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‘Montagna friulana, fermiamo l’agonia’

Il Movimento Aquila del Friuli dedica il primo punto del proprio programma alle ‘terre alte’

‘Montagna friulana, fermiamo l’agonia’

“Guardando alla montagna di adesso, riusciamo a intuire come sarà tutto il Friuli, tra due decenni”, si legge in una nota del Movimento Aquila del Friuli. “Il fatto che un problema sia antico non significa affatto che sia impossibile da risolvere. Se non si comincia da qualche parte e in qualche modo non si finirà né si migliorerà mai. Inoltre, non è affatto indifferente chi pensa e attua gli interventi per le nostre terre alte più deboli. Sicuramente non le aiuteranno mai i governanti triestini di questa Regione”.

“Le Aquile hanno, invece, dedicato il primo punto del proprio programma alla montagna (paragrafo primo sulla Montagna, che si trova nel Programma politico generale consultabile sul sito web, subito dopo le premesse fondamentali e la questione friulana e il problematico rapporto tra Friuli e capoluogo regionale triestino). Sono sotto gli occhi di tutti i gravi rischi che affliggono la nostra montagna friulana, che in assoluto risulta tra le aree maggiormente depresse di tutto l’intero Arco Alpino”.

“Spopolamento anzitutto fisico e demografico, ma anche linguistico e culturale; sfruttamento ambientale e paesaggistico (es. autostrade del tutto inutili e anzi dannose per il territorio friulano che vedono il Friuli solamente quale colonia cui imporre servitù di passaggio a beneficio dei potenti vicini triestini o veneti; elettrodotti che in Friuli non vengono nemmeno interrati; ulteriori impianti idroelettrici che al Friuli lasciano solamente gli oneri, se non addirittura le tragedie, come nell’emblematico caso autenticamente coloniale del Vajont), con evidenti ricadute negative sulla valorizzazione turistica (e quindi anche economiche); chiusura di tutti i servizi essenziali (es. la Giustizia in Carnia ha lasciato solamente un supercarcere per i peggiori mafiosi; i piccoli Ospedali di presidio territoriale sono oramai a rischio evidente come a Cividale o Sacile o Aviano o Maniago o Spilimbergo se non anche a Tolmezzo, per non parlare dell’Ospedale di Gemona che era un piccolo gioiello antisismico, mentre il capoluogo regionale triestino continua a godere di un buon servizio sanitario in una Regione unica ma a due velocità; le piccole emittenti locali stanno tutte chiudendo e il loro territorio sta perdendo voci vicine spesso libere e sensibili alle sollecitazioni provenienti dal basso come Videotelecarnia)”.

“Le soluzioni si potranno trovare solamente in un nuovo radicamento territoriale e identitario (altrimenti, per quale motivo bisognerebbe ostinarsi sulla Montagna, se non fosse importante salvare il nostro popolo?) e in una nuova mentalità di innovativa continuità e di apertura al modello virtuoso che per noi in Friuli è e deve essere anzitutto quello Sudtirolese; per il resto il nostro contributo se non altro propositivo sta scritto nel nostro Programma; aiutaci anche tu a riprendere il controllo di questa Regione per conto del Friuli al fine di attuarlo recependo ulteriori proposte provenienti anche da tutto un territorio montano al quale da sempre siamo particolarmente attenti”, conclude il coordinatore regionale Luca Campanotto.

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