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L’anno orribile per il miele

Apicoltura - Il 2019 sarà ricordato come il peggiore a memoria d’uomo. Eppure era partito sotto i migliori auspici

L’anno orribile per il miele

Il 2019 è stato un anno che ha dimostrato il vero significato del cambiamento climatico, alternando condizioni metereologiche straordinarie, caratterizzate da una primavera fredda e un’estate calda e siccitosa. L’impatto che la stagione ha avuto sull’allevamento apistico è stato devastante in quanto, sommato ai già ben noti problemi del settore, ha fatto registrare l’anno peggiore a memoria d’uomo per quanto riguarda produzioni e difficoltà di gestione delle colonie d’api.

Le colonie sono uscite dall’inverno con un discreto numero di individui e le regine hanno prontamente iniziato l’ovideposizione che ha portato ad avere alveari ben popolati come non si vedeva da più di una decina di anni. Le aspettative erano grandi ma sono state prontamente deluse: le produzioni primaverili di pianura e collina, tarassaco e acacia, sono state praticamente azzerate o talmente basse da non rendere economicamente conveniente la raccolta di quei mieli (1-2 chilogrammi per alveare nei casi migliori). Questa scelta è stata anche operata dagli apicoltori anche per evitare la morte per fame delle colonie.

Le fioriture estive di millefiori non sono state migliori, solo per brevissimi periodi si è assistito all’importazione sui melari di nettare che per buona parte è stato consumato dalle colonie stesse. Uniche fioriture che hanno dato soddisfazione sono state quelle del castagno nella zona pedemontana, che ha fatto registrare produzioni medie e di ottima qualità (castagno in purezza), e le fioriture di millefiori di montagna anch’esse nella media. Le produzioni totali medie si sono aggirate sui 5-7 chilogrammi per gli apicoltori stanziali e 9-11 per i nomadi.

Alimentazione di soccorso
In tutte le zone della regione gli apicoltori hanno dovuto operare durante l’intera stagione alimentazioni di soccorso, tra una piccola importazione e l’altra, per scongiurare il tracollo delle colonie; solo questa tecnica ha permesso a oggi di contenere la perdita del patrimonio apistico.
Anche le temperature elevate di questo strano autunno hanno continuato a recare problemi agli apicoltori. Le colonie, infatti, hanno un’inusuale attività di bottinatura che, in mancanza di fioriture nel periodo, le porta a saccheggiare e uccidere le famiglie più deboli. La speranza di tutti è che si ritorni al più presto all’interno dei canoni stagionali e che i freddi invernali sappiano dare discontinuità con quanto successo negli ultimi anni.

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