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Il Friuli in edicola, venerdì 15 maggio 2020

Il Friuli in edicola, venerdì 15 maggio 2020

Il virus uccide le botteghe - Non sta andando proprio ‘tutto bene’... Moltissimi commercianti, professionisti e artigiani sono arrivati a un bivio: “Riapro o chiudo per sempre?”

La chiusura dopo la tempesta Covid-19 - STREMATI ALLA META. Molte piccole aziende hanno già deciso di gettare la spugna o stanno per farlo, ma a fine anno potrebbe essere un massacro
Molte aziende chiuderanno o potrebbero farlo nei prossimi mesi, stritolate dal crollo degli incassi e dall’aumento dei costi necessari per far fronte alle misure di prevenzione contro il Coronavirus. Molti artigiani e commercianti stano riflettendo seriamente se valga la pena di continuare: per qualcuno, dopo tanti anni di lavoro, la decisione di lasciar perdere è ormai presa, non senza il profondo rammarico di essersi trovato privo di riparo in mezzo a una bufera dove stanno tuttora imperversando oltre al virus, l’impreparazione e l’incapacità dei livelli più alti di affrontare l’emergenza.
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“Da noi a mancare sono i controlli” - LA TESTIMONIANZA. Allan Tarlao, ristoratore gradese, lavora anche in Austria. Oltre confine, pur con regole simili, sono molto attivi con tamponi e test sierologici

