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Parte la stagione irrigua del Cellina Meduna, tra timori e speranze

Al Consorzio si lavora per le manutenzioni prima dell'avvio delle bagnature. Colussi: "Deficit idrico grave, ma c'è ancora tempo per migliorare"

Parte la stagione irrigua del Cellina Meduna, tra timori e speranze

Archiviata l’eccezionale stagione 2022, il consorzio di bonifica Cellina Meduna guarda con estrema cautela alla prossima primavera, ma invita a non lasciarsi andare a facili allarmismi. “La situazione non è certamente delle migliori, ma tutto potrebbe ancora cambiare", ha spiegato al proposito il presidente Valter Colussi, raggiunto da una serie di pessime previsioni meteo a lungo termine.

"Al momento la portata dei due fiumi principali è aumentata rispetto alle punte critiche d'inizio autunno, quando siamo stati costretti a proseguire con le bagnature fuori stagione e i bacini della Val Tramontina risultavano in secca. Oggi viaggiamo attorno agli 8 metri cubi al secondo, quando nel momento peggiore della crisi potevano disporne di meno della metà sul Meduna. Chiaramente è piovuto meno del necessario anche a novembre e dicembre, la neve scarseggia e le falde restano basse”.

“La speranza è che il quadro si sblocchi a breve", conclude Colussi. "L’Arpa certifica che il 2022 si è chiuso con punte di piovosità del 50 per cento inferiore alla media sulla Destra Tagliamento. Nel frattempo ci stiamo preparando per la così detta 'asciutta' di febbraio, necessaria alla pulizia di canali e impianti prima della partenza delle irrigazioni. Attorno a metà aprile potremo invece cominciare con l’invaso di riserva estiva, compreso il bacino di Ravedis”.

Nel quartier generale di Pordenone resta, comunque, il timore di dover affrontare una nuova emergenza siccità, con corsi d’acqua arsi dal sole, colture abbandonate per mancanza di scorte in montagna e temperature elevatissime anche a settembre. L’Osservatorio sulle Risorse idriche dell’associazione nazionale dei consorzi di bonifica, di cui fa parte anche l’ente guidato da Colussi, ha parlato apertamente dell’impossibilità di un pieno recupero con gli attuali apporti pluviali. Lo ha annunciato il presidente di Anbi, Francesco Vincenzi, ospite del Cm lo scorso maggio nel pieno della crisi.

Vincenzi ha evidenziato l’urgenza di interventi strutturali per trattenere la pioggia e utilizzarla al momento del bisogno. “Il bilancio idrologico dopo mesi di gravissimo deficit è ormai compromesso e l’attuale portata delle precipitazioni non può risolvere la carenza senza opere esterne, come laghetti di contenimento e aree di espansione”, ha detto il presidente nazionale.

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