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A chi conviene l'autostrada Cimpello-Gemona?

Zanin (Pd): "Non è che quest'opera si fonda su un modello di sviluppo che poteva avere un senso 20 anni fa e che ora è stato modificato dal tempo?"

A chi conviene l\u0027autostrada Cimpello-Gemona?

A chi conviene l'autostrada Cimpello-Sequals-Gemona? Parte da questa domanda la riflessione di Giorgio Zanin, segretario del Pd federazione di Pordenone. "In questi giorni, a partire dalla disponibilità di nuove risorse, si parla in regione di completare e trasformare l'opera viaria di collegamento stradale sulla direttrice nord-sud della nostra regione. Premetto che dietro a una grande opera, che richiede miliardi di euro pubblici, mi aspetterei di percepire un’attesa vasta e soprattutto sostenuta da una visione di futuro. Cosa che francamente non percepisco".

"Per parte mia ritengo che il tema delle connessioni, dell'accessibilità, del by-pass dei luoghi vada affrontato subito con proposte pratiche; con analisi sul peso del trasporto merci su gomma; con soluzioni trasportistiche e di gestione del traffico integrate; con interventi infrastrutturali - da farsi - ma a basso impatto e che garantiscano la sicurezza dei paesi e delle persone. La mobilità è un fattore della competizione: ma la creazione del valore competitivo non è dato da un'autostrada".

"Il dubbio, insomma, è che le convenienze dell’opera siano tutte da ridefinire. A partire dal modello di sviluppo che sta dietro agli investimenti strategici. Anche per la stessa mobilità dei friulani e del tessuto delle loro piccole imprese diffuse. Siccome ci sono soldi e si possono spendere per la mobilità, non è che per favorire il tessuto regionale sarebbero piuttosto opportuni investimenti utili a risolvere alcuni nodi? Ad esempio, è già stata fatta la circonvallazione di Dignano, ma dopo il ponte va migliorato il raccordo tra Tauriano e Barbeano. Poi con una piccola circonvallazione per Villanova di San Daniele si arriva all’autostrada a Majano-Osoppo. Tutto in pianura, senza gallerie o ponti. Il costo sarebbe infinitamente minore e con i risparmi si potrebbero sistemare la Cimpello-Sequals a due corsie almeno fino a Spilimbergo e in più si potrebbero mettere in sicurezza la Pontebbana, compresi i diritti dei pedoni negli attraversamenti pericolosi a Casarsa e Orcenico Inferiore di Zoppola, oltre naturalmente all’annosa questione del Ponte sul Meduna", prosegue Zanin.

"Poi si dovrebbe guardare anche al miglioramento della connessione tra Gemona-Maniago-Sacile, perché la mobilità nella Pedemontana ha bisogno di darsi una visione comune riguardo all’accessibilità efficace ed in sicurezza anche per la valorizzazione dei patrimoni delle aree interne. Senza dimenticare però che nel sistema pedemontano della mobilità, cui molti si riferiscono da molto tempo come alternativa alla direttrice Venezia-Padova-Brescia-Milano, i dati del traffico a disposizione per i tratti già attivi ci dicono invece che, dopo aver trasformato intere valli, non è che ci si giri troppo".

"E allora, tornando alla Cimpello-Sequals-Gemona, data la vecchia consuetudine con la stesura dei bilanci sociali acquisita nel terzo settore, mi ha subito fatto sorgere le domande: a chi conviene? per cosa conviene? Applichiamo dunque queste semplici domande ai principali portatori di interesse, i cosiddetti stakeholders, e azzardiamo alcune domande conseguenti. Non sono le uniche ed esaustive, ma attorno a risposte chiare, si può certo provare a delineare un primo quadro".

"Conviene forse alle comunità locali, che quasi certamente verrebbero solo attraversate dal flusso di automezzi, con aumento dell’inquinamento e impatto ambientale molto problematico, senza peraltro eliminare i disagi del raccordo nelle aree strategiche ad alta intensità industriale? Rispetto alla mobilità attuale, per le comunità del Friuli occidentale il quadro verrebbe forse appesantito dal pedaggio, con il rischio boomerang del peggioramento anche del traffico locale? Conviene all'ambiente e alle generazioni che verranno, con il suo tracciato che da sempre molti tecnici e i cittadini, anche riuniti in comitati, hanno evidenziato avere un impatto ambientale davvero peggiorativo, in primis per l'area naturale del bacino del Tagliamento? Ha senso farlo proprio ora che le comunità cominciano a cercare nuovi modelli economici per il rilancio, proprio ora che la cultura si accorge del patrimonio sommerso nelle aree interne, proprio ora che il turismo leggero ed ambientale stanno prendendo piede, proprio ora che l'agricoltura tipica e di qualità sta cominciando a dare i suoi frutti, proprio ora che le moderne e leggere connessioni aiutano a superare le barriere dell'isolamento? Non è che per caso gli investimenti su nuova cementificazione e asfaltature per la connessione pesante siano decisamente in controtendenza?", si chiede ancora l'esponente dem.

"Conviene ad Autovie Venete, dato che qualunque osservatore può capire senza troppi calcoli che la deviazione del traffico dall'attuale tracciato come minimo farebbe disperdere una parte dell'investimento della terza corsia effettuato sulla Trieste-Venezia? Se si crea una nuova autostrada che taglia da Gemona, la userà tutto il traffico che scende da Tarvisio e va verso Venezia-Milano-Bologna. Si sposta così il traffico dal percorso Udine-Palmanova-Portogruaro. Di fatto è ragionevole aumentare i pedaggi sulla Trieste-Venezia per sostenere i lavori della terza corsia. L'equazione è: più autostrade fai, più devi mantenerle e con due opzioni di percorso devi come minimo prevedere grandi fasi economiche espansive. Non avrebbe, perciò, senso che quantomeno prima di parlare di nuovi progetti impattanti, si attendesse la verifica degli impatti del più grande investimento pubblico realizzato in regione negli ultimi anni?".

"Quanto e come conviene ai camionisti e alle ditte di autotrasporto? Il tracciato, che prevedeva a suo tempo tra l'altro andature minori, quanto tempo e quanti km fa davvero risparmiare? Il costo del pedaggio sarebbe uguale?".

"In conclusione, siamo sicuri che convenga allo sviluppo di chi e di cosa? Immagino che i sostenitori dell'opera abbiano a disposizione dati significativi ed inequivocabili da mettere a disposizione di tutti per valutare il senso dell’investimento. Domando loro: quali sono? Non è che per caso la realizzazione di questa opera si fonda su un modello di sviluppo che poteva avere un senso 20 anni fa e che ora è stato modificato dal tempo? Rispondere a simili questioni non è cosa inutile. Può servire anche ad evitare il rischio che una simile opera venga intrapresa come riflesso istintivo dell'attuale amministrazione regionale, per rispondere a richieste di alcuni soltanto, acquisendo con i soldi pubblici il favore di determinate categorie e di determinati territori, finendo così da Trieste pure per tacitarsi la coscienza rispetto a compensazioni storiche sempre attese?", conclude Zanin.

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