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Il Friuli in edicola, 13 maggio 2016

Il Friuli in edicola, 13 maggio 2016

Col cancro si deve giocare d’anticipo - Il tumore della mammella colpisce una donna su otto, con possibilità di guarigione nell’85% dei casi. La situazione si complica per le pazienti più giovani: la diagnosi precoce diventa un prezioso alleato
Non capita a tutti, ma a chi capita cambia la vita. L’esperienza della scoperta di un tumore è sempre un momento doloroso. In particolare se si è colpiti in giovane età, come può accadere a ragazze che devono fare conti con un cancro al seno.
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“Un male di famiglia, ma ne sono uscita” - Il racconto di una friulana che ha scoperto di essere malata: “Ho lottato contro un nemico che aveva già colpito i miei cari. Non è stato semplice, ma grazie alla professionalità dello staff medico ce l’ho fatta”.
Premetto che, quasi per scongiurarne la comparsa, ho sempre pensato che prima o  poi mi sarei trovata faccia a faccia con il tumore al seno. Provengo, infatti, da una famiglia in cui molte donne hanno dovuto combattere contro questo nemico.  Un conto, però, è pensare che il futuro ti metta davanti questo ostacolo, un altro è trovarselo davanti già a 40 anni, dopo la prima mammografia fatta a cuor leggero solo per “cominciare i percorsi di screening consigliati alle donne dai 40 anni in poi”. Tra l’altro, proprio a causa della mia familiarità, dopo i vent’anni mi ero già sottoposta a scrupolose ecografie al seno (per le mammo il mio seno era troppo ‘giovane’ e le stesse non erano efficaci).
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Lavoro di squadra, con un’infermiera dedicata - Per diagnosticare e curare il tumore mammario, al Cro è presente un’equipe multidisciplinare. Che comprede una figura innovativa, diventata un riferimento nazionale
Un aspetto rilevante presente al Cro è la ricerca di nuove terapie e modalità di intervento. Non solo diagnosi, cura e riabilitazione, ma anche volontà nell’osservare e approfondire la patologia con l’obiettivo di trovare nuove strategie per prevenirla o, eventualmente, diagnosticarla precocemente.
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Presi in trappola nella giungla della Siae - La direttiva Ue del 2014 sui diritti d’autore ha sancito la fine del monopolio centenario della Società italiana autori ed editori. Ma per chi organizza eventi, anche senza fine di lucro, gli oneri economici e burocratici non hanno fine
Il 10 aprile è terminato il più lungo e longevo monopolio della storia d’Italia. Stiamo parlando della Siae che dal 1882 - 132 anni fa - ha gestito ‘in solitaria’ i diritti degli artisti del Belpaese. A sancirlo è stata l’entrata in vigore (l’Italia ha avuto 2 anni di tempo per recepirla, ma non è successo) della direttiva europea del 2014 che impone l’apertura a nuovi operatori per la gestione collettiva dei diritti d’autore. Il primo musicista a uscire dalla Siae è stato il rapper Fedez, che si è affidato alla startup italiana con sede a Londra, Soundreef. I motivi dell’addio? Soundreef garantirebbe più trasparenza nella rendicontazione e maggiore velocità nei pagamenti.
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“I grandi si arricchiscono alle spalle dei più poveri” - Visto dagli artisti - Andrea Del Favero, organizzatore di Folkest, il più longevo festival musicale in regione, spiega cosa finisce nelle tasche di chi suona
Il diritto d’autore? E’ sacrosanto e va tutelato. Ma… c’è un ma, anzi più di uno, e a sostenerlo sono gli stessi addetti ai lavori. Compresi quelli che si trovano su entrambi i lati della barricata, come Andrea Del Favero, che da 38 anni organizza ‘Folkest’ – il festival musicale più longevo in regione – e di conseguenza ha ormai una certa dimestichezza con i cosiddetti borderò, l’elenco dei brani eseguiti, propri e altrui. Da decenni è però anche attivo come musicista e compositore, in particolare con la band-simbolo del folk revival in regione, La Sedon Salvadie, che ha in repertorio sia brani propri che quelli della tradizione.
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La scommessa referendaria - Ecco gli scenari che si potrebbero aprire dopo il voto di ottobre. Intanto, nei partiti la confusione regna sovrana
Il governo sta passando una fase di debolezza e anche gli arresti in casa Pd non aiutano. Ma il premier–segretario, Matteo Renzi, ha tenuto alta la sfida. Consapevole che si gioca molto, molto ha messo sul piatto. Più che un referendum, a ottobre si rischia di votare una scommessa: Matteo si o  Matteo no. Due i possibili scenari: la riforma passa e il governo veleggia a gonfie vele fino al 2018, oppure la riforma è bocciata, Renzi si dimette e si apre la strada alle elezioni anticipate o a un nuovo presidente del Consiglio incaricato dal capo dello Stato.
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Udine: orti urbani alla conquista del Castello - Il Comune sta pensando di crearne di nuovi sul colle cittadino e in via dello Sport. In partenza i nuovi bandi
Esperienza riuscita e riscontri assai positivi. Non solo si va avanti, dunque, ma si studiano nuove formule per ampliare la proposta. È il risultato che consegnano gli orti urbani di Udine alla città dopo un quinquennio di piena attività. E così entro l’estate l’amministrazione comunale emetterà un nuovo bando, perché a novembre giungono a scadenza le prime 20 assegnazioni sui 75 appezzamenti disponibili e bisognerà provvedere alle nuove attribuzioni.
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Qui la ricostruzione  deve ancora partire - Valli del Natisone - Il terremoto del 1976 ha inferto un colpo durissimo alle zone abitate dalla minoranza slovena, che si sono progressivamente spopolate. Ma il presente offre segnali positivi
In queste settimane, in occasione delle celebrazioni per i 40 anni del terremoto del 1976, si è spesso parlato delle rinascita del Friuli. Una ricostruzione (fisica e morale) che, però, ha completamente dimenticato alcune parti della nostra regione. Pensiamo alle zone montane e ai territori della minoranza slovena, a partire dalle Valli del Natisone. Proprio queste terre, ancora prima del sisma, hanno registrato un progressivo spopolamento, complice la quasi totale assenza di realtà economiche e produttive in loco.
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La modernità dispersa  - ‘La fine del nuovo’ è una mostra lunga un anno, divisa in 14 capitoli in altrettanti siti
Ottanta artisti, 400 opere, una visita lunga un anno in una mostra d’arte visiva talmente estesa da non poter essere contenuta con un unico sguardo. Si intitola ‘La fine del nuovo’ la grande mostra d’arte contemporanea divisa in 14 capitoli, corrispondenti ad altrettanti palazzi e siti in regione e in Slovenia e Croazia: un progetto condiviso all’interno del network ‘Anticiclone’, costituito da decine di soggetti pubblici e privati, coordinati da Neo, associazione culturale di Udine.

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