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L'Aula si spacca sul doppio ruolo di Zanin

Il Pd ritira la sua mozione dopo l'emendamento presentato dal centrodestra. Il Presidente si dice "dispiaciuto"

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L'Aula si spacca sulla mozione 207, presentata da Franco Iacop (Pd), con la firma di tutti i colleghi del gruppo, attraverso la quale si chiedeva di avviare una verifica sulla completezza e regolarità di tutte le procedure, in primis della Giunta Elezioni, a garanzia assoluta del ruolo del presidente del Consiglio regionale e del corretto funzionamento del medesimo organo.

La decisione del Pd è giunta dopo che la Maggioranza aveva presentato un emendamento - sottoscritto dalla prima firmataria Mara Piccin, Giuseppe Nicoli (FI), Claudio Giacomelli (FdI), Mauro Di Bert (PrFvg/Ar), Mauro Bordin e Maddalena Spagnolo (Lega) - che faceva propri i contenuti dei verbali della Giunta Elezioni (riunioni del 28/1 e 14/10/2020), organo consiliare a cui spetta proporre all'Assemblea la contestazione della causa di ineleggibilità così come quella di incompatibilità, originaria o sopravvenuta, e prendeva atto che, a quanto riferito dal segretario generale del Cr, per il presidente dell'Aula, in relazione allo status di consigliere, non ricorrono cause di incompatibilità previste dalla lr 21/04 e che, in relazione a quelle di cui al dlgs 39/13, risulta agli atti che la presunta incompatibilità è stata rimossa dall'interessato.

Nel corso della discussione, era emerso che Piero Mauro Zanin aveva scelto di entrare in aspettativa dall'incarico di direttore generale dell'azienda Mtf di Lignano per evitare polemiche pretestuose alle quali, in ordine temporale, sono seguite minacce di stampo intimidatorio sotto forma di frasi ingiuriose apparse in più parti di Udine e dintorni.

"La mozione sul duplice ruolo del presidente del Consiglio Zanin aveva l'obiettivo di definire e condividere ulteriori e più puntuali regole per garantire quella casa di cristallo che il Consiglio regionale deve essere. Da fuori i cittadini ci guardano e a loro dobbiamo dare la massima garanzia di trasparenza, cosa che oggi il centrodestra oggi ha di fatto impedito, facendo quadrato intorno a Zanin e rifiutando il confronto politico" spiega Iacop, primo firmatario della mozione con la quale, tutto il gruppo Pd chiedeva di “avviare una verifica sulla completezza e regolarità di tutte le procedure, in primis della Giunta delle elezioni, a garanzia assoluta del ruolo del presidente del Consiglio regionale e del corretto funzionamento del medesimo organo regionale”.

Secondo il consigliere Roberto Cosolini, componente della Giunta per le elezioni, "è legittimo il dubbio, che ci è stato detto non fosse materia di Giunta delle elezioni, che si sia concretizzata una possibile fattispecie di incompatibilità ai sensi del decreto legislativo 39/2013: lo conferma suo malgrado il tentativo dei consiglieri di centrodestra di salvarsi in angolo proponendo un emendamento che modifica interamente la nostra mozione quando afferma che la presunta incompatibilità è stata superata dalla collocazione in aspettativa".

Infine, il vice capogruppo Diego Moretti ha stigmatizzato ogni collegamento tra la mozione e le scritte ingiuriose apparse nelle scorse settimane contro Zanin, a Udine. "Collegare la nostra azione politica, esercitata in assoluta trasparenza nei luoghi deputati al confronto, alle scritte vigliacche contro Zanin è inaccettabile oltre che strumentale. A chi dal centrodestra ci accusa di strumentalità, ricordiamo il trattamento ingiusto e infamante subìto a suo tempo, sui media e sui social, da Agnola e Marsilio per una vicenda del tutto diversa, purtroppo, allora, anche da parte di forze politiche, Forza Italia in primis".

Dai 5 Stelle, in particolare Andrea Ussai e Ilaria Dal Zovo, conferma che la documentazione presentata dall'attuale presidente dell'Assemblea è stata esaustiva fin da subito e condivisione sui contenuti dell'emendamento ma non sul metodo: di conseguenza, l'annuncio - poi rivelatosi inutile - di non partecipare al voto. "Questa vicenda fa parte della sfera privata", ha sottolineato la capogruppo pentastellata, mentre per Ussai andrebbe comunque rivista la legge regionale su ineleggibilità e incompatibilità, recependo meglio la più recente normativa nazionale.

Legge da aggiornare anche per Di Bert (PrFvg/Ar) che ha però definito "non corretto" il mancato volo provocato dal ritiro della mozione. "In ogni caso - ha concluso - impossibile assicurare più certezze di quante contenute nella documentazione prodotta dagli uffici".

Sempre sul fronte Maggioranza, per Piccin "sembra quasi si sia voluto mettere in discussione l'operato della Giunta Elezioni, tentativo assurdo quanto ingiustificabile", per Nicoli "operazione strumentale con finalità esclusivamente politiche. È stato coinvolto l'uomo Zanin e non solo il suo ruolo di presidente del Consiglio. Una volta per tutte, ora è palese che non c'è alcuna incompatibilità rispetto a normative nazionali e tanto meno regionali. Da parte di nessun ente terzo sono stati avviati atti ufficiali nei suoi confronti ma questa situazione ha provocato ripercussioni che hanno coinvolto anche la famiglia".

Infine, Alessandro Basso (FdI) ha evidenziato come "l'emendamento avrebbe riportato l'argomento nelle sedi opportune", concetto ripreso da Bordin per il quale "l'Aula del Consiglio regionale non deve trasformarsi in un'aula di tribunale".

"Sono dispiaciuto che il Pd abbia ritirato la mozione sulla presunta incompatibilità della mia carica di consigliere regionale perché l'emendamento proposto da Mara Piccin, sottoscritto da tutti i capigruppo della Maggioranza, era la perfetta risposta alla loro domanda in quanto fugava ogni dubbio sulla legittimità delle verifiche effettuate a fronte della documentazione completa ed esaustiva da me presentata subito dopo l'elezione". È il commento di Zanin.

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