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Finché ci sono i volontari c’è speranza

Migliaia di persone sono al lavoro da marzo nelle file della Protezione civile per aiutare le loro comunità, dall’emergenza Covid-19 ai danni del maltempo

Finché ci sono i volontari c’è speranza

Sarà difficile dimenticare le vetture della Protezione civile impegnate a diffondere il messaggio che invitava tutti a restare a casa per evitare che la pandemia si diffondesse incontrollata. Fino ad allora i friulani erano stati abituati a vedere i volontari della Protezione civile regionale in azione per terremoti, alluvioni, frane, incendi e altre calamità naturali. Dall’11 marzo e per molte settimane, i volontari li abbiamo visti in azione nel portare la spesa o i medicinali a chi non si poteva muovere di casa e poi nel consegnare le migliaia di mascherine che ci hanno permesso di uscire nel rispetto delle misure di sicurezza, nel montare le tende per il triage al di fuori degli ospedali o nel dare supporto in mille altre faccende che hanno reso la quarantena meno pesante per migliaia di persone.
E’ stata in assoluto la prima esperienza con una pandemia, resa se possibile più impegnativa dalla circostanza che in quei giorni si sapeva ben poco di come si diffondesse il virus e soprattutto di quale fosse la cura migliore per chi era rimasto infettato.

Ciò nonostante, dal Centro operativo di Palmanova dove ha sede anche il Corem (Comitato Regionale Emergenza) attivato con le diverse funzioni e fino alla più piccola delle squadre comunali con in mezzo ovviamente i sindaci, tutto il complesso meccanismo che guida e coordina gli interventi sul territorio si è messo rapidamente in azione dimostrando, ancora una volta, quanto sia strategico avere a disposizione un sistema avanzato in grado di affrontare situazioni straordinarie. Sono stati sei mesi impegnativi, sempre in prima linea anche quando si è trattato di intervenire a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto in Croazia, dove è stata inviata una colonna di uomini e mezzi, di spedire materiali e attrezzature alle popolazioni alluvionate dell’Ucraina o materiale sanitario in Afghanistan, dove stanno lavorando gli alpini della Julia. E dato che viviamo in una regione ad elevato rischio idrogeologico, non è mancata neppure l’ennesima ondata di maltempo che ha causato danni e allagamenti in tanti Comuni.
E come accade ormai da oltre trent’anni, ancora una volta i volontari della Protezione civile regionale sono entrati rapidamente in azione.

Nuove leve, prima le mascherine, poi la divisa
Samantha Picco, diciotto anni compiuti da pochi mesi, studentessa alle scuole superiori, è probabilmente tra le persone più giovani a vestire attualmente la divisa di volontaria della Protezione civile regionale e fa parte delle nuove leve che si sono avvicinate proprio a seguito dei problemi causati dalla diffusione del virus. Samantha ha cominciato a dare una mano al padre Pierluigi, anche lui volontario della squadra di Majano, e poi ha deciso che era giunto il momento di entrare a far parte a pieno titolo dell’esercito pacifico di volontari che, nella nostra regione, sono pronti a intervenire in caso di necessità per aiutare la popolazione.

“Ho cominciato a dare una mano durante l’emergenza Covid-19” ci ha spiegato Samantha che ha anche prestato la sua voce per uno spot radiofonico nel quale si invitano i giovani a fare la loro parte come volontari. “C’era bisogno - ha continuato - di gente che aiutasse nella distribuzione delle mascherine e ho deciso così di seguire il babbo. Quando ha saputo che volevo entrare a far parte della Protezione civile è stato molto contento. Il fatto di dare una mano a chi ne ha bisogno, di essere d’aiuto alla comunità mi fa sentire bene e sono convinta che in futuro proseguirò quest’esperienza. Anzi, spero davvero che tanti altri giovani compiano lo stesso passo perché è un’esperienza molto importante e formativa. Anche il semplice fatto di incontrare le persone e ricevere il loro plauso, quando vedono un giovane in azione, mi sprona a proseguire su questa strada”.

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