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La voce dei cittadini? Rimane nel cassetto

In questa legislatura sono finora 41 le sottoscrizioni presentate alla Regione, ma soltanto due sono state esaminate dalle Commissioni

La voce dei cittadini? Rimane nel cassetto

A differenza del referendum e delle leggi d’iniziativa popolare, le petizioni non danno seguito a una votazione né motivano una risposta formale da parte dell’amministrazione coinvolta, in questo caso la nostra Regione.

Eppure, l’apparente mancanza di mordente di questo strumento, che non vincola alcuna reazione formale, nulla ha tolto alla sua popolarità. Proprio perché consentono a tutti - a prescindere da età, cittadinanza o diritto di voto - di partecipare al dibattito politico, le petizioni, da quando sono nate non rappresentano soltanto uno strumento basilare della libertà di espressione, ma forse addirittura incarnano la democrazia nella sua forma più pura.

Eppure, nonostante la partecipazione dei cittadini nei confronti di importanti questioni di pubblico interesse sia ancora molto attiva, solo poche decine di petizioni l’anno riescono ad arrivare a un tavolo istituzionale di discussione. Sul portale della Regione, risulta infatti che le petizioni assegnate alla Commissione competente, dal 2018 a oggi, ammontano solo a 41.

Le tematiche sono tante e spaziano dalla richiesta di misure di tutela per l’ambiente fino alla sospensione delle sanzioni previste per l’inadempienza all’obbligo vaccinale (per i bambini) in vigore dal 2017. Ma nonostante ciò, solamente due delle 41 petizioni ancora pendenti sono state deliberate con esito positivo.

Si tratta della richiesta di dismissione dell’area a caldo della Ferriera di Servola a Trieste del 2018 da parte di 1.276 cittadini e una più recente dello scorso anno in cui 5.728 cittadini hanno chiesto lo stop al progetto di ampliamento dell’impianto Kronospan di San Vito al Tagliamento. Due temi caldi che sono stati a lungo al centro del-le polemiche, ma che nel bene (o nel male) sono arrivati alla loro conclusione di un iter. Infatti, se da un lato la chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola ha comportato un significativo miglioramento ambientale e della qualità dell’aria nel comprensorio dell’ex stabilimento siderurgico, dall’altro il progetto di ampliamento della Kronospan, nonostante le perplessità del comitato Abc e di circa 6mila cittadini, dopo i pareri positivi di Azienda sanitaria e Arpa, prosegue, in attesa dell’esito della conferenza di servizi prevista a metà maggio.

Per quanto riguarda le stanti 39 petizioni, queste ultime risultano essere ancora ‘assegnate alla Commissione’ competente, il che significa che l’iter che dà avvio all’esame delle singole richieste non è ancora iniziato.

Risulta quindi lecito chiedersi se le petizioni possono essere ancora considerate uno strumento efficace o se è giunto il momento di dare una svolta attraverso l’uso di procedure digitali avanzate in grado di tenere vivo l’istituto delle petizioni e riavvicinare i cittadini alle istituzioni.

Come è già accaduto in altri Stati europei, che già da anni si avvalgono di un apposito portale internet per la presentazione e la trattazione delle petizioni, la creazione di una piattaforma digitale istituzionale dove poter pubblicare, consultare e firmare con Spid, infatti, non solo semplificherebbe ulteriormente la procedura di presentazione in Commissione, ma sarebbe anche in grado di incentivare l’esercizio del diritto.

“Obiettivo raggiunto anche senza un voto finale”

C'è un mix di motivi dietro l'arenarsi della maggior parte delle petizioni popolari secondo il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin.

Negli ultimi anni le petizioni che hanno avuto un esito sono molto poche rispetto al numero di quelle presentate alla Commissione, perché secondo lei? “Le petizioni sono uno degli strumenti per portare un argomento all’attenzione dell’opinione pubblica e consentono un rapporto diretto tra i cittadini e il Palazzo, un aspetto a cui io personalmente tengo molto. Già il fatto di consegnarle alle Commissioni del Consiglio regionale consente di dare rilievo agli argomenti proposti, che poi è l’obiettivo principale di chi avanza queste istanze. Se l’iter procede e

si arriva a un voto da parte della commissione o dell’Aula, la petizione sarà ulteriormente valorizzata. Questo è accaduto due volte nel corso di questa legislatura, ma per altre 6 petizioni le Commissioni hanno avviato l’iter e dunque c’è la possibilità che il processo si concluda entro il termine del mandato, visto che la legislatura si concluderà tra un anno. Nella precedente legislatura l’iter venne concluso per 6 petizioni, con 5 approvazioni e una bocciatura, numeri non molto diversi”.

Cosa si può migliorare nell’iter delle petizioni? “Si potrebbe fare un’analisi dei regolamenti in vigore nelle altre Regioni per verificare se esistano procedure più snelle. Fermo restando che, come dicevo prima, questo strumento ha comunque consentito di portare all’attenzione della massima assemblea regionale alcune tematiche importanti”.

Come mai molto spesso accade che le petizioni si arenino, decadendo così per fine legislatura e non ricevendo alcun esito? “Questo accade per molteplici ragioni. In questa legi-slatura ha pesato indubbiamente l’emergenza Covid: 22 delle 41 petizioni finora presentate riguardavano temi legati alla salute e sono state assegnate alla III Commissione che era già alle prese con l’emergenza sanitaria. Più in generale, diverse petizioni invocano scelte e procedure amministrative che sono di compe-tenza della Giunta e non del Consiglio. In altre parole, ogni presidente di Commissione è chiamato a fare una serie di valutazioni, legate anche alla rappresentatività delle petizioni, prima di dare corso all’iter”.

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