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Decreto salvaprecari: "Futuro non legato alla crisi di governo"

"Si ferma se non c'è la volontà politica" assicura il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega

Decreto salvaprecari:  Futuro non legato alla crisi di governo

«Il futuro del decreto Salvaprecari della scuola non è legato alla crisi di Governo. Se c'è la volontà politica e quindi il placet dei ministeri interessati, il documento entra in Gazzetta ufficiale e da quel momento può essere comunque portato in discussione nelle aule parlamentari». Lo assicura il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega. «Intendiamo rispettare - spiega - il punto 22 del contratto di Governo, il quale prevede una “fase transitoria” per garantire “il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto a un cronico precariato”, parallelamente all'avvio di un “efficace sistema di formazione”. Da qui la collaborazione tra ministero dell'Istruzione e le cinque principali sigle sindacali, onde definire misure straordinarie per la stabilizzazione del precariato storico e il varo di percorsi abilitanti con selezione in uscita come nel 2013/2016. Non corrisponde al vero quanto affermato da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, secondo cui i percorsi abilitanti previsti dal decreto non sarebbero selettivi. I cosiddetti PAS - chiarisce Pittoni -, superando la concezione nozionistica della valutazione mediante uniche prove d’esame, assicurano una reale selezione ex ante, in considerazione dell’esperienza professionale, in itinere, con diversi esami universitari, e ex post, con l'esame conclusivo (nel triennio accademico 2013/2016 quasi 3 candidati su 10 non sono stati ammessi all’esame finale per non aver superato singoli esami del piano di studio). La formazione specialistica per l’insegnamento viene erogata dalle università pubbliche mediante corsi di studio, denominati TFA e PAS, preordinati all’acquisizione di CFU (crediti formativi universitari) nei seguenti SSD (settori scientifico-disciplinari): didattica generale e speciale, pedagogia generale e speciale rivolta ai bisogni educativi speciali, pedagogia sperimentale, didattica disciplinare, laboratori pedagogico-didattici, tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la didattica. A conclusione dei numerosi esami di profitto sostenuti dagli aspiranti docenti, si accede a un ulteriore esame, di competenza ministeriale, abilitante all’insegnamento».

1 Commenti
infoarmando47@gmail.com

Se lo ha detto lui possiamo star tranquilli.

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