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AttivaGiovani, nuovo bando da 1,8 milioni

Rosolen traccia un bilancio positivo per i primi tre anni della misura introdotta per avviare a un nuovo progetto di vita i giovani che non studiano e non lavorano

AttivaGiovani, nuovo bando da 1,8 milioni

È un bilancio positivo quello tratteggiato dall'assessore regionale al Lavoro e formazione, Alessia Rosolen, sui primi tre anni di applicazione della LR 7/2017 ed in particolare sui risultati raggiunti con AttivaGiovani, la misura introdotta per avviare ad un nuovo progetto di vita i giovani che non studiano e non lavorano.

"AttivaGiovani si è dimostrato uno strumento adatto a far entrare i giovani nella società e a far comprendere loro che ci sono attività che possono offrire soddisfazione e opportunità per uscire dall'isolamento ed entrare in un contesto più ampio", ha detto Rosolen, intervenendo alla seduta del Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione chiamato appunto ad esaminare il rapporto triennale sulla legge 7/2017 "Disposizioni per il sostegno all'occupabilità dei giovani - AttivaGiovani, per il sostegno all'assunzione con contratti di lavoro subordinato di prestatori di lavoro accessorio e misure sperimentali di accompagnamento intensivo alla ricollocazione".

La misura si rivolge ai giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, residenti o domiciliati in regione, che nei dodici mesi precedenti all'intervento non hanno svolto attività di lavoro subordinato per più di trenta giorni complessivi e non hanno usufruito di percorsi formativi finalizzati al rilascio di un titolo di studio. Per la realizzazione degli interventi sono stati stanziati 4,5 milioni di euro (di cui 3 milioni da fondi europei FSE e 1,5 milioni da fondi regionali) nel triennio 2017-2019.

"Il prossimo avviso avrà una dotazione di 1,8 milioni di euro per un arco temporale di 18 mesi", ha spiegato Rosolen, specificando che saranno introdotti alcuni correttivi che terranno conto proprio dell'esperienza maturata.

Un'esperienza che finora ha portato a iscriversi ad AttivaGiovani 536 persone nei tre anni, di cui 340 hanno terminato il percorso. Nella maggioranza dei casi i partecipanti possedevano la licenza media, ma hanno avuto accesso anche diplomati e giovani in possesso di una qualifica professionale. Al termine dei percorsi AttivaGiovani, il 44 per cento dei partecipanti è risultato essere occupato (150 giovani su 340), mentre solo il 22 per cento di chi non ha completato il percorso ha poi trovato comunque un'occupazione.

Il lavoro a tempo determinato è stato lo sbocco più rilevante (55,8 per cento), seguito dal lavoro intermittente (11 per cento) e dall'apprendistato (10,1 per cento). Infine, relativamente alla composizione delle assunzioni per settore di attività economica, il maggior numero è stato registrato nei servizi di alloggio e nella ristorazione.

Un dato interessante dell'indagine riguarda il forte impegno progettuale dimostrato dall'Uti Giuliana (i bandi individuavano nelle Unioni territoriali i soggetti a cui assegnare i finanziamenti) tanto che quasi un terzo dei beneficiari è risultato residente a Trieste, mentre i restanti due terzi sono distribuiti in 102 Comuni della regione.

"Questa peculiarità - ha spiegato Rosolen - è dovuta soprattutto alla forte strutturazione di modelli di rete già esistenti sul territorio e già impegnati in questo specifico compito, come è ad esempio il sistema dei ricreatori triestini, che più di altri si è dimostrato capace di inserirsi in questi percorsi a supporto dell'occupabilità giovanile".

L'altro dato interessante riguarda l'efficacia di alcuni percorsi non prettamente professionalizzanti ma legati piuttosto ad una formazione in ambito culturale (ad esempio percorsi teatrali o di simulazione di ruoli) e gli atelier creativi, all'interno dei quali i giovani hanno potuto far emergere più facilmente le proprie abilità.

Il Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione (Clcv), presieduto da Roberto Cosolini (Pd) e riunito in modalità telematica, ha promosso la relazione triennale con cui la Giunta regionale era chiamata a dare conto in merito all'andamento degli interventi formativi, come previsto dalla clausola valutativa della Lr 7/2017 AttivaGiovani.

"Esaurita positivamente questa fase - ha evidenziato Cosolini al termine dei lavori che hanno visto la partecipazione anche di alcuni consiglieri della II e della VI Commissione - ora la relazione è pronta per l'Aula consiliare e ne chiediamo la calendarizzazione".

