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'Migranti e politica, in Fvg un clima inquietante'

Pezzetta (Cgil): “L’irruzione di CasaPound in Consiglio regionale è il segnale di un’escalation pericolosa”

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"L’irruzione di CasaPound in Consiglio regionale, inquietante sia per le modalità che per le ragioni alla base del gesto, non è purtroppo un fatto isolato, ma l’indice di una pericolosa escalation del dibattito sull’immigrazione, anche a livello regionale". Il segretario generale della Cgil Fvg commenta così quanto avvenuto stamattina a Trieste, "l’ennesima spia di un clima allarmante, frutto non tanto di una crescita incontrollabile dei flussi migratori, che non c’è, ma soprattutto dell’uso politico dell’immigrazione e della scelta di depotenziare il modello dell’accoglienza diffusa".

Se sull’attuale situazione "pesano l’assenza dell’Europa, il concatenarsi tra flussi migratori ed emergenza sanitaria e le inefficienze e le contraddizioni nell’azione del Governo", Pezzetta chiede alla politica e alle istituzioni locali "atteggiamenti responsabili, commisurati all’entità reale dei problemi da affrontare e scelte coerenti con gli obiettivi di sicurezza e tutela della salute pubblica". È evidente infatti, secondo il segretario regionale della Cgil, che "la situazione della Cavarzerani sarebbe stata molto meno problematica se si fosse scelto di proseguire sulla strada dell’accoglienza diffusa piuttosto che concentrare profughi e richiedenti asilo in una singola struttura, dove crescono i rischi sia di carattere sanitario sia di derive violente che vanno condannate, ma che in una situazione simile possono purtroppo trovare terreno fertile".

Se da un lato il numero uno della Cgil Fvg esprime vicinanza ai lavoratori delle forze dell’ordine, "sulle cui spalle ricade il peso maggiore degli errori e delle strumentalizzazioni della politica", e "comprensione per le preoccupazioni dei cittadini", dall’altro si rivolge al senso di umanità dei cittadini e della comunità regionale: "Una regione di 1,2 milioni di abitanti e con un passato ancora recente di emigrazione come la nostra – afferma – deve trovare i mezzi, le strutture e le risorse anche etiche e culturali per gestire una presenza di profughi e richiedenti asilo che attualmente supera di poco le 3mila persone, un numero pari al 2,5 per mille della popolazione e molto lontano dai picchi del 2017 e del 2018, quando la media delle persone da accogliere si aggirava attorno alle 5mila persone".

Da qui l’invito a "non strumentalizzare i problemi per fini di consenso, ma a un impegno comune che veda operare in sinergia istituzioni locali, nazionali, società civile e associazionismo non soltanto sul fronte dell’accoglienza, ma anche per condannare con fermezza, senza se e senza ma parole e azioni inaccettabili come quelli cui stiamo assistendo in questi giorni".

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