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Giornata della Terra 2021, Bassa Friulana e qualità dell’aria

Gli inquinanti storici come il monossido di carbonio, il biossido di zolfo e il benzene non rappresentano più un problema, mentre le polveri sottili tendono ad essere maggiori rispetto a quelle delle zone pianeggianti contermini

Giornata della Terra 2021, Bassa Friulana e qualità dell’aria

La Bassa Friulana è un’area con delle peculiarità specifiche anche per quanto riguarda la qualità dell’aria. In questa zona, infatti, gli inquinanti storici come il monossido di carbonio, il biossido di zolfo e il benzene non rappresentano più un problema, mentre le polveri sottili tendono ad essere maggiori rispetto a quelle delle zone pianeggianti contermini e con caratteristiche più simili a quanto si riscontra nella pianura Pordenonese. Questo, in sintesi, è quanto emerge dalla relazione predisposta da Arpa FVG dall’analisi di sei anni di dati (2015-2020) raccolti dalle cinque stazioni di monitoraggio poste tra Torviscosa, Bagnaria Arsa, San Giorgio di Nogaro e Carlino di proprietà di EDISON Spa e SISECAM ma gestire dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia.

L’analisi, illustrata nell’ambito delle manifestazioni organizzate per la Giornata della Terra a partire dalle ore 09:00 del 22 aprile dal programma GLOBE, ha mostrato come, anche in questa zona della nostra regione, gli inquinanti storici come il monossido di carbonio, il biossido di zolfo e il benzene non rappresentino più un problema e stiano diventando sempre più difficili da misurare a causa della loro bassa concentrazione in atmosfera.


Per le polveri, invece, questa porzione di territorio rivela le sue peculiarità, in quanto sia le concentrazioni che il numero di superamenti giornalieri tendono ad essere maggiori a quelli riscontrati nell’Isontino e nella media e alta pianura friulana portando, in alcuni anni particolarmente sfortunati dal punto di vista meteorologico, allo sforamento del limite annuo sui superamenti giornalieri. Dal punto di vista della polverosità atmosferica, quindi, la Bassa si comporta come una via di mezzo tra la media e l’alta pianura Friulana e la pianura Pordenonese. Nella bassa Friulana, in particolare, si osserva una maggior concentrazione della frazione più fina delle polveri atmosferiche (il PM2.5), seppure siano sempre rispettati i limiti di legge anche tenendo conto delle soglie più restrittive entrate in vigore nel 2020.

Probabilmente non esiste una sola ragione per questo tipo di comportamento. Sicuramente la vicinanza al mare e la propensione ad avere lo “strato atmosferico rimescolato” (quello più vicino al terreno) più basso delle altre zone della nostra regione favorisce sia l’accumulo di polveri che la loro formazione in atmosfera (materiale particolato secondario) a seguito di complesse reazioni chimiche a carico degli ossidi di azoto, zolfo e dell’ammoniaca in presenza di freddo e alta umidità. Anche la diffusa presenza di attività agricole e di allevamenti, con le connesse emissioni di ammoniaca, può favorire la formazione del particolato secondario.

Il lockdown, tristemente sperimentato nella primavera 2020, ha consentito di confermare quanto già anticipato dai modelli numerici, ovvero che gli ossidi di azoto misurati al suolo, sempre risultati ampiamente al di sotto dei limiti di legge, sono principalmente ascrivibili al traffico su gomma anche nella Bassa Friulana e lontano dai principali tratti stradali. Per quanto riguarda l’ozono, invece, questo inquinante nella Bassa mostra un comportamento tutto sommato simile a quello osservato nel resto della pianura e sempre dipendenti dalla grande variabilità legata agli anni più o meno soleggiati nel periodo estivo.

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