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“Dirigismo mascherato da efficienza che impoverisce la creatività del territorio”

Markus Maurmair, Presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana, dice la sua

“Dirigismo mascherato da efficienza che impoverisce la creatività del territorio”

La scelta dell’anniversario della morte di Leonardo Da Vinci, individuato dalla Regione Friuli–Venezia Giulia come tema portante per il 2019 dei bandi di contribuzione per le attività culturali, aveva tra le principali motivazioni l’attivazione di nuovi flussi turistici sul nostro territorio, in virtù della grande portata nazionale e sovranazionale che avrebbe comportato la proliferazione di festival ed eventi culturali collegati al genio indiscusso del ‘500 italiano. Da questo punto di vista devo osservare che l’obiettivo pare essere meno brillante delle aspettative, anche perché, rispetto ad altre realtà, la nostra Regione non aveva contenuti significativi e peculiari da proporre relativi a Leonardo.
Quest’anno l’assessore alla Cultura Tiziana Gibelli ha diversamente orientato la sua attenzione dando ascolto alle proposte che sono venute dal territorio, individuando nell’anniversario della conclusione del Patriarcato di Aquileia nel 1420, per mano dei veneziani, come tema premiante nell’attribuzione dei punteggi e quindi dei contributi per le iniziative culturali. Si tratta senz’altro di un tema che come presidente dell’Assemblea della Comunità linguistica friulana considero come più profondo e intimo per il popolo friulano, vista la sua rilevanza nella nostra storia. In più la scelta dell’assessore Gibelli di allargare la tematica oggetto dei bandi a una lettura di tutto il periodo patriarcale è sicuramente una sfida e mi auguro che sarà colta in termini positivi e propositivi. Cioè che sia analizzata e celebrata di più la ricchezza dell’esperienza del Patriarcato. Tanti valori e principi da contrapporre alla conduzione veneta che ha incarnato nella mentalità friulana il termine di “sotans”, che sarebbe sempre ora di toglierci dalla testa rivendicando una reale autonomia visto il regime di regione a statuto speciale di cui godiamo. Il 1420 per il Friuli rappresenta anche la raffigurazione di quella divisione interna che caratterizza l’operato dei friulani. La storia racconta di divisioni e tradimenti nella nobiltà dell’epoca che non si riassumono solo nelle vicende collegate ai Savorgnan o con motti di orgoglio che sono da riscoprire.
Debbo però fare una considerazione di metodo: la volontà di premiare le iniziative collegate con le scelte tematiche fatte a livello centrale da parte della Regione limita, a mio avviso, quella che è la dinamicità e la vivacità dell’espressione culturale del territorio friulano, sacrificandole a un dirigismo che dietro la facciata dell’efficienza porta, a mio parere, a un impoverimento dell’espressione culturale. In più l’attuale sistema predisposto dall’amministrazione regionale costringe a orientare l’intera attività culturale del territorio attorno al tema portante scelto dall’Assessorato.  
Da liberale quale mi ritengo considero infatti la cultura non solo un canale per lo sviluppo dell’economia attraverso i flussi turistici che essa può generare, ma soprattutto una dimensione che deve portare alla crescita umana di una comunità insediata in un territorio. Per salvaguardare entrambe le declinazioni dell’attività culturale potrebbe essere opportuno creare un bando ad hoc sui temi indicati dall’amministrazione regionale e garantire un supporto attraverso altri bandi, nel rispetto di criteri come quelli della qualità e dell’economicità, alle espressioni più genuine che il Friuli può offrire.
Altro tema è poi la restituzione ai territori dei milioni di euro che le cancellate province garantivano alle piccole associazioni presenti in tutto il territorio regionale.
Con i bandi sono stati garantiti assegni da decine di migliaia di euro per un numero esiguo di realtà mentre l’humus culturale è stato inaridito.
Una soluzione immediata poteva e può essere la ridefinizione dei fondi per i bandi con un trasferimento vincolato delle risorse erogati dalle Province ai Comuni che, attraverso i propri canali, potrebbero garantire nuova linfa alle aspettative di centinaia di sodalizi ora rimasti a bocca asciutta.

Markus Maurmair, Presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana

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