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A Palmanova una riflessione sulle Autonomie locali

L'occasione offerta dall'assemblea dei Sindaci emeriti con Anci, Regione e le Comunità del Fvg

A Palmanova una riflessione sulle Autonomie locali

La Regione non ha intenzione a breve di apportare modifiche alla norma di sistema che ha riformato nel 2021 le Autonomie locali, anche se interventi puntuali per assecondare alcune mutate esigenze ci saranno di certo, per prima quella riguardante i segretari comunali. Lo ha assicurato l'assessore regionale Pierpaolo Roberti nel corso del suo intervento al convegno sulla riforma, organizzato nel corso dell'assemblea dell'Associazione che accomuna i Sindaci emeriti, svoltosi all'auditorium San Marco di Palmanova.

L'assessore ha definito il convegno un'occasione di confronto unica per ascoltare le testimonianze dei rappresentanti delle Comunità consolidate in Friuli Venezia Giulia, istituite in base alla legge regionale 21/2019 di riforma delle Autonomie locali. Alla tavola rotonda moderata dal giornalista Mattia Pertoldi hanno partecipato, oltre al presidente dell'Anci Fvg, i presidenti delle dieci Comunità confrontandosi sulle funzionalità delle aggregazioni di Comuni.

In particolare sono stati trattati i benefici che queste hanno portato nell'erogazione dei servizi affidati agli Enti sovracomunali che si distinguono in cinque Comunità di montagna e altre cinque con denominazioni proprie, fra le quali la Comunità collinare.

Un unanime ringraziamento all'attuale Amministrazione regionale è stato esteso dalla maggioranza dei rappresentanti delle Comunità per aver creato uno strumento che dopo la riforma delle Uti invitasse a collaborare i Comuni senza coercizioni, senza la spada di Damocle di doverlo fare pena la decurtazione di risorse.

A tal riguardo Roberti ha individuato nel tema delle funzioni da condividere per coercizione, prevista dalla precedente riforma, una fortissima criticità risolta dall'attuale Amministrazione: la conferma è giunta dalle esperienze testimoniate al convegno, tutte estremamente variegate: se in alcune Comunità, ad esempio, il servizio di Polizia locale è stato condiviso subito con efficacia, in altre, pur con pluriennale esperienza di condivisione in molte funzioni, questa resta un nodo irrisolto.

Sollecitato sugli enti intermedi, l'assessore ha poi confermato l'obiettivo di volere riattivare le ex Province - tanto più che per le Regioni ordinarie, è stato osservato, il Governo sta facendo il percorso inverso alla riforma del Friuli Venezia Giulia che le aveva abolite, rafforzandole - un livello di governo che la Regione ritiene fondamentale.

Sull'iter per costituire enti di livello intermedio l'esponente della Giunta ha dato priorità a quello che prevede una norma di attuazione che vada a incidere sullo Statuto di specialità; questo iter è considerato più veloce e soprattutto in grado di garantire una legge di rango superiore. Cio al fine di superare una sentenza della Corte costituzionale su una norma della Regione Siciliana.

L'assessore ha rivelato che ci sono buone possibilità da qui a fine legislatura per avviare la discussione in Commissione paritetica per centrare il prossimo anno l'obiettivo. Non ci fosse questa possibilità, la Regione ha comunque intenzione di percorrere un iter che dia maggiore rappresentatività all'espressione di volontà popolare.

Un'ampia riflessione sulla democrazia e sul sistema dei partiti è stata sviluppata oggi dal Presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, in apertura dell'assemblea. Portando i saluti dell'intera assemblea legislativa agli ex primi cittadini che continuano ad alimentare la loro passione per la politica, Zanin ha ricordato come negli anni del secondo Dopoguerra la democrazia in Italia abbia avuto una importante funzione emancipatrice, riuscendo a coinvolgere un ampio numero di persone e aiutando la classe media a salire sull'ascensore sociale, garantendo quindi ai figli condizioni di vita migliori rispetto alla generazione dei propri genitori. Questo modello comportava una interlocuzione costante con i corpi sociali, partiti e sindacati, lungo tutto l'arco dell'azione di governo.

Oggi invece - ha osservato Zanin - se all'apparenza le condizioni sono le stesse, nella realtà il processo democratico spesso comincia e finisce al momento del voto. Comincia poi la recitazione - da lì il termine di democrazia recitativa - di chi è stato votato, senza più apporti e stimoli da parte dei corpi sociali. Si tratta, sempre secondo quest'analisi, di una situazione potenzialmente pericolosa perché può trasformarsi in una sorta di autocrazia, di auto-rappresentazione del potere. E sarebbe questo uno dei motivi della progressiva disaffezione dei cittadini rispetto all'esercizio del diritto di voto.

Il Presidente ha opposto a questo modello la figura e la carriera politica di Ciriaco De Mita, di recente scomparso, che guidò a lungo una Dc "partito femmina", nel senso che la leadership era plurale e da lì si partiva per una sintesi che facesse sentire tutti protagonisti. Oggi invece la gran parte dei partiti adotta il modello "maschio", leaderistico, con un'ampia concentrazione di potere nella stessa persona. E questo allenta anche il legame dei parlamentari con il territorio, in quanto finirebbe per contare di più la fedeltà al capo assoluto rispetto al rapporto diretto con la comunità da cui si proviene.

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