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Peste suina: controlli dei Nas nei negozi etnici friulani

I Carabinieri hanno trovato irregolarità in tutti i punti vendita sotto la lente. 200 chili di carne sequestrati, ma non c'è traccia del virus

Peste suina: controlli dei Nas nei negozi etnici friulani

Sotto massima sorveglianza la carne di maiale veduta nei negozi etnici del Friuli Venezia Giulia, in particolare nei piccoli market che fanno capo a cittadini romeni, ucraini e ungheresi. L’obiettivo è quello di prevenire, con tolleranza zero, l’importazione irregolare di carne suina proprio da Ucraina, Ungheria e Romania. In questa zona dell’Europa dell'Est, infatti, alcuni mesi fa è scoppiata la peste suina.

La patologia, che interessa anche la carne di cinghiale, non è trasmissibile dall’animale all’uomo ma prevede, qualora venga individuata, l’abbattimento di tutti i capi nel raggio di 200 chilometri. Un problema, quindi, di natura soprattutto economica. Da qui la decisione dei Carabinieri del Nas di Udine di controllare a tappeto tutti i negozi etnici presenti in regione. Il Fvg, infatti, nel caso scoppi un focolaio, avrebbe un ritorno devastante, per il gran numero di allevamenti di maiali e la lavorazione delle loro cosce per la produzione del prosciutto di San Daniele.

Gli uomini del capitano Fabio Gentilini stanno lavorando da settimane per scongiurare questa ipotesi, insieme alle aziende sanitarie. Finora sono stati controllati dieci market etnici in tutte e quattro le province; oltre 200 in tutto i chili di carne, perlopiù di maiale, che sono sequestrati e distrutti perché non tracciati. Tutti i punti vendita, di fatto, avevano carne di cui non si conosceva in alcun modo l’origine. Nessuna traccia, in ogni caso, di carne contaminata da peste suina. Tutti i negozianti sono stati sanzionati con 2.000 euro di multa ciascuno.

A LIVELLO NAZIONALE. Alla luce della preoccupante progressione della Peste Suina Africana (PSA), il Ministero della salute a fine settembre ha incontrato le Associazioni di categoria della filiera suinicola, stabilendo le linee di intervento che prevedono una campagna informativa, un piano di incremento della sorveglianza attiva e passiva sui cinghiali selvatici, il rafforzamento della biosicurezza nelle aziende suine, controlli rafforzati sulle carni e sui suini vivi provenienti dalle aree a rischio e piani preventivi di diradamento dei cinghiali selvatici.

La malattia, letale per suini e cinghiali, ma del tutto innocua per la salute umana, ha fatto registrare, infatti, nei giorni scorsi un allarmante salto verso occidente con tre focolai confermati nei cinghiali selvatici nel sud del Belgio.

Per il virus della PSA non esiste vaccino. Gli esperti del Centro di Referenza Nazionale per le malattie da Pestivirus e da Asfivirus hanno tracciato un quadro epidemiologico della malattia, dalla sua scoperta in Angola nel 1921 e sua successiva diffusione attraverso il Caucaso, per arrivare a oggi con l’infezione diffusa dall’Est Europa all’Estremo Oriente.

E' stata formulata l’ipotesi che la malattia sia giunta in Belgio dalle aree infette dell’Est Europa veicolata da un mezzo di trasporto che ha diffuso come un vettore passivo il virus ai cinghiali. Di qui la necessità di campagne informative mirate - accolte con favore dai rappresentati delle Associazioni di categoria presenti all’incontro, tutti pronti a collaborare per l’obiettivo comune - che mettano in guardia soprattutto trasportatori, allevatori, agricoltori e cacciatori, ma anche semplici consumatori, da comportamenti a rischio di veicolare il contagio. A ciò si aggiungano il necessario rafforzamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti e i piani di contenimento dei selvatici, che possono essere efficaci solo in via preventiva.

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