Allan Tarlao gestisce assieme al fratello Attias il ristorante Androna a Grado, ma conosce molto bene anche la realtà austriaca dove opera nel periodo invernale nella località turistica di Kitzbuehel e ci offre la possibilità di mettere a confronto le misure anti Covid adottate nei due Paesi.
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Friulani ligi anche nella Fase 2 - POCHI ASSEMBRAMENTI. Salvo pochi casi isolati, l'avvio non ha creato problemi in regione e la gente sta attenta
Come si sono comportati i friulani con l’avvio della Fase 2? Viste le premesse registrate a Milano, dove lungo i navigli a partire dal 4 maggio si erano riversati migliaia di cittadini, molti dei quali chiaramente incuranti delle misure di distanziamento sociale, non era il caso di essere troppo ottimisti. Dopo oltre due mesi di isolamento forzato siamo tutti stanchi e abbiamo un disperato bisogno di ritrovare piccoli segnali di normalità, sia anche una semplice camminata in centro.
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Il virus visto dal ‘Paradiso’, o quasi - ALBERTO ZEPPIERI è un discografico udinese che da qualche anno vive a Capo Verde, dove ci sono molti italiani: alcuni ‘dimenticati’, ma non come sostenuto da Barbara D’Urso in uno ‘scoop’ Tv
Il Covid-19 fa paura un po’ dappertutto. Anche se ti trovi in un piccolo angolo di paradiso, una sorta di (auto)esilio dorato apparentemente lontano dagli epicentri della pandemia. Parzialmente disturbato dalle misteriose traiettorie degli aerei e dagli ‘scoop’ della Tv italiana, il discografico e produttore udinese Alberto Zeppieri si trova a Capo Verde da ben prima dell’emergenza, visto che assieme alla moglie Cinzia Pravisani ha deciso da qualche anno di trasferire la residenza per esigenze terapeutiche, ma anche professionali, sull’Isola di Sal. In queste settimane, le sue foto al tramonto davanti all’oceano, regolarmente pubblicate sui social, hanno fatto da contraltare a una situazione che, secondo le cronache, era poco meno che drammatica…
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Ci salviamo da soli... con l’Europa - PROGETTI E RIFORME MANCATE. L’Italia soffrirà più di altri Paesi, ma la nostra Regione può fare molto prendendo decisioni in autonomia. L’appello di tre giovani studenti
L’esempio recentissimo dell’Alto Adige deve indurre a riflettere. Possibilmente dimenticando per qualche minuto la politica e gli interessi di partito. Il territorio del Friuli-Venezia Giulia è molto ‘europeo’, con un’industria in grado di svolgere ruolo internazionali, un corridoio (Baltico-Adriatico) oggi ‘sonnolento’ e dimenticato, ma in realtà formidabile se solo fosse valorizzato e una capacità nell’agroalimentare invidiabile ovunque. Ma il mondo è cambiato: già prima, in verità, per la situazione sui mercati internazionali ben precedente al Covid-19, e oggi a causa dell’epidemia. L’Italia soffrirà più di tutti gli altri Paesi a causa dei problemi irrisolti (il debito altissimo, un’economia gravata da rendite di posizione, la mancanza di riforme). Essenziale si rivela quindi che il Friuli Venezia Giulia si rimbocchi le maniche.
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‘Avventura’ sulle Dolomiti friulane - MONTAGNA. Tre trentenni abituati a girare il mondo si sono fermati in Carnia e hanno preso in gestione il rifugio Giaf. Ecco come sarà secondo i loro piani l’ospitalità in alta quota
Migliaia di chilometri nelle scarpe e negli zaini di ognuno, per fame di conoscenza e anche di avventura, per poi fermarsi in Carnia, in alta Val Tagliamento, alle pendici dei Monfalconi di Forni. È questa la storia originale (ma per questa generazione neppure così tanto) di tre trentenni che da quest’anno hanno preso in gestione in rifugio Giaf. Pronti ad aprire non appena le normative anti-Covid lo permetteranno, si spera il 1° giugno.
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La stagione delle rassegne si è ormai spostata - VICINO/LONTANO offre una ricca anteprima online dopo aver dirottato all’autunno tutti gli appuntamenti già programmati, compreso il ‘Terzani’. Primavera... al contrario anche per le rassegne di Link e Leali delle notizie
C’è chi ha deciso subito di cancellare l’evento, come èStoria, che quest’anno non si svolgerà a Gorizia nelle date programmate a fine mese, ma ha deciso di trasferire interamente il tema scelto, Follia, al 2021. Chi, più ottimista, ha spostato dalla primavera all’autunno un calendario già fissato: come Link, l’agorà di informazione del Premio Marco Luchetta, e la sesta edizione del Festival del Giornalismo organizzato nell’Isontino dall’associazione culturale Leali delle Notizie.
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Congiunti, complotti e tagli per asporto - I CONSIGLI DEL LIBRAIO. Cucina, profezie, giardinaggio, meditazione, “qualcosa sulla Spagnola” e i classici come ‘La Peste’ i titoli più gettonati nelle prime settimane di apertura, una fase in cui si assiste a ogni reinterpretazione personale, alla maniera di 'Comma 22'
Come libraio, ho avuto il privilegio di poter alzare la serranda già da qualche settimana e questo atto è stato accompagnato da tante incognite, prima fra tutte quella di assicurare la sicurezza dei clienti, che per fortuna sono stati disciplinati e comprensivi. Le richieste, poi, sono favolose: La peste di Camus va per la maggiore, ma anche “mi dia un russo di quelli lunghi che adesso ho tempo” (testuale). Menzione d’onore al cliente del primo giorno che ha richiesto “qualcosa sulla Spagnola”. E poi cucina, giardinaggio, meditazione. Soprattutto c’era voglia di parlare, di salutarsi, di rivedersi e rivedere una cosa che assomiglia alla quotidianità. Come nei racconti di Carver, dove sembra non succeda niente, ma in realtà succede tutto (leggeteli: vale la pena).
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“Se ci date un palco, noi siamo pronti” - CLAUDIO MORETTI racconta i due mesi del suo ‘lockdown’ tra letture giornaliere sui social, progetti di adattamento di vecchi e nuovi spettacoli alle normative post-pandemia e la voglia di ripartire col Teatro Incerto
Per due mesi, ha fatto come molti suoi colleghi, ossia ha trasferito passione e professionalità dal palco al web. Sessanta letture giornaliere su Facebook durante il lockdown per mantenere un legame stretto col pubblico che da anni apprezza Claudio Moretti e l’intero Teatro Incerto, colonne dello spettacolo friulano. Ora è arrivato lo ‘stop per ripartenza’, perché c’è voglia di “fare Fieste, magari in chiesa con Predis, se solo ci lasceranno uscire Four, altrimenti andremo in Blanc ancora per un po’. In quel caso ci chiuderemo Dentri in un Garage 77 ad aspettare i Laris, il Forest e ad allenarci per La maratona di New York…”.
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Il giocattolo è diventato pericoloso - L’EX ARBITRO FABIO BALDAS commenta la situazione vista dalla parte degli arbitri: finora questa è l’unica categoria che non è stata ancora interpellata in materia di ripresa del calcio
Da quando il calcio si è forzatamente fermato a causa del coronavirus, tutti i suoi esponenti, piccoli o grandi, a ragione o a torto, si sono sentiti in dovere di elargire opinioni, a volte anche non richieste. Gli unici a rimanere in religioso silenzio sono stati gli arbitri. Sì, proprio loro, quelli abituati a dirigere il traffico in mezzo al campo per poi diventare bersagli di continue polemiche. Stavolta hanno voluto rimanere fuori da un gioco al massacro che con il calcio giocato poco o nulla ha a che fare.

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