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Al Kulturni Dom il 50esimo anniversario della strage di Peteano

Lunedì 30 maggio, dalle 18, incontro con il giudice Felice Casson e la senatrice Tatjana Rojc

Al Kulturni Dom il 50esimo anniversario della strage di Peteano

Lunedì 30 maggio, alle 18, si terrà al Kulturni dom di Gorizia (via I. Brass, 20), nel 50° anniversario della strage di Peteano, un incontro con ospiti il giudice veneziano Felice Casson e la senatrice triestina Tatjana Rojc. Dialogherà con loro il giornalista goriziano Vincenzo Compagnone.

Cinquanta anni fa Peteano campeggiava sulle prime pagine di tutti i giornali italiani. Cinquant’anni fa, il 31 maggio 1972, una telefonata anonima segnala ai carabinieri di Gorizia la presenza a Peteano di una Fiat 500 abbandonata nel bosco. Il parabrezza è segnato da alcuni fori di proiettile. All’apertura del cofano esplode una bomba, che uccide tre dei carabinieri che la stavano controllando e ferisce gravemente un quarto.

Il colonnello dei carabinieri Dino Mingarelli, allora comandante della Legione di Udine decide di occuparsi personalmente delle indagini, dirigendo l’inchiesta verso gli ambienti di Lotta Continua di Trento. È un depistaggio: le indagini non trovano riscontri e la traccia è presto abbandonata.

A circa dieci mesi dall’attentato, sfumata la pista rossa, le indagini si orientano sulla malavita goriziana; sei giovani pregiudicati con piccoli precedenti penali. Il movente supposto si sarebbe fondato su una vendetta della delinquenza locale contro i Carabinieri. I vari processi che si succedono vedono gli imputati riconosciuti innocenti.

Almeno fino a quando, nel 1990, un giudice testardo, Felice Casson, non ebbe raccolto la spontanea confessione di colpevolezza di un terrorista nero piuttosto fuori dalle righe. Quella testimonianza diede spazio a inquietanti ipotesi, luci e ombre si proiettarono su parecchi decenni di storia della Repubblica italiana, su un senso deviato di intendere e fare politica. Le indagini di Casson portarono allo scoperto l'esistenza di Gladio, una struttura agli ordini dei servizi italiani e della Cia, che aveva agito per quarant'anni, al di là di ogni controllo istituzionale, nell'ombra, segretamente. La scoperta aprì la più grave crisi politico-istituzionale nel nostro Paese, e coi suoi mille segreti, mise fine in Italia alla prima Repubblica.

L’incontro è promosso dal Kulturni dom di Gorizia, dall’associazione culturale Apertamente di Monfalcone, dall’Anpi – Sezione di Gorizia e dalla cooperativa culturale Maja di Gorizia, con il patrocinio dell’Unione Culturale Economica Slovena – SKGZ.

Ingresso libero. I promotori si raccomandano il rispetto delle norme vigenti anti Covid-19, e cioè l’uso di mascherine FFP2 in sala.

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