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I giovani amministratori della Carnia fanno squadra

"Verso la nuova Comunità di Montagna: per il futuro si rimettano al centro le politiche di sviluppo del territorio"

I giovani amministratori della Carnia fanno squadra

"C’è bisogno di un nuovo slancio per la Carnia e il territorio montano. Lo statuto della nuova Comunità di montagna è stato approvato dai Consigli Comunali, ora la differenza la farà la politica", scrivono alcuni giovani amministratori della Carnia. I primi firmatari del documento sono Luca Scrignaro (vicesindaco di Paluzza), Marco Craighero (assessore comunale di Tolmezzo), Sara Antonipieri (consigliere comunale di Raveo), Chiara Anzolini (consigliere comunale di Tolmezzo), Denis Blarasin (assessore comunale di Ravascletto), Marco De Barba (assessore comunale di Cavazzo Carnico), Simone Del Fabbro (assessore comunale di Treppo Ligosullo), Sara Ferigo (consigliere comunale di Paularo), Agata Gridel (assessore comunale di Ovaro), Adele Lucchini (consigliere comunale di Prato Carnico), Edi Mainardis (vicensindaco di Amaro), Alice Marchi (assessore comunale di Tolmezzo), Sara Morocutti (consigliere comunale di Sutrio), Gabriele Moser (consigliere comunale di Tolmezzo), Mattia Rugo (consigliere comunale di Enemonzo) e Gian Luca Vriz (consigliere comunale di Raveo).

Crediamo fortemente che non basti più avere un ente territoriale intermedio come mero erogatore di servizi. Pur ritenendo l’organizzazione delle prestazioni che i Comuni forniscono ai cittadini una questione rilevante, crediamo che si debba cambiare passo rispetto a ciò che è stato attuato fino ad oggi. La popolazione invecchia, ci sono sempre meno famiglie, i giovani fuggono e da anni non si attuano politiche incisive per la nascita di nuove imprese nel contesto montano o, più in generale, di sostegno all'occupazione, evidenziando come la Carnia non sia più centrale nelle strategie regionali.

Questo problema, certamente meno evidente nei comuni a valle, diviene diffuso e pressante nelle zone più periferiche. Sono tematiche che non si possono demandare ai singoli Comuni ma non si può nemmeno attendere sempre la Regione o lo Stato. La Comunità Carnica, citata nel preambolo dello Statuto, nasceva proprio per questo: voglia e necessità di autogovernarsi e autodeterminarsi.

Dobbiamo necessariamente recuperare quello spirito, con politiche di ampio respiro, sviluppando un nuovo paradigma tra i Comuni “alti” e il fondovalle, sia nella gestione dei servizi, sia nel sostegno alle imprese, ritornando protagonisti delle politiche sulla montagna messe in atto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, anche attraverso una più importante sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Siamo consci delle grandi difficoltà che la nostra terra vive quotidianamente, ma siamo altresì convinti che molte siano le potenzialità da cogliere e che queste possano essere sviluppate solo con un lavoro sinergico e in una logica territoriale complessiva. Pensiamo ad esempio alla necessità di una copertura completa dei nostri comuni con la fibra ottica, così da garantire una connettività imprescindibile per il mondo del lavoro e per tanti aspetti sociali ed educativi odierni, abbattendo quel divario digitale che acuisce diseguaglianze, disparità e marginalizzazione.

Così come pensiamo al rilancio delle bellezze delle nostre montagne, propendendo per un turismo lento, sostenibile, qualitativo e non di massa. Un turismo che valorizzi e tuteli – con un’educazione ambientale e in un’ottica ecologica - l’immenso patrimonio naturale e culturale di cui disponiamo e che faccia leva sulle eccellenze gastronomiche derivanti dai prodotti autoctoni e sul rilancio delle attività agricole e artigianali della montagna.

Riteniamo che il lavoro sulla cultura debba trovare un respiro ampio, instaurando un dialogo tra passato e presente, trovando un’armonia vincente tra la tutela locale delle radici e delle tradizioni e il pensiero globale che si apre al mondo contemporaneo. In quest’ottica anche gli istituti scolastici devono essere visti come una rete aperta in costante collegamento col tessuto territoriale, puntando all’ampliamento di un’offerta che sia tarata sulla realtà circostante e sulle sue peculiarità.

A fianco di ciò vanno messe in atto tutte le possibili azioni contro la dispersione scolastica, creando inoltre luoghi di aggregazione che possano far esprimere ai giovani la loro creatività e che permettano loro di sviluppare un pensiero moderno e dinamico sulla crescita della Carnia. Il sapere conseguente va poi legato e finalizzato alla costruzione di opportunità lavorative e di nuove imprenditorialità che abbiano la capacità e la possibilità di muoversi tra innovazione e specificità locale.

Siamo giovani che hanno scelto di restare in Carnia e di impegnarsi nell’amministrazione della cosa pubblica. Tanti dei nostri coetanei hanno dovuto trasferirsi oppure hanno scelto di farlo per 

trovare nuove opportunità. Noi crediamo con convinzione che queste opportunità si possano creare anche qui e su questo deve andare la totalità dei nostri sforzi, soprattutto nel tempo della pandemia, che ha messo in crisi un sistema fondato sui grandi centri e i grandi agglomerati.

Abbiamo la necessità di rilanciare le basi perché i giovani non siano più “libars di scugnî lâ”, ma che al contrario possano scegliere liberamente la costruzione di un futuro in Carnia o la possibilità di acquisire nuove esperienze altrove, con la certezza però di poter tornare in una terra dove avere una seria prospettiva di vita. Se non saremo capaci di cogliere e vincere questa sfida, tra qualche decennio qualche sindaco potrà dire, a ragione, che “la Carnia è morta”.

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