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Il Consiglio regionale ricorda la strage di Capaci

Un drappo bianco è stato issato sulla facciata del palazzo in piazza Oberdan, a Trieste

Il Consiglio regionale ricorda la strage di Capaci

Un drappo bianco è stato issato sulla facciata del palazzo in piazza Oberdan, a Trieste, per ricordare la strage di Capaci del 23 maggio 1992 in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. La strage di mafia provocò in tutto anche 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista Giuseppe Costanza.

"Giovanni Falcone non era un eroe, ma un uomo dedito al proprio lavoro e che per esso ha dato la vita, al pari di tutti coloro che, in questi ultimi tre mesi, non si sono risparmiati un attimo per combattere un male comune. Per Falcone era il virus della Mafia, per noi ora è il virus Sars-CoV-2, un male da cui potrebbero trarre vantaggio proprio le organizzazioni criminali attraverso le aziende in crisi e le persone in difficoltà". Ad affermarlo oggi che ricorrono i 28 anni dalla strage di Capaci è il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, aderendo all'iniziativa di Carmine Cicala, suo omologo della Basilicata e alla guida del "Coordinamento delle Commissioni e degli Osservatori sul contrasto della criminalità organizzata e la promozione della legalità", di esporre un drappo bianco alle facciate delle sedi consiliari regionali, accogliendo così l'invito di Maria Falcone, sorella del giudice, di mettere un lenzuolo bianco alle finestre delle case ma anche degli edifici pubblici.

"Si tratta di persone che in particolare noi rappresentanti delle istituzioni - evidenzia Zanin - dobbiamo prendere a esempio per contrastare, nel quotidiano e responsabilmente, i parassiti della società e impedire loro, con leggi e azioni dedicate, da un lato che possano approfittare delle difficoltà economiche che in questo periodo interessano molti tra lavoratori, imprenditori e categorie deboli, e dall'altro che possano ottenere consenso sociale facendo credere che lo Stato e la legalità non funzionino".

Ecco allora che all'Osservatorio regionale antimafia coordinato da Michele Penta, Zanin ha chiesto di aumentare gli sforzi di verifica a che le attività commerciali che non saranno in grado di ripartire nell'immediato, non cadano nei vortici dell'usura o del pizzo.

"L'Osservatorio sia punto di riferimento certo per tutti coloro che venissero a conoscenza o in contatto con queste situazioni", è il suo auspicio, oltre a "un lavoro d'intesa con la 'Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere', di cui fanno parte - ricorda il presidente - la deputata Sandra Savino e il senatore Luca Ciriani". Mentre la Conferenza dei Consigli regionali ha di recente approvato una proposta di legge, da sottoporre al Parlamento, di modifica del Codice dei contratti pubblici per aiutare gli imprenditori che hanno il coraggio di denunciare le pressioni criminali e opporsi alle infiltrazioni mafiose. Non da ultimo, per Zanin è indispensabile coniugare l'azione repressiva con attività di promozione culturale, a partire da progetti che coinvolgano i più giovani. E proprio da Penta è già arrivata la conferma che "le mafie anche in Friuli Venezia Giulia operano in tutti i campi in cui ci siano possibilità di guadagno: droga, armi, tabacchi, contraffazione, prostituzione, ma ora anche tamponi e dispositivi sanitari per la sicurezza. Possono offrire denaro 'facile' perché proveniente dalle attività illecite, ma accettarlo determina un rischio elevatissimo di perdere la propria azienda".

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