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Lo tsunami arriverà il prossimo anno

La compensazione delle minori entrate finora garantita dal governo dovrà essere confermata anche nei prossimi anni quando le conseguenze della pandemia si abbatteranno sul bilancio della Regione

Lo tsunami arriverà il prossimo anno

L’impatto del crollo del gettito fiscale del 2020 si avrà sul bilancio della Regione solo dal prossimo anno. La giunta guidata da Massimiliano Fedriga ha già rivolto a Roma l’allarme, affinché non vengano meno i presupposti per garantire i servizi ai cittadini. E in tale contesto si inserisce anche la ridefinizione dei patti finanziari con il governo centrale che da anni sottraggono risorse, in maniera iniqua, al Friuli-Venezia Giulia. A spiegare cosa sta succedendo è l’assessore alle Finanze Barbara Zilli.
Che impatto avrà il calo del gettito fiscale nel 2020 sulle entrate della Regione?
“L’emergenza Covid ha gettato il Paese e tutto il mondo in uno stato di emergenza sanitaria ed economica senza precedenti. Questa grave situazione porta inevitabilmente riflessi anche sul bilancio della nostra Regione. Il Friuli-Venezia Giulia, va precisato, gode di una compartecipazione al gettito dei tributi erariali (Irpef, Iva, accise) di 5,9 decimi e questo quadro di incertezza generale ha portato a una contrazione delle entrate, tanto che a inizio pandemia il presidente Fedriga alzò un grido d’allarme nei confronti del governo perché la situazione che stavamo vivendo rischiava di mettere al collasso il nostro bilancio e di conseguenza i servizi essenziali per i nostri cittadini. Il sistema delle compartecipazioni della Regione si basa in buona parte proprio sul gettito tributario e per una parte minore sulle entrate proprie, e grazie a questo sistema possono essere finanziati i servizi che garantiamo ai cittadini, come quelli legati alla sanità, al trasporto pubblico locale e al sistema degli enti locali. È pertanto difficile poter misurare a oggi l’impatto del calo del gettito in considerazione del fatto che le entrate da compartecipazioni affluiscono al bilancio regionale sulla base di un articolato sistema di acconti e conguagli e la spettanza finale viene definita soltanto quando sono disponibili le informazioni delle dichiarazioni finali dei contribuenti, dunque 2 o 3 anni dopo l’effettivo esercizio considerato. Gli acconti ricevuti nel corso del 2020 sono calcolati su percentuali che non consideravano la crisi economica derivante dalla pandemia, in quanto definiti precedentemente: questo per dire che l’impatto preciso del minor gettito 2020 sarà noto soltanto nel 2022-23, quando verrà definito il conguaglio puntuale delle spettanze”.

Saranno quindi a rischio i servizi garantiti ai cittadini?
“Il grido d’allarme del presidente Fedriga, fortunatamente, non è caduto nel vuoto, tanto che il governo ha accolto durante il 2020 il principio del ristoro per le minori entrate: il calo del gettito da compartecipazioni doveva essere controbilanciato da un intervento finanziario dello Stato. Per questo motivo sono stati stipulati appositi accordi, a settembre, che hanno consentito di scongiurare effetti gravi sul bilancio regionale. Le Regioni, infatti, hanno dovuto anticipare molte spese, anche pesanti, e senza un intervento del governo, che si può definire irrinunciabile, ora saremmo tutti di fronte a una situazione molto più complicata di quanto non sia ora”.
Che aiuto è arrivato?
“Grazie a un’intensa interlocuzione con il governo al Friuli-Venezia Giulia è stata riconosciuta, a titolo di minori entrate, per il 2020 una cifra pari a 538 milioni di euro e oltre 64 milioni per i primi mesi del 2021. Ci tengo a sottolineare che non si tratta di denaro in più che arrivano nelle casse regionali: sono risorse utili a coprire le mancate entrate”.
Avete appena approvato una mega manovra di bilancio, come è stato possibile reperire questi fondi?
“Il valore della manovra di assestamento di questo bilancio estivo non ha precedenti e raggiunge una cifra importante, che vede 362 milioni di avanzo libero, che possono essere utilizzati per spese d'investimento o iniziative straordinarie una tantum. Tutto ciò deriva da una gestione efficace, attenta e puntuale delle risorse che ci mette nella condizione di portare all'attenzione del Consiglio regionale un risultato oggettivamente straordinario. Fin dall’inizio del nostro mandato, abbiamo cercato di operare allocando nel corso del tempo risorse quando e dove servono, evitando di lasciarle inutilizzate e allocate negli anni per finalità non necessarie e di ottimizzare le spese. Questo modo di operare è stato applicato con maggiore puntualità e attenzione in particolare in questo periodo di grande incertezza legata al Covid-19. Si tratta di una manovra orientata prioritariamente agli investimenti pubblici e all'incentivo di quelli privati. Le difficoltà che il nostro comparto produttivo e ricettivo e il mondo del lavoro in generale hanno affrontato e ancora si trovano a dover gestire sono straordinarie. La crescita della regione richiede investimenti anche a vantaggio dei settori privati e questo assestamento offre un pacchetto di risposte in tal senso. Il nostro obiettivo è, alla fine, quello di mettere a disposizione risorse immediatamente spendibili per iniettare liquidità, e così far crescere il Pil, cosa che non avviene in Italia da 20 anni, rendendo al tempo stesso competitiva la nostra Regione”.
Qual è invece la situazione per quanto riguarda il braccio di ferro sui rapporti finanziari con lo Stato?
“Con il presidente Fedriga abbiamo chiesto di riavviare il tavolo per la negoziazione dei patti con il Governo, convinti dell'importanza essenziale del negoziato per l'autonomia regionale, soprattutto alla luce dell'esperienza del Covid-19. Il Friuli-Venezia Giulia è, a oggi, la cenerentola tra le ‘speciali’, perché rispetto alle competenze esercitate negli anni ha corrisposto allo Stato molte più risorse rispetto alle altre Regioni. Riteniamo, quindi, sia indispensabile compiere uno sforzo comune per rivedere il meccanismo interno di contributo al saldo di finanza pubblica. Nato per appianare il debito pubblico, costringendo i bilanci regionali a concorrere al suo risanamento, non è oggi più attuabile, né sostenibile. Ridefinire i patti è un aspetto di interesse diretto anche dello Stato e le interlocuzioni sono in atto” .

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