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Pensioni, ancora non ci siamo

Il punto di Mauro Marino – Così come è stata disegnata, la riforma di Opzione Donna risulta molto penalizzante

Pensioni, ancora non ci siamo

Da un paio di giorni circolano le bozze, non ancora ufficiali, del ddl bilancio 2023 e più ci si avvicina al testo definitivo da portare in Parlamento, dove ovviamente il testo può essere emendato, più cresce lo sconcerto e la rabbia tra i lavoratori.

In Parlamento, durante il discorso d'insediamento, la premier Giorgia Meloni aveva affermato che in ambito previdenziale per quest’anno, visto il poco tempo a disposizione e dal momento che il grosso delle risorse sarebbe stato impegnato per aiutare aziende e famiglie al pagamento delle bollette, sarebbero stati rinnovati gli istituti in scadenza.

Quindi tutti si aspettavano il rinnovo per un anno di Opzione Donna e dell’Ape Sociale oltre alla “Quota 102” costituita da 38 anni di contributi sommati ai 64 anni di età. Ma le cose non stanno andando come promesso. Opzione Donna verrebbe completamente stravolta, condizionandola al numero dei figli (pensionamento con 35 anni di contributi e a 58 anni di età se con due o più figli, 59 anni se con un figlio e 60 senza figli) e poi subordinata a donne che si occupano di malati conviventi, abbiano loro stesse un’invalidità di almeno il 74% o che siano state licenziate o siano in aziende in stato di crisi.

Un colpo basso dato alle donne da due donne - la Presidente del Consiglio e la Ministra - che proprio non ci si aspettava. Ricordiamo sempre che l’istituto di Opzione Donna è molto penalizzante per le donne perché le costringe ad accettare che il conteggio dell’assegno previdenziale sia effettuato totalmente con il sistema contributivo, con un taglio dell’assegno di circa il 30%. Ora, volerlo discriminare tra donne con figli e senza figli oltre a dubbi di incostituzionalità le condiziona su un aspetto privato in cui lo Stato non dovrebbe entrare.

Passando poi a “Quota 103”, per venire incontro a Salvini che da sempre chiede 41 anni per tutti senza penalizzazioni gli si concedono i 41 anni ma vengono abbinati a una soglia d’età addirittura di 62 anni. Inoltre “Quota 103” per limitarne il numero di adesioni è condizionata al fatto che l’importo non può superare i 2.100 euro netti al mese fino al raggiungimento del pensionamento ordinario. Infine, chi decidesse di restare ancora nel mondo del lavoro una volta raggiunta l’età del pensionamento sarebbe incentivato con un aumento di circa il 10% sullo stipendio ma non dal punto di vista dei contributi previdenziali. In pratica se qualcuno decidesse di rimanere altri uno o due anni non beneficerebbe di un aumento dell’assegno previdenziale.

Incredibilmente dopo che gli esponenti che ora compongono il Governo di Centrodestra per anni hanno sempre 'sparato' contro la legge Fornero ergendosi a paladini di una libertà previdenziale si compie un atto governativo peggiorativo rispetto all’esecutivo Draghi.

Per fortuna il testo della legge una volta in Parlamento può e deve essere emendato e perlomeno per Opzione Donna ha l’obbligo di ritornare ai requisiti dell’anno passato. Ma non basta, immediatamente all’inizio del 2023 è necessario lavorare all’approvazione di una nuova legge previdenziale che, con il consenso dei sindacati e con un suo iter autonomo, possa finalmente dare ai cittadini italiani quella legge di riforma non più procrastinabile, equa e strutturale e che abbracci tutti gli aspetti di questo variegato mondo previdenziale.

Rubrica a cura di Mauro Marino, esperto di economia e pensioni

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