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Fvg e Slovenia frontaliera per Slow Wine 2022

Tutti i numeri della regione nella 12esima edizione della guida ai vini di Slow Food Editore

Fvg e Slovenia frontaliera per Slow Wine 2022

144 cantine recensite, 19 Chiocciole, tra cui la new entry Klabjan, 42 Top Wine e 44 video realizzati in vigna e cantina dai collaboratori e accessibili direttamente dalla guida tramite QRCode. Sono questi alcuni dei tratti salienti che l’edizione 2022 di Slow Wine delinea rispetto al Friuli Venezia Giulia e alla Slovenia frontaliera.

La guida alle migliori cantine italiane secondo Slow Food, giunta alla dodicesima edizione, sarà disponibile in tutte le librerie dal 13 ottobre e online sullo store di Slow Food Editore e vede il ritorno di due delle principali caratteristiche, sospese a causa della pandemia nel 2020.

Innanzitutto, la visita dei collaboratori alle cantine. Unica nel panorama delle guide al vino, infatti, Slow Wine non si limita a degustazioni ma, grazie alla capillarità degli oltre 200 collaboratori presenti in tutta l’Italia, visita i filari e le cantine delle aziende recensite. A questo si aggiunga il ritorno del riconoscimento più identificativo della guida: le Chiocciole, ovvero il simbolo assegnato a una cantina per il modo in cui interpreta i valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con la filosofia di Slow Food.

Inoltre, il ritorno in vigna e cantina ha permesso ai collaboratori di realizzare 485 video brevi (della lunghezza di 5/10 minuti), veri e propri prodotti digitali scaricabili grazie ai QR Code pubblicati sulla guida stessa che permettono al lettore di visitare virtualmente le aziende.

Il mondo del vino del Friuli Venezia Giulia patisce un deficit di identità: se da un lato il marchio Collio viene ancora associato, sebbene con sempre maggiore fatica, a quell’immagine di vino bianco di grande qualità che si è costruito nel tempo, stentano fortemente a imporsi le altre denominazioni regionali, a cominciare da quella dei Colli Orientali del Friuli.

Ampliando lo sguardo al resto della produzione regionale – intendendo con questo anche i territori vitivinicoli oltre il confine sloveno, che ormai da sei anni a questa parte consideriamo come un tutt’uno con il resto del Friuli Venezia Giulia – segnaliamo in modo lapidario quanto segue: molto bene il Carso, sia italiano, sia sloveno, sempre più affiancato nel suo ristretto spazio di grande eccellenza dai vini della Slovenska Istra; altrettanto bene la Vipavska Dolina, zona dall’enorme potenziale ancora inespresso, dove negli ultimi tempi si stanno concentrando le mire di molti nuovi investitori stranieri. La Brda stenta ancora un po’ a imporsi, ma volontà e impegno dei vignaioli sono molto forti.

Infine, in tutto il territorio regionale sono sempre più marginali i vini rossi: offrono qualcosa di veramente buono solo i due comprensori storicamente più vocati della regione, quello di Buttrio e quello di Prepotto.

Scopri su Slowfood.it/slowine tutti i dettagli di tipologie, annate e zone di produzione e tutti i riconoscimenti che Slow Wine ha assegnato alle aziende friulane e slovene.

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