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Ribolla gialla, il momento della riscossa

Il lancio di un portale digitale unico per questo vino autoctono è segno che i tempi per una strategia comune tra produttori friulani (di collina e di pianura) è possibile

Ribolla gialla, il momento della riscossa

La presentazione della piattaforma digitale ribollagialla.org rappresenta un traguardo significativo nel percorso di valorizzazione, tutela e promozione di un vino che racconta il meglio del nostro territorio e testimonia la creatività delle nostre capacità produttive.
Però non è il traguardo finale, ma solo un importante traguardo di tappa in una corsa che conta di annoverare sempre più partecipanti, convinti ed entusiasti di poter arrivare alla meta finale che è quello di portare, tutti uniti, la Ribolla gialla del Friuli-Venezia Giulia ai livelli qualitativi mondiali che merita.
Creare un’unica piattaforma digitale, comunque, non sarebbe stato possibile se in questi ultimi due anni non si fossero mobilitate varie realtà  locali, come alcuni media, l’Assessorato all’Agricoltura con il nostro assessore Stefano Zanier, tantissimi produttori di collina e pianura, opinionisti, associazioni di categoria, Consorzi di Tutela, enologi-enotecnici, tutti convinti, determinati e lungimiranti che hanno iniziato un vero e proprio movimento di sensibilizzazione e una vera e propria campagna di convincimento.

Quella che inizialmente era partita come una idea di una sparuta minoranza, è diventata gradualmente un acceso dibattito, quindi una crociata e, infine un vero e proprio progetto attorno a un tavolo di lavoro cercando di costruire un Disciplinare che ci dia identità, esclusività, immagine e onore.
Dall’alto di questo ‘Universo Friuli’ ho avuto la fortuna e l’insegnamento da parte di molti miei e vostri amici: da Mario Scioppetto al conte Dugla Attems, da Vittorio Puiatti ai Felluga, da Volpe Pasini a Jermann, da Piero Pittaro a molti altri pionieri della nostra vitivinicoltura.
Ai primi incontri eravamo piuttosto pochi, poi con il passare del tempo il gruppo si è allargato e si è fatto sempre più consistente, qualificato e convinto.
Pur non avendo io radici friulane, lavorare insieme a enologi, enotecnici, con ricercatori delle università locali e produttori di varie zone del Friuli-Venezia Giulia nel progetto Ribolla gialla, è stata per me una sfida stimolante.
Mi sento ora più friulano che mai, grazie a queste terre delle Grave, di Ponca e del Carso; mi sento molto gratificato dal fatto che la nostra iniziativa ha fatto vincere il territorio, ha dato origine a una collaborazione fattiva tra zone che in passato erano rimaste ferme su posizioni di isolazionismo. Siamo riusciti a unire per un comune obiettivo realtà produttive diverse creando una nuova consapevolezza che assieme si possono ottenere grandi risultati.
Il fatto poi che a questa iniziativa guardino anche enti turistici, culturali e istituzioni bancarie la dice lunga sulla potenzialità del progetto Ribolla gialla.
Constatare che la valorizzazione, la tutela e la promozione di questo piccolo, ricco e singolare gioiello chiamato Ribolla gialla, sono diventati finalità condivise da varie realtà imprenditoriali, mi convince che siamo tutti d’accordo nel voler tenerci stretto questo patrimonio.

Il caso californiano
Voglio ora citare il nome di George Vare. È un piccolo produttore californiano, amante del Friuli e amico di Josko Gravner, che nel 1999 portò con se a Napa le prime barbatelle e gemme di Ribolla gialla, le impiantò le innesto nella sua piccola vigna l’anno successivo. Oggi, dopo solo vent’anni, in California vi sono oltre 30 aziende che producono e commercializzano Ribolla gialla. È certo che non sono al nostro livello qualitativo, classico esempio di poter confermare che: la vite è espressione del proprio territorio.
A Napa, ogni anno ci sono numerosi incontri tecnici e varie degustazioni di Ribolla e c’è, soprattutto, il Ribolla Festival, dove si ritrovano piccoli e medi produttori a confrontare le proprie annate.
C’è addirittura una Ribolla gialla University, dove si apprendono tecniche di vinificazione e si fa sperimentazione.  George Vare, scomparso cinque anni fa, è ricordato oggi come il ‘padre’ della Ribolla gialla californiana. I giornalisti riportano che Mr Vare durante il festival, usava concludere il suo discorso inaugurale dicendo: “Andiamo e facciamo conoscere la Ribolla gialla”.
Io vorrei lanciare lo stesso invito, soprattutto a quelli che ancora non sono pienamente convinti della potenzialità d’immagine di questo prodotto.
Dobbiamo dimostrare grande attenzione nei confronti di chi apprezza il mondo del vino, con una corretta comunicazione e con la qualità dei nostri prodotti.
Se pensiamo oggi ai 408 vini Dop (Docg e Doc) e ai 118 vini a Indicazione geografica protetta (Igt), riconosciuti nel nostro Paese, il Friuli -Venezia Giulia è leader con i propri vini bianchi, per questo motivo dobbiamo tutelarci: sì con un occhio al mondo globale, ma difendendo e rivalutando il nostro territorio, come lo era alle origini degli Anni ’80. Oggi l’Italia è prima in Europa in quantità ma non in valore. Noi, quindi, abbiamo i mezzi per ritornare a essere primi in valore rivalutando e garantendo la qualità.


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