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Settembre e ottobre, l'estate infinita

Temperature alte e scarse precipitazioni nel periodo che dovrebbe essere il più piovoso dell'anno

Settembre e ottobre, l\u0027estate infinita

E' ormai da un anno, salvo brevi interruzioni, che l'Europa e, quindi, anche la nostra regione, è sotto una figura persistente di alta pressione di matrice subtropicale, portando giornate miti e poche piogge in quasi tutto il continente, da nord a sud, da est a ovest.

Questi ultimi due mesi, settembre, ma in particolare ottobre, non hanno fatto eccezione, continuando sulla falsa riga dell'estate con temperature molto miti e piogge scarse. Bisogna, però, ricordare un fattore importante, da più di due anni, dall'autunno 2020, le acque del Pacifico meridionale si stanno raffreddando, questo fenomeno è chiamato Nina, l'effetto contrario, il riscaldamento delle acque del Pacifico centrale, è chiamato Nino.

Ma cosa comporta la Nina a livello europeo? Prima di rispondere a questa domanda tengo a specificare che la durata della Nina solitamente non supera i due anni, mentre questa volta potrebbe calare d'intensità solo nella primavera del 2023, quindi la durata arriverebbe a quasi tre anni, e questo successe solo nel 1950. Molti ricercatori sono concordi sul fatto che la Nina c'è sempre stata, è facile avere un'alternanza tra il raffreddamento e il riscaldamento delle acque pacifiche, ma i cambiamenti climatici potrebbero - usare il condizionale è buona norma in campo meteo - prolungare l'effetto di queste figure, è come se avessimo un film con due protagonisti principali, la Nina e il cambiamento climatico.

Ma quindi, cosa comporta la Nina normalmente, e in particolare in una situazione della durata di tre anni? Tale figura, lo stiamo osservando da mesi, apporta nella nostra regione e in gran parte d'Europa temperature miti e una forte diminuzione delle precipitazioni, non a caso abbiamo avuto un'estate africana, con temperature molto al di sopra della media e con precipitazioni molto al di sotto. Il fatto che gli effetti del Global Warming possano prolungare questa situazione, rende non certo l'approvvigionamento di acqua, tramite piogge e nevicate, in buona parte d'Europa, influenzando così l'uso di questa importante risorsa in vari campi, energetico, agricolo, industriale, casalingo ma soprattutto per la natura. L'anticiclone africano sta diventando una figura sempre più presente e persistente nell'Europa centro meridionale apportando seri danni.

Dopo questa breve descrizione sugli effetti di questa figura - servirebbero pagine e pagine per spiegarlo a livello scientifico - possiamo osservare tramite i numeri come sono andati i mesi di settembre e ottobre con riferimento la città di Udine.

Dal punto di vista termico, settembre ha avuto due facce, i primi 20 giorni, molto caldi con giornate soleggiate e secche, tranne l'8 e 9 settembre con rispettivamente 30 e 37 mm, ma con temperature massime comprese tra 27 e i 30 gradi tra il 2 e l'11 settembre, mentre l'ultima decade è stata più variabile, fresca e con frequenti precipitazioni. Il mese ha chiuso con 280 mm senza un'anomalia termica positiva, chiudendo in media termica, pari a 18,5°C, che si riferisce al trentennio 1991/2021.

Il secondo mese autunnale, ottobre, dovrebbe essere tra i mesi più piovosi dell'anno, con una media di 175 mm, mentre invece la pioggia caduta è di soli 42,7 mm. Dal punto di vista termico, è stato un mese molto caldo, nella media di riferimento trentennale, 1991-2021, la media è di 13,8°V, Udine ha chiuso con una media di 16,7°V, ben 2,9°C sopra media, si son toccati ben 25°C sia il giorno 27 che il giorno 28.

Da questi dati si evince che il mese di settembre è stato il più piovoso dell'anno, ma per ora il computo dei millimetri annui si chiude in deficit, visto che per Udine la media per i primi dieci mesi dovrebbe essere di 1.094 mm, su un totale di 1.476 mm annui, mentre per ora siamo arrivati a soli 722 mm.

So molto bene che la maggior parte delle persone apprezza le temperature oltre la media, e la poca pioggia, ma perché vede la situazione in modo superficiale, oppure perché non è informata su quello che potrebbe accadere.

Le persone non conoscono bene gli effetti a breve, media e lunga scadenza di un autunno e un inverno caldo e con poche precipitazioni, pensa che il tutto potrebbe rientrare nel giro di qualche giorno, però all'inizio di questo articolo ho scritto che questa pericolosissima situazione sta andando avanti da quasi tre anni, e allora? Allora bisogna cominciare a preoccuparsene seriamente e ad agire nell'immediato con una visione a medio e lungo termine per limitare gli effetti dell'emissione di Co2, conseguenza dalle attività umane. Prendere decisioni serie, credibili che siano anche impopolari, ma che vadano verso un obbiettivo comune in tutto il mondo, bloccare l'emissione in atmosfera di Co2.

Può stonare nella situazione in cui ci troviamo, ma bisogna sperare in un inverno quantomeno in media termica oltre ad avere precipitazioni nevose e piovose in abbondanza perché un'ulteriore inverno secco, non sarebbe sopportabile sotto molti aspetti.

Una piccola considerazione: secondo me in Italia si parla ancora troppo poco dei problemi legati al cambiamento climatico. Chi si occupa di ricerca e gli scienziati stessi, dovrebbero intervenire di più, certo deve essere data loro l'opportunità, ma perseverare nell'informazione alla popolazione. Il pianeta ha bisogno di pianificazioni a breve, media e lunga scadenza, non si può intervenire su un problema enorme come i cambiamenti climatici, pensando solo al breve termine.

*esploratore fotografico da sempre appassionato di meteorologia e climatologia

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