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Referendum, i commenti della politica

Il sì prevale anche in Fvg, pur se con una percentuale inferiore al dato nazionale

Referendum, i commenti della politica

Anche in Fvg si è imposto, pur se con un dato inferiore a quello nazionale (59,57%), il sì al referendum. Ecco i commenti politici.

“I cittadini, nonostante la propaganda per il no delle ultime settimane, hanno capito l'importanza di questa riforma. Hanno provato in tutti i modi, anche agitando lo spauracchio della vecchia riforma Renzi, a spacciare questa come una fregatura. Invece i cittadini si sono informati e hanno capito l'importanza”. Questo il commento del Gruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia al risultato del referendum sul taglio dei parlamentari.

“Oltre a essere una vittoria dei cittadini, quella di oggi è la vittoria dell'unico movimento che negli ultimi anni sta riuscendo a concretizzare la volontà popolare in proposte legislative – continuano i consiglieri M5S -. Ed è la grande sconfitta di chi non ci ha creduto, dimostrando di votare Sì in Parlamento solo per interesse di partito, ma sui territori ha sguinzagliato i suoi per cercare di convincere gli elettori a votare No, nella flebile speranza di dare una spallata al Governo e senza pensare al boomerang che gli arriverà contro”.

“Ora spetta ai partiti in Parlamento trasformare questo Sì nella prosecuzione di un processo riformatore epocale per ottenere aule legislative di maggiore qualità, dando la giusta credibilità alle istituzioni – conclude la nota -. I prossimi passaggi sono già in agenda, a partire da una legge elettorale che garantisca governabilità e rappresentatività, con l'introduzione delle preferenze per dare più potere ai cittadini. Il M5S continua la sua opera incessante per cambiare il Paese e le sue istituzioni, e lo fa sulla base di quanto promesso in campagna elettorale. Questa è la vera rivoluzione”.

Si era dichiarato per il no, in contrasto con la posizione ufficiale della Lega per il sì, il governatore Massimiliano Fedriga. "Ora serve una legge elettorale, sennò si rischia che il parlamento non segua il volere dei cittadini. Non è una questione di numeri, ma di rappresentatività", ha detto il presidente del Fvg intervenendo in diretta a Telefriuli. "I cittadini devono sapere che il proprio voto va al rappresentante scelto e non ad alimentare logiche di palazzo, che sarebbero favorite da un proporzionale puro. In una democrazia moderna l'elettore vuole un mandato chiaro da dare ai propri eletti. A livello nazionale, il dato è molto chiaro. Si apre, però, anche la partita di come eleggere il Presidente delle Repubblica. Mi auguro quanto prima una nuova tornata elettorale che possa far emergere, in Parlamento, la volontà popolare".

"Il risultato del referendum e la vittoria del SI - che pure si sarebbe potuta attenuare o addirittura evitare, se solo le forze progressiste si fossero impegnate, come alcuni buoni risultati nella nostra Regione testimoniano - pone brutalmente sul tappeto la necessità di rileggere e ripensare la rappresentanza", commenta il consigliere regionale Furio Honsell. "Alcuni scoprono il problema solo ora, ma altri hanno iniziato a riflettere su questo tema centrale per la qualità della democrazia già da tempo. A nome di Open Sinistra Fvg ho presentato circa un'anno fa una proposta di legge che considero molto innovativa, volta a favorire la ristrutturazione dei corpi intermedi attorno a tematiche specifiche e - contemporaneamente - dare corpo normativo alle attività di rappresentanza degli interessi".

"La nostra proposta di legge mira a rivitalizzare la partecipazione e la definizione dell'agenda politica favorendo processi di bottom-up di nuova concezione, basati sulla creazione di comitati territoriali o tematici di promozione di specifiche proposte normative e tale proposta, già rilevante a costituzione vigente, acquista oggi maggiore importanza e - qualora approvata - darebbe alla nostra regione la possibilità di vantare una legislazione unica e altamente innovativa in materia".

"Un risultato che chiede di essere letto con equilibrio. Passa la riforma, va rispettato il responso della maggioranza ma quasi un terzo dei cittadini italiani con il No hanno lanciato un segnale al di sopra delle attese per quantità e consapevolezza. La legge elettorale dovrà tener conto delle esigenze di rappresentanza dei territori e delle minoranze. Questo vale in particolare per le Regioni più piccole e più penalizzate". Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd) commentando i risultati del referendum costituzionale che si stanno consolidando.
Per la senatrice, che è stata tra i parlamentari che con la loro firma hanno chiesto l'indizione della consultazione popolare "sbaglia chi vuole mettere un cappello partitico a questo voto, sbaglia chi fa una bandiera dei 'tagli' alla democrazia e chi è salito all'ultimo momento sul treno del Sì contro il Governo".

"Era prevedibile che in Friuli Venezia Giulia il No fosse più robusto - aggiunge Rojc - non solo per uno schieramento trasversale ai partiti ma anche per il voto della minoranza slovena che vede con preoccupazione la possibile perdita di un rappresentante a Roma".

“E' finita la parentesi referendaria, per i sostenitori del No dell’ultima ora come Fedriga, per quelli sinceramente preoccupati per la rappresentanza della nostra Regione e delle sue minoranze linguistiche e per i sostenitori del Sì. Ora finalmente spero si inizierà a lavorare sulle vere priorità, dai progetti strategici della nostra Regione per il Recovery fund al lavoro per una legge elettorale seria che completi la scelta fatta dai cittadini, dando attenzione a territori e minoranze". Lo afferma il segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli, a proposito del voto al referendum costituzionale.

"Assolto questo impegno - aggiunge Shaurli - auspichiamo che ora parta anche una nuova fase di governo in grado di affrontare ancora più a fondo i problemi delle persone, utilizzare al meglio le risorse disponibili e concretizzare allo stesso modo gli impegni che il Pd ha preso con i cittadini".

"Dalle regionali emerge la conferma del ruolo centrale del Pd, cardine del centrosinistra, che ha permesso di fermare la Lega e la destra. Per la seconda volta si infrangono i tentativi di Salvini di dare spallate al Governo politicizzando elezioni regionali". Lo afferma la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani, commentando i dati delle proiezioni che vedrebbero i candidati del Partito Democratico verso la vittoria in Campania, Puglia e Toscana. Per Serracchiani "bisogna riconoscere al Pd la capacità di resistere a questo assalto, quasi ovunque con coalizioni senza i 5S: su questo fatto occorre fare una riflessione politica con gli alleati di Governo, anche per il futuro".

"Siccome non ci sono solo le soddisfazioni - aggiunge Serracchiani - bisogna essere consapevoli che la destra rimane forte e che non possiamo pensare di rassegnarci a lasciare indefinitamente alla Lega un pezzo fondamentale del nordest come il Veneto".

“I risultati del referendum e delle elezioni regionali ci consegnano un Paese più stabile, più maturo e meno incline alla sbornia populista. Le istituzioni non sono irriformabili ma serve garantire la rappresentanza”. Lo afferma l'eurodeputata