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A Gemona il ricordo delle vittime del terremoto

Cerimonia quasi silenziosa, senza discorsi ufficiali, per il 45esimo anniversario dell'orcolat del 6 maggio 1976

A Gemona il ricordo delle vittime del terremoto

Una cerimonia quasi silenziosa, senza discorsi ufficiali, ma non per questo meno intensa ed emozionante. Gemona ha ricordato le vittime del terremoto del 1976 con un duplice omaggio ai caduti, in piazzale Chiavola e alla caserma Goi-Pantanali: semplici corone di fiori davanti al monumento che ricorda le vittime e l'eroismo dei Vigili del fuoco che portarono soccorso nei tanti giorni drammatici di quel 1976, poi il commovente elenco dei nomi degli artiglieri deceduti, scanditi dal cappellano militare durante un breve momento di preghiera, infine la messa nel Duomo della città-simbolo del sisma.

L'appuntamento, causa Covid, è stato riservato quasi unicamente alle autorità; con il sindaco Roberto Revelant, hanno partecipato alla cerimonia i massimi rappresentanti della Regione, dal governatore Massimiliano Fedriga al suo vice Riccardo Riccardi, dall'assessore Barbara Zilli al presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin; presente anche il Prefetto di Udine Massimo Marchesiello.

"La rinascita del Friuli nel post-terremoto è stata il frutto di molteplici aspetti, fra cui la capacità di rimboccarsi le maniche dei friulani, la volontà di mettersi a disposizione degli altri, la solidarietà ma fu dovuta, soprattutto, al senso di comunità. Dobbiamo riscoprire quel senso di comunità anche in questa pandemia perché oggi i percorsi individuali rischiano di farci perdere la battaglia contro il virus", ha detto Fedriga.

"Nella tragedia del '76, l'obiettivo era quello di farcela assieme, lo sguardo non si fermava solo alle proprie difficoltà. Ed è stato questo il successo del modello Friuli: pensare cioè che le difficoltà si superano insieme. Dobbiamo porci questa riflessione nell'attuale contesto pandemico e proporre questo modello anche a livello nazionale: il rischio è cadere in un individualismo che ci farà perdere la battaglia contro il virus".

"L'anniversario di questi 45 anni dal terremoto deve essere ricordato nel rispetto delle persone che sono mancate. Oggi abbiamo davanti un'altra fase della ricostruzione, dobbiamo prendere ad esempio la lezione che la tragedia ci ha consegnato, guardando a quanto accadde allora ma nella consapevolezza che la ripartenza sarà diversa", è la riflessione di Riccardi. "Dobbiamo rifarci alla lezione del '76 ma allora la ripartenza riguardava soprattutto gli aspetti materiali mentre oggi siamo davanti ad una ricostruzione che dovrà basarsi soprattutto su valori immateriali: riguarda le relazioni interpersonali, i limiti alle libertà causati dalla pandemia e gli effetti che questi hanno determinato. Sarà questa la sfida dei prossimi anni".

L'assessore Zilli ha ricordato che i valori del popolo friulano "sono dentro di noi - ha detto - e il nostro compito è quello di tenerli vivi, di trasferirli nelle nostre azioni quotidiane e continuare a trasmetterli".

"Sono trascorsi 45 anni dalla tragedia - ha aggiunto Zilli -: la terra tremò e distrusse interi paesi del nostro Friuli e ferì profondamente la mia Gemona che pagò quella tragedia con 400 vittime. Ma la disperazione non prese il sopravvento nemmeno in quelle ore terribili che costarono alla nostra terra mille morti. Allora i nostri padri si sono rimboccati le maniche, hanno trattenuto le lacrime e hanno ricostruito dalle macerie offrendoci un futuro. Dal loro sudore e dalla loro volontà è nato quel "modello Friuli" che ancor oggi tutti ammirano, e ha preso avvio l'opera dei volontari della Protezione Civile. Solidarietà, umiltà, senso di comunità, lavoro e forza sono i pilastri che hanno permesso la ricostruzione post-terremoto, e devono esserlo anche ora, in un momento storico in cui la pandemia ci costringe a ripartire di nuovo".

Zanin, a margine della cerimonia ha voluto riflettere sui tanti messaggi social di questo 6 Maggio, segno che l'evento-terremoto ha segnato anche chi non ha vissuto direttamente la tragedia. "Queste testimonianze dei giovani sono importanti - ha detto Zanin - perché dimostrano empatia e capacità di cogliere la grande sofferenza di quei tempi. Dopo il sisma il popolo friulano ha sfoderato una grande energia morale che ha guidato tutta la ricostruzione. E ora che siamo chiamati alla terza ripartenza dopo la pandemia, confido che i giovani sappiano mettere in campo la stessa energia e la medesima voglia di futuro".

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