La riunione è stata interamente riservata alle disposizioni per il sostegno all'occupabilità dei giovani all'assunzione con contratti di lavoro subordinato di prestatori di lavoro accessorio e misure sperimentali di accompagnamento intensivo alla ricollocazione.

I contenuti della relazione sui primi tre anni di applicazione della Lr 7/2017 sono stati illustrati dai consiglieri Ilaria Dal Zovo (M5S) e Stefano Turchet (Lega) che saranno anche relatori in Aula. Dal Zovo ha parlato di "numerosi e ambiziosi obiettivi su un tema urgente: favorire l'inserimento lavorativo stabile dei giovani, ridurre le forme di lavoro precario, aumentare l'occupabilità dei soggetti a rischio di esclusione dal mercato, nonché sostenere l'assunzione con contratti di lavoro subordinato di prestatori di lavoro accessorio".

Sono 91 i progetti formativi presentati nell'ambito di AttivaGiovani, 48 dei quali avviati e conclusi. Sui 536 giovani iscritti nell'arco del triennio, 340 hanno terminato i rispettivi percorsi. "Oltre a una seria riflessione sull'ampiamento numerico dei candidati famminili, per quanto riguarda la mappatura - ha proseguito Dal Zovo - vi è la necessità di una comprensione più profonda dei net temporanei e di quelli di lungo termine, maggiormente a rischio".

Disomogenea, invece, l'adesione da parte dei territori che non sempre hanno attinto alle risorse destinate con un forte impegno progettuale emerso nell'area giuliana dove il 44% degli aderenti (150 su 340) è risultato alla fine occupato. Il lavoro a tempo determinato ha costituito la voce più rilevante (55,8%), seguito da quello intermittente (11%) e da apprendistato (10,1%).

Turchet, vicepresidente del Comitato, ha parlato di "raggiungimento quasi completo degli obiettivi, nonostante la necessità di applicare alcuni correttivi. Lo strumento è utile per il coinvolgimento dei giovani che non lavorano, non vanno a scuola e non partecipano ai corsi di formazione. Giovani sospesi, parcheggiati e disorientati che bisogna appassionare, facendo uscire le loro potenzialità, anche se non ambiscono ai settori tradizionali. Dobbiamo ascoltare il territorio e capire come inserirli: gli Enti di decentramento regionale possono avere un ruolo prezioso".

"Ci siamo attivati per un settore particolare di persone in base alle caratteristiche indicate dalla Commissione europea. Ossia, chi sfugge a tutti i percorsi formativi e alla ricerca attiva di lavoro. Soggetti - ha precisato Rosolen - che dobbiamo cercare, trovare e attivare, risvegliandoli dal loro letargo al di fuori della società. La difficoltà maggiore è quella di identificarli e stimolarli ma, con il secondo bando AttivaGiovani, stiamo individuando nuove aree verso le quali indirizzarli".

Fondamentale potrà rivelarsi l'apporto dei Comuni o degli Enti locali dove già esiste una politica dei giovani con scambi di esperienze utili per le realtà più piccole. Inoltre, la misura ha trovato maggiore successo soprattutto nei settori della creatività e della cultura.

Nel corso della discussione, Chiara Da Giau (Pd) ha parlato di "un primo tentativo efficace con numeri interessanti. Serve però una riflessione per ottimizzare il reperimento dei soggetti che sfuggono al servizio sociale e al monitoraggio delle scuole. La legge si rivolge agli over 18 ma, forse, bisognerebbe far partire il focus dai 16 anni". Il leghista Antonio Lippolis, invece, ha suggerito "di ampliare verso l'alto di almeno 4-5 anni la fascia attuale fissata sui 18-29 in considerazione dell'allungamento della vita e dell'innalzamento dell'età pensionabile".

Massimo Moretuzzo (Patto per l'Autonomia) ha chiesto chiarimenti "riguardo gli interlocutori territoriali. Sono state coinvolte anche le Uti o solo gli ambiti socio-assistenziali? Quali le idee per rivedere e migliorare il rapporto con gli Enti locali?".

Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), infine, ha espresso la sua preoccupazione e auspicato particolare attenzione "riguardo le situazioni di crisi industriale e occupazionale presenti in regione che si collegano a cifre non soddisfacenti e ripercussioni anche a livello familiare".

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