotto i due mesi.
Cosa fare per la tosse?
“In linea generale, non c’è alcuna dimostrazione scientifica che gli antitosse, i muco regolatori e i mucolitici servano”, spiega Mario Canciani, responsabile Servizio di allergo-pneumologia pediatrica Aoud di Udine. “Più utili i lavaggi nasali con soluzione ipersalina (più concentrata della fisiologica) e l’eliminazione delle cause allergiche/inquinanti (aprire le finestre, evitare di fumare in presenza di bimbi). Se con queste misure non si ottengono risultati e si fosse in presenza di secrezione nasale giallastra o verdastra, il pediatra può valutare l’opportunità di eseguire la terapia antibiotica. Esistono, poi, due casi particolari: la sindrome da ipersensibilità dei recettori della tosse (Sirt), tipica in età prescolare, presente in 5 casi su mille. E’ dovuta a una costituzionale ipersensibilità dei recettori della tosse. E’ caratterizzata da tosse stizzosa e squassante che, di norma, inizia all’addormentamento. La diagnosi può essere fatta con il test alla capsaicina (estratta dal peperoncino), attualmente eseguito in Italia solo a Udine. La tosse equivalente asmatica, invece, è una tosse cronica secca causata da iperattività delle vie aeree, che si risolve con farmaci antiasmatici”.

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