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Il Centro commerciale diventa a basso impatto

A pochi chilometri dal confine, alle porte di Villach, un complesso all'avanguardia dimostra che si può ridurre sostanzialmente i consumi di energia e di suolo

Il Centro commerciale diventa a basso impatto

Quando si progettano centri commerciali, difficilmente si bada al loro impatto ambientale. Anzi nel caso delle grandi strutture sorte come funghi a partire dagli Anni ’90, proprio la carenza o addirittura l’assenza di sostenibilità è stata oggetto di apre critiche e non soltanto da parte degli ambientalisti, ma pure degli urbanisti e dei paesaggisti.
Basta però fare un salto oltre confine per trovare una struttura capace di dimostrare che un centro commerciale può limitare la sua impronta ecologica, che si può realizzare un complesso capace di consumare poco suolo ed energia. Parliamo del centro commerciale Atrio, che sorge alle porte di Villach in Austria ed è il più importante della Carinzia con i suoi 40mila metri quadrati di superficie.
Arrivati in prossimità del complesso si coglie al volo la sostanziale differenza rispetto alle realtà alle quali siamo abituati: il centro commerciale non è circondato da un parcheggio sconfinato che equivale a una superficie impermeabilizzata con tutti i problemi che ciò comporta in termini di consumo del suolo: i parcheggi che ci sono e sono davvero molti, sono ospitati sotto la struttura e sul tetto. Il vero segreto di questo edificio che si è meritato vari premi a livello internazionale tra i quali l''Energy Globe Award' e il 'Trigos Award per l'ecologia' è il modo con il quale è stato progettato l’intero complesso, dalla scelta dei materiali, per la maggior parte eco compatibili, agli impianti dei quali è dotato, tecnologicamente avanzati nel senso di ridurre al massimo il consumo energetico e di garantire condizioni di salubrità degli spazi interni.

Chi direbbe mai che l’aria fatta circolare all’interno dell’enorme edificio, oltre ad essere tarata a seconda delle varie zone per garantire temperature costanti, vanta livelli di purezza degni di una vetta alpina grazie a un sistema di filtraggio capace di trattenere anche le particelle di pulviscolo più fini? E chi penserebbe mai che per scaldare o raffreddare un complesso di 40mila metri quadrati si utilizza la geotermia sfruttando la fonte termale che alimenta anche le vicine terme? Atrio ha investito 100 milioni di euro per realizzare il complesso che sfrutta i 652 pali che sostengono le fondamenta della struttura, attraverso i quali il calore viene raccolto dal terreno. Due sale dotate di pompe di calore (a dire il vero, durante la visita ad una di esse sembrava di trovarsi in una sala operatoria tanto era curata e pulita) provvedono a moltiplicare il calore raccolto dal sottosuolo con il quale si riesce a scaldare tutta la struttura, mentre d’estate si attua il processo inverso sfruttando le temperature più basse nel sottosuolo per raffrescare.
"Grazie al ricorso alla geotermia - conferma Richard Oswald, direttore generale di Atrio - sono stati sostanzialmente ridotti i costi di gestione e si fa a meno dei combustibili fossili. A conti fatti, si stima di una riduzione annua di 500 tonnellate di anidride carbonica rispetto a un’analoga struttura tradizionale con un risparmio che corrisponde a tre milioni di chilometri percorsi da autovetture nell'arco di un anno".
Il progetto è stato fatto bene in termini di riduzione dell’impronta ambientale e la filosofia seguita dalla direzione del centro commerciale austriaco appare perfettamente aderente a tale impostazione. Capita così, di entrare dall’ingresso principale per scorgere nell’ampio spazio chiamato piazza (in fondo lo è perché è diventato un luogo di ritrovo vero e proprio)  un gruppo di persone intente a riparare oggetti di varia natura in nome del riuso e della riduzione dei rifiuti. Sui banchi si vede di tutto: vestiti, giocattoli, piccoli elettrodomestici, apparecchi elettronici di vario tipo, portati dai clienti ch, nel frattempo, vanno fare la spesa. Si tratta dell’iniziativa di Repair Cafè, associazione ormai attiva su scala europea che proprio a Villach ha una delle realtà più attive in Austria. L’associazione conta sul lavoro di circa 80 volontari, di età compresa tra i 17 anni di uno studente e gli 80 di un ingegnere elettronico che, ogni primo lunedì del mese, dalle 9 alle 18,  a turno mettono a disposizione il loro sapere riparando a titolo gratuito gli oggetti loro consegnati. “In media – ci ha spiegato Renate Schlatter, portavoce di Repair Cafè - riusciamo a riparare 1.450 prodotti all’anno sottraendoli alle discariche, risparmiando così oltre 34 tonnellate di anidride carbonica”.  
Un buon esempio da seguire, tanto per essere chiari: se proprio dobbiamo insistere a costruire centri commerciali, almeno tentiamo di imitare i vicini austriaci.

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