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'Non condanniamo la Sacile – Pinzano – Gemona all’oblio'

"Dall'incidente del 6 luglio 2012, la tratta - ricorda il consigliere Zanon - attende ancora di essere riattivata nella sua totalità"

\u0027Non condanniamo la Sacile – Pinzano – Gemona all’oblio\u0027

"Una storia travagliata, un’evoluzione demografica, economica e sociale repentina, due guerre, un rovinoso sisma, emigrazioni e immigrazioni, ma lei è sempre al suo posto, con il suo tratto elegante di 74 chilometri che, da Sacile, conduce a Gemona del Friuli, lambendo campi, paesi e borgate, attraversando colline, fiumi, torrenti, strade campestri e arterie importanti. La Ferrovia Pedemontana del Friuli è un segno indelebile del nostro territorio e vogliamo che lo resti anche per gli anni avvenire, tornando a essere viva, vitale e propulsore di scambi, esperienze e legami", ricorda il consigliere regionale Emanuele Zanon.

"A quasi 92 anni dall’inaugurazione della tratta occidentale fra Sacile e Pinzano che l’ha unita a quella d’anteguerra che da Casarsa e Spilimbergo giungeva a Gemona e a 10 anni dalla frana e dallo svio di un’automotrice del 6 luglio 2012, la ferrovia attende ancora di essere riattivata nella sua totalità".

"Solo dopo una grande mobilitazione promossa da Comitati, Associazioni, cittadini e Comuni del territorio la linea ferroviaria Sacile – Gemona è stata parzialmente riaperta al traffico passeggeri l’11 dicembre 2017 nella sola tratta Sacile – Maniago, ma nonostante le innumerevoli sollecitazioni, anche del sottoscritto, le corse del treno passeggeri non sono state ancora prolungate né verso Travesio né tantomeno sino al capolinea di Gemona", ricorda Zanon.

"La linea è stata inserita nell’elenco delle 18 ferrovie di interesse turistico (Legge n. 128/2017) e, nel luglio del 2018, un treno storico a vapore ha percorso l’intera tratta, in un clima di festa che ha coinvolto migliaia di persone. I treni storici tematici si sono susseguiti con successo per tutta l’estate/autunno 2018 e per la successiva stagione 2019 e hanno consentito di promuovere e far conoscere uno dei mezzi di trasporto più sostenibili, il treno, in correlazione con la rete delle ciclovie regionali, le eccellenze manifatturiere, enogastronomiche, il patrimonio storico, naturalistico, identitario e culturale della pedemontana friulana".

"Negli anni successivi poco o nulla si è visto circolare fra Maniago e Sacile, se non gli sporadici carrelli delle manutenzioni. La Pandemia può sicuramente aver rallentato le iniziative ferro-turistiche, che tuttavia in molte altre regioni d’Italia, da nord a sud, si sono svolte regolarmente e con successo e innumerevoli sono in calendario anche per la stagione in corso".

"Nonostante gli appelli e gli atti in Consiglio regionale, gli articoli di stampa, l’attenzione sulla ferrovia sta calando, con numerose amministrazioni comunali che nonostante i finanziamenti regionali attendono da anni la stipula delle convenzioni con le Ferrovie dello Stato per potere avviare i lavori di restauro delle stazioni, manutenzioni che dovranno prevedere una parziale revisione dei progetti visto l’aumento dei costi delle materie prime intercorso in questi anni", prosegue Zanon.

"Gli impegni assunti dalle Ferrovie dello Stato per riaprire la linea nei prossimi anni devono seguire a fatti certi e concreti. Urge lo sblocco delle convenzioni con i comuni, perché al ritorno del treno, le nostre stazioni dovranno presentarsi come un biglietto da visita impeccabile, un’antica ma nuova porta verso i territori. Non di minore importanza è la questione dei passaggi a livello, in particolare di quello che attraversa la statale 13 Pontebbana a Sacile, dove si susseguono i disagi dovuti al protrarsi della chiusura delle sbarre ben oltre il transito del treno, creando disagi alla viabilità".

"Oggi più che mai si sente la necessità di garantire anche in un’area marginale come quella della Pedemontana del Friuli un’opportunità di trasporto pubblico veloce, sicura, economica ed ecologica che possa favorire il movimento dei pendolari, delle merci, della crescita del turismo lento, in sintonia con i piani per la transizione ecologica e circolare come il Green New Deal".

"Non possiamo rassegnarci davanti alla ruggine e alle erbacce, al decadimento delle stazioni e dei vecchi caselli. Dobbiamo contrastare la disaffezione e riaccendere quella passione e quella visione che quasi cent’anni orsono portarono alla costruzione della linea e che 10 anni fa portò a salvare la nostra Pedemontana del Friuli", conclude Emanuele Zanon.

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