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Morto al Cpr, rivedere i decreti sicurezza

Articolo Uno presenta un'interrogazione al Ministro dell'Interno e chiede di riformare la normativa relativa ai Centri per i rimpatri

Morto al Cpr, rivedere i decreti sicurezza

Continua a far discutere la morte del 38enne georgiano, ospite del Cpr di Gradisca. Sul caso, Articolo Uno ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, a firma di Federico Fornaro. “Dalle notizie riportate dai media si apprende che il migrante dovrebbe essere stato coinvolto in una rissa con altri detenuti martedì 14 gennaio, in seguito sedata da un deciso intervento delle forze dell’ordine”, si legge nel testo. “Il cittadino georgiano è stato processato per direttissima per resistenza alle forze dell’ordine, trattenuto due giorni in carcere e in seguito riportato nel Centro per i rimpatri, dove si è sentito male ed è stato trasportato da un’ambulanza all’ospedale di Gorizia, dove è deceduto. Sulla vicenda è in corso un’indagine da parte della Procura della Repubblica del tribunale di Gorizia”.

“Già in diverse occasioni – prosegue l’interrogazione di Articolo Uno - il Centro di Permanenza di Gradisca d’Isonzo è stato interessato da episodi di violenza, autolesionismo e tentativi di suicidio che hanno riguardato le persone detenute e, in alcuni casi, coinvolto le forze dell’ordine e gli operatori destinati alla gestione della struttura. Diversi, inoltre, fino a oggi, a poco più di un mese dall’apertura del Centro, i tentativi di fuga. Si chiede alla Ministra dell’Interno, per quanto di sua competenza, se è a conoscenza di questo e degli altri gravi episodi che si sono verificati nel Centro di Gradisca e se intende promuovere le iniziative necessarie per verificare la situazione all’interno del Centro e se vi siano state delle violazioni dei diritti umani”, continua il testo.

“Si chiede, inoltre, alla signora Ministra, se intende riformare la normativa relativa a questi centri e, in generale, all’accoglienza dei migranti e alla loro gestione, in quanto, come questo e altri episodi hanno reso evidente, i decreti sicurezza del precedente Governo hanno aggravato la situazione generale, producendo situazioni pericolose e insostenibili per le persone detenute nei centri, per tutti gli operatori coinvolti e per le comunità locali dove tali Centri sono insediati”.

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