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Il Friuli in edicola, 15 aprile 2016

Io ce l’ho fatta - Storie di imprenditori che la crisi ha gettato a terra, ma che hanno saputo rialzarsi. I consigli dello psicologo per superare il trauma

Il Friuli in edicola, 15 aprile 2016

Imprenditori (ri)nati:  in piedi dopo lo sgambetto - Mancati pagamenti, pressione fiscale folle, licenziamenti in serie: in molti sono finiti al tappeto per colpe non proprie. Ma non hanno voluto mollare
Nelle pieghe della crisi economica si nascondo molte storie. Ci sono gli sconfitti, quelli che hanno alzato bandiera bianca di fronte all’uragano economico (Pordenone è stata perfino in cima alla classifica dei fallimenti in Italia); ci sono, poi, quelli che hanno superato la tempesta, con idee innovative, aumentando il fatturato rispetto a prima del 2008.
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Sul lastrico a causa d’altri: “Denunciamo per non morire” - L’imprenditrice, a un passo dal baratro a causa di un fallimento pilotato di terzi, ha raccontato la sua storia in un libro e gira l’Italia per sensibilizzare gli altri imprenditori truffati a rompere il muro di omertà
“Recentemente percorrendo la ‘ferrata’ da Madrisio a Udine, mi sono accorta che c’era qualcosa di diverso, ma non capivo cosa. Alla fine ho realizzato che avevano tagliato i pioppi. Ecco, per le imprese che riempiono un territorio accade la stessa cosa. Ti accorgi che esistono quando non ci sono più”.
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Un vero lutto da elaborare - Perdere il lavoro può avere le conseguenze di una vera sindrome post traumatica
Perdere il lavoro equivale a veder morire una persona cara. Non è un’esagerazione. Può essere il caso di un imprenditore che si vede chiudere l’azienda di famiglia, alla quale teneva come a un figlio.
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“Per rimettermi in forma torno in politica” - Il malore che l’ha colpito lo scorso dicembre non ha fermato il ‘ciclone’ Vittorio Sgarbi, che vuole rientrare in prima linea nella politica italiana, ricominciando da una lista civica che porta il suo nome
I suoi sfoghi e le liti, mai morigerati, meglio se davanti alla platea televisiva, lo hanno reso da molti anni un protagonista della vita pubblica italiana. Vittorio Sgarbi, però, non è soltanto il ‘polemista’ che abbiamo iniziato a conoscere sul palco del ‘Maurizio Costanzo Show’. Colto conoscitore d’arte, mette nella divulgazione del sapere, sia attraverso il piccolo schermo che dai palchi di conferenze e teatri, molta della sua passione. Il resto lo dedica alla politica, che lo coinvolge e che lo vede spesso in prima fila in battaglie che riguardano la salvaguardia dei beni artistici della nostra penisola. Atteso a Gorizia per il suo spettacolo dedicato a Caravaggio (vedi box), lo abbiamo intervistato partendo da uno degli episodi più spiacevoli della sua vita.
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Mi prendo un anno sabbatico - Per terminare gli studi o per motivi di formazione si può chiedere di restare a casa fino a 11 mesi, anche se senza paga e contributi. Ecco come chiedere il congedo
All’estero, specie nei Paesi anglosassoni, prendersi una pausa dal lavoro non è così infrequente. Non parliamo delle semplici ferie, ma del ‘career break’ o del ‘gap year’, un periodo più lungo che in italiano si traduce normalmente con ‘anno sabbatico’. Pure in Italia per i dipendenti c’è la possibilità di ‘staccare’ dal lavoro anche per molti mesi. Tuttavia, non si deve pensare che questo sia una sorta di vacanza prolungata, per vari motivi.
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Così muore l’Euroregione - Muro anti-profughi, Hypo Bank verso la liquidazione, shopping delle aziende friulane, cabinovia Pramollo-Nassfeld: ecco perché sta naufragando il progetto di collaborazione
Ora manca solo la Slovenia. Dopo le baruffe col Veneto, infatti, arriva il momento del muro contro muro con l’Austria. E di vero e proprio ‘muro’ si potrebbe trattare, se i nostri vicini decideranno di replicare a Coccau e Monte Croce la barriera che stanno sistemando al Brennero. La vicenda che riguarda il passaggio dei profughi attraverso il confine tra i due Paesi va avanti da almeno due anni, e in questo periodo - vista la direzione dei flussi - la barriera forse sarebbe servita di più all’Italia che all’Austria.
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Il luna park in piazza? Un cattivo affare - Le tasse versate dai giostrai non coprono le perdite della Ssm: ‘buco’ da 7mila euro all’anno. Nel 2016 il rosso sale a quota 17mila
“Dove sono i finiti i parcometri? In questo posto posso parcheggiare o rischio la multa? Ma perché mi devono far perdere così tanto tempo solo per lasciare l’automobile?” Sono le domande, con annesse imprecazioni, che si sentono fare in questi giorni dagli automobilisti in piazza I maggio. A scuotere i loro nervi - come ogni primavera nell’ultimo decennio - sono le giostre che per quasi un mese (dal 21 marzo al 18 aprile) hanno ‘colonizzato’ il centro di Giardin grande. O, meglio, il problema riguarda la situazione che si è creata con il loro insediamanto. Da una parte, infatti, i baracconi hanno occupato almeno la metà degli stalli blu. Dall’altra, c’è la disposizione della segnaletica che indica quali posti non sono utilizzabili, sia per consentire il passaggio in strada del traffico, sia per lasciare uno spazio di sicurezza  - almeno così dovrebbero fare - tra giostre e automobili.
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