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Azione dimostrativa dei sindaci di Gorizia e Nova Gorica

Una scrivania sul confine. Ziberna: "Mentre i Governi litigano, qui si costruisce l'Europa vera"

Azione dimostrativa dei sindaci di Gorizia e Nova Gorica

Azione dimostrativa e di amicizia da parte dei primi cittadini di Gorizia e Nova Gorica. I due sindaci, Rodolfo Ziberna e Klemen Miklavic, si sono seduti su un tavolo posizionato su quella linea di confine che divide ancora oggi le due città sorelle. Entrambi con la mascherina, proprio sul punto di quel muro che fino a 13 anni fa li teneva divisi, hanno parlato dei progetti comuni che attendono i due capoluoghi e, insieme, hanno deciso di lanciare un messaggio ai governi e all'opinione pubblica.

“Con questa azione vorremmo che i vertici di Bruxelles recuperassero lo spirito europeo iniziale che guardava a ciò che unisce i popoli e non a ciò che divide", ha spiegato Ziberna. "In questo periodo, sia io che il mio collega Miklavic abbiamo condiviso pensieri, informazioni e azioni, cercando di far dialogare i nostri governi,anche per concertare le scelte sulla chiusura dei confini. Purtroppo non c'è ascolto ma noi andiamo avanti, anche per continuare, sempre più convinti, sulla strada della candidatura di Gorizia e Nova Gorica a capitale europea della cultura, consapevoli che l'Europa dei popoli passa attraverso i territori".

“Mentre a Bruxelles i vertici dei Paesi europei litigano su ogni cosa, ergono confini e gestiscono l'emergenza in maniera non unitaria – ha concluso il sindaco isontino -, noi sindaci di Gorizia e Nova Gorica continuiamo a lavorare insieme per costruire l'Europa vera, quella dei cittadini e delle famiglie con i loro mille problemi”.

“Sul confine tra l'Italia e la Slovenia deve tornare al più presto la normalità del libero transito, anche per evitare situazioni esagerate e poco realistiche come gli annunciati pattugliamenti sloveni. Il regime di Schengen con le sue opportune modulazioni in casi di emergenza ha finora dimostrato di essere funzionale alle migliori relazioni tra i nostri Paesi”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, commentando l'annuncio che Slovenia rafforzerà il servizio di pattugliamento del confine con l'Italia sul Carso per evitare che dal Friuli Venezia Giulia gli italiani sconfinino.

“Questo confine è stato il più aperto anche al tempo della Cortina di Ferro e – aggiunge Serracchiani - devo dire che ho apprezzato il gesto del sindaco di Gorizia e del sindaco di Nova Gorica: seduti allo stesso tavolo dalle due parti della rete che segna il confine, hanno lanciato un forte segnale di amicizia e volontà di collaborazione. Un bell'esempio”, conclude.

“I sindaci di Gorizia e Nova Gorica si sono incontrati in un piazzale condiviso tra le due città", afferma il deputato di Forza Italia, Guido Germano Pettarin. "Lo hanno fatto divisi da una rete, come atto dimostrativo e come iniziativa da inserire nel progetto per la candidatura a Capitale europea della cultura 2025".

"È certamente un'immagine storica. Due sindaci hanno dato una grandissima lezione ai governi di Roma e Lubiana. Com'è possibile che, nell'Unione Europea del terzo millennio, i governi di due paesi Schengen come Italia e Slovenia e la Ue stessa non riescano a capire come gestire con intelligenza la situazione dei propri confini? Com'è possibile che restino ancora sordi agli appelli di un territorio che, per la sua unicità, deve avere una disciplina unica".

"Che i governi lascino da parte i revanscismi e le stupide gelosie e diano modo ai due Sindaci di una stessa città di non parlare divisi da muri né reti. E se ne hanno il tempo evitino di proseguire a far finta che la Ue non esista e che la via sia quella degli accordi bilaterali, tutti tesi a danneggiare l’Italia. Ascoltino i vertici dell'Ue quando affermano che le barriere interne non servono e che il futuro della Ue è in serio pericolo. O ne usciamo insieme o l’Europa Unita non esisterà più con gran gioia degli avvoltoi nazionalisti ed internazionali che da tempo volano in circolo sulla Ue sofferente. Si dia a quei sindaci l'opportunità di tornare a parlarsi senza essere separati da una rete. Si salvi l’Europa”, conclude Pettarin.

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