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Liberalizzare la caccia ai cinghiali di età inferiore a un anno

A chiederlo, per 12 mesi, il sindaco di Gorizia Ziberna. La risposta di Dal Zovo (M5S): "Rimango ancora una volta allucinata"

Liberalizzare la caccia ai cinghiali di età inferiore a un anno

La proposta del sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, di liberalizzare per un anno la caccia ai cinghiali di età inferiore a un anno fa discutere. Il primo cittadino, commentando sul proprio profilo Facebook un articolo apparso sul quotidiano Il Piccolo, chiede un intervento decisivo per arginare la problematica che sul territorio regionale crea costantemente problemi di varia natura. Particolarmente colpito il settore dell'agricoltura, con campi e appezzamenti coltivati depredati e irrimediabilmente danneggiati.

Il sindaco Ziberna chiede di "liberalizzare per un anno la caccia al cinghiale di classe zero, ovvero sotto un anno di età, cioè quello che produce più danni, per difenderci dai gravi e continui danni provocati da questi animali. È una proposta che ho fatto più volte alla giunta regionale precedente e che rinnovero 'a quella attuale. Si tratta di un problema che si è fatto negli ultimi anni particolarmente preoccupante a causa del grave rischio che corrono vigneti, culture, pascoli ma anche autovetture ed altri beni patrimoniali, cui si uniscono anche rischi per l’incolumità delle persone".


"I danni provocati ammontano a centinaia di migliaia di euro ogni anno - continua Ziberna - e senza azioni decise il fenomeno continuerà nel suo pericoloso trend di crescita derivato se non altro dalla grande fertilità e capacità riproduttiva del cinghiale, dalla sua grande capacità di adattamento di un habitat favorevole in termini climatici e di approvvigionamento di cibo, dalla sostanziale mancanza di nemici o elementi che possano fermarne la crescita. Fra i correttivi è necessario ampliare ulteriormente periodi ed orari di caccia, come in Slovenia, consentendola sempre, tutto l’anno, disciplinando la in modo diverso. Inoltre - conclude il primo cittadino - ritengo opportuno non eliminare i capi abbattuti, peraltro con elevati costi, bensì usarne la carne per alimentare famiglie che vivono in disagio economico o comunque da destinando il ricavato alle medesime finalità".

Immediata la risposta di Ilaria Dal Zovo del Movimento 5 stelle. "Leggo il post del sindaco Ziberna sulla questione cinghiali e rimango ancora una volta allucinata”, commenta le parole del primo cittadino goriziano.

“I cinghiali provengono perlopiù da immissioni, autorizzate e non, effettuate in decenni per assecondare le richieste delle associazioni venatorie a scopo di caccia – prosegue Dal Zovo. Se il cinghiale fosse rimasto quello autoctono, oggi avremmo un numero contenuto e non ci troveremmo in questa situazione di sovraffollamento. Con le immissioni, autorizzate o clandestine, il numero dei cinghiali è aumentato in maniera esponenziale: la colpa, ancora una volta, è dell'uomo e non dell'animale”.

“Non si è mai sentito parlare di metodi di contenimento alternativi, che pure esistono senza doversi inventare niente – aggiunge la consigliera regionale -. Non sono mai stati ascoltati biologi o esperti, perché evidentemente delegare e sparare costa molto meno che investire in pratiche alternative. Esempi? Recinti elettrificati, sottopassi, dissuasori, shelter, reti di rinforzo degli argini, sterilizzazioni”.

“Uccidere e sparare non risolve il problema. Bisogna cominciare a curare i luoghi in cui vivono, rimuovere i rifiuti, riportare i branchi nei boschi, sui colli e usare il corpo forestale per monitorare le popolazioni. Ciò significa portare loro da mangiare nel loro ambiente, formare la popolazione, usare metodi contraccettivi, già in uso in Inghilterra, in Australia e anche in alcune parti d'Italia con buoni risultati. Le specie animali hanno diritto a vivere – conclude Dal Zovo - e noi, razza evoluta, dobbiamo convivere con loro, non sterminarli”.

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