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Vendemmia, annuale o meccanica? Il 2021 anno della svolta

L’innovazione tecnologica in viticoltura c’è sempre stata. A memoria d’uomo, basti citare le sperimentazioni negli Anni ’70 quando era un po’ come andare sulla Luna

Vendemmia, annuale o meccanica? Il 2021 anno della svolta

Anche in agricoltura, come in tutti i settori produttivi sia artigianali sia industriali, la tecnologia, con crescente supporto informatico, sta conoscendo un cambiamento epocale. Per esperienza personale maturata nel 1975 insieme al grande fitopatologo Pierluigi Carniel, allora direttore del Servizio fitosanitario regionale, quelle prime prove di trattamenti ‘a basso volume’ con atomizzatori da terra, ma anche con mezzi aerei, se allora sembravano avveniristiche, oggi rientrerebbero nella normalità. Dedicare anche i droni alla moderna agricoltura rientra fra questi. Fu in particolare una campagna sperimentale con irrorazioni a mezzo elicottero che ci impegnò nel Collio (sveglia alle 4 e assenza di Bora) per una primavera-estate, con risultati tutti da rivisitare col senno di poi. Fare un trattamento a un paio di metri sopra il filare terrazzato (magari con qualche cipresso, ciliegio o palo con spaventapasseri inframezzati) richiedeva grande abilità nel pilota e le foglie il benefico antioidico-antiperonosporico spesso lo vedevano col binocolo. Va detto che il comprensibile fastidio di chi voleva stare a letto ancora alcune ore era in parte paragonabile a quella dei turisti che oggi, in un hotel stellato, amano poco il suono delle campane che per generazioni di contadini sostituivano il Rolex.

Basti pensare che anche chi abita nei pressi di torri di ventilazione antigelo mal sopporta il rumore delle pale di notte, mentre chi osserva da tecnico i risultati positivi di tale pratica, per noi avveniristico ma in California normale, non può che compiacersi con i coraggiosi vignaioli che, anche in Friuli-Venezia Giulia, a proprie spese stanno facendo salti di qualità… che poi noi ritroviamo nella bottiglia.
La mia prima esperienza in materia di vendemmia meccanica risale al 1974 in quel di Beano-Codroipo e, per quegli anni, era un po’ come andare sulla luna. Poiché le sistemazioni allora erano di norma ‘Metodo Casarsa’ o ‘Friuli’, con pali di cemento e in assenza quindi d’elasticità, la frantumazione degli stessi ma anche la raccolta sgradita di foglie non ventilate e quindi presenti nel futuro pigiato, non contribuivano a convincere i più sulla bontà della macchina. Altra esperienza del 1975 alla Fiera internazionale di Montpellier, in Francia, già consentì di valutare significativi aggiornamenti strutturali, poi proseguiti negli anni e oggi rasentanti la perfezione. Per vari motivi, che vedremo di sintetizzare, pare scontato che oggi la pianura possa godere di interventi meccanici non mutuabili in collina, ovviamente in vigneti allevati ad hoc con supporti metallici elastici e terreno inerbito. Anche la possibilità di soccorrere con l’irrigazione non è cosa da poco, poiché con anche il cambiamento climatico (quest’anno da giugno a ottobre in pieno sole) è un problema da considerare.

DELICATEZZA E PRECISIONE - Le riserve avanzate sulla qualità dei vini prodotti con le uve raccolte meccanicamente si stanno sempre più di radando, anche grazie a un’evoluzione tecnologica che consente oggi di effettuare operazioni di raccolta meccanica estremamente delicate e precise, con la possibilità di cernite accurate eliminando foglie e impurità direttamente nel vigneto. La riduzione dell’intervallo di tempo tra vendemmia e vinificazione (massimo 2-3 ore) e l’uso di idonei vettori sono accorgimenti che garantiscono un risultato enologico all’altezza delle aspettative. Chi è passato alla vendemmia meccanica per carenza di manodopera, magari ricorrendo al contoterzismo o associandosi con le aziende vicine per una gestione condivisa della macchina operatrice, difficilmente torna indietro. La velocità di esecuzione assicura un maggior grado di flessibilità, la tempestività consente di dribblare eventuali perturbazioni.

EFFETTI DEL COVID - La pandemia 2020-21 e il distanziamento sociale arrivano così a compiere la rivoluzione che non era riuscita nemmeno con l’evoluzione delle tecnologie, ovvero quella della meccanizzazione totale del vigneto dalla potatura invernale alla vendemmia. Un approfondimento della materia ci viene da una ricerca colta in riviste specializzate (come “Vigne & Vini”, n. 7/2020) secondo cui: “se la prima consente infatti di dimezzare i tempi di lavoro (40-50 ore/ha contro 70-120 ore/ha in funzione del sistema di allevamento e densità d’impianto), la seconda li riduce di 100 volte (2-3 ore/ha contro 100-200 ore/ha per la vendemmia in funzione del vitigno). Rimangono da superare i pregiudizi sulla presunta maggiore qualità della raccolta manuale. A spazzarli via ci penserà l’evoluzione della digitalizzazione. Nell’era in cui domina l’informatica, le uve e i vini di qualità saranno infatti solo quelli che potranno garantire la tracciabilità dei dati relativi a geolocalizzazione, esecuzione di buone pratiche di sostenibilità in vigneto, indici analitici di qualità. Dati che difficilmente potranno essere raccolti e gestiti a mano. Saranno dunque le vendemmiatrici meccaniche di nuova generazione a farlo automaticamente”. Sembra proprio l’occasione giusta per fare di necessità virtù. Viene al pettine il nodo dei pregiudizi nei confronti della vendemmia meccanica in favore di quella manuale, ritenuta migliore ‘a prescindere’. Le generalizzazioni non sono possibili vista l’elevata eterogeneità del vigneto in Friuli-Venezia Giulia (Colline, Carso, Grave e Riviera). Un po’ di pragmatismo è però d’obbligo.

I VINI DI PREGIO - “La moderna raccolta meccanica assicura contenimento degli oneri per l’intervento, tempismo e celerità di esecuzione, abbattimento del peso della burocrazia dei rapporti di lavoro. Il successo della combinazione ‘vendemmia meccanica, vini di pregio’ – prosegue la testata specializzata - è confermata da numerosi esempi eccellenti. La riduzione dei costi è in media del 40-50% per i vigneti con vitigni a grappolo grosso e dell’80% in quelli a grappolo piccolo. Considerando i 700mila ettari del vigneto Italia, se tutti fossero meccanizzabili si passerebbe da 84 milioni di ore di lavoro manuale (considerando tempi di lavoro medi di 120 ore/ha) ad appena 2,8 milioni di ore macchina (con tempi di lavoro medi pari a 4 ore/ha), con un risparmio pari al 96 per cento”. Se pensiamo ai circa 28mila ettari del Vigneto Friuli (per oltre due terzi in pianura) non guasta riflettere su tali novità, ovviamente da adattarsi alla nostra situazione.

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