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Il ricordo della tragedia di Marcinelle

L'8 agosto 1956 persero la vita 262 minatori, tra cui 136 italiani, sette dei quali friulani

Il ricordo della tragedia di Marcinelle

L'8 agosto del 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, un incendio, causato dalla combustione d'olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica, causò la morte di 262 minatori, dei quali 136 italiani e, tra questi, sette friulani. Si trattava di Pietro Basso di Bannia, Mario Buiatti di Udine, Ruggero Castellani di Ronchis, Lorenzo De Santis di Flaibano, Ferruccio Pegorer di Azzano Decimo, Ciro Natale Piccolo di Povoletto e Armando Zanelli di San Giorgio di Nogaro.

Per la prima volta in 64 anni, non c'è stata una commemorazione pubblica. A causa del’epidemia da Covid, la città di Charleroi ha autorizzare soltanto un omaggio alla presenza di 50 persone, tra cui rappresentanti dell’associazione “Le Bois du Cazier”, familiari delle vittime, associazioni di ex minatori.

Ma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto testimoniare la vicinanza del Paese attraverso un messaggio.

Nel giorno che sessantaquattro anni fa a Marcinelle vide scomparire 262 minatori, tra cui 136 italiani, facciamo memoria del sacrificio sul lavoro di tanti nostri connazionali emigrati. La giornata a loro dedicata acquista un altissimo valore: innumerevoli cittadini italiani – in circostanze spesso eccezionalmente complesse e rischiose – hanno dato prova di abnegazione e di impegno nell’adempimento dei propri compiti professionali, in Patria e all’estero.

Se avvertiamo con particolare intensità il ricordo di quanto accadde al Bois du Cazier è anche perché negli ultimi mesi l’emergenza sanitaria ci ha rafforzato la comprensione delle espressioni “sacrificio” e “sicurezza sul lavoro”. La ricerca di un futuro migliore è il messaggio che la tragedia di Marcinelle incarna.

Una ricerca che non può prescindere dalla piena realizzazione del diritto al lavoro in ogni sua sfaccettatura: dalle possibilità di studio e di formazione alle pari opportunità; dalla salvaguardia della salute all’accesso ad ammortizzatori sociali sempre più efficaci, al livello nazionale ed europeo.

Rinnovo dunque la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro. Accanto ai minatori scomparsi 64 anni orsono, mi si consenta di dedicare un pensiero particolare ai moltissimi operatori sanitari deceduti negli ultimi mesi mentre prestavano cure mediche e assistenza ai contagiati dal Covid-19. Oggi, come allora, il sacrificio di questi lavoratori merita il profondo rispetto dell’Italia intera.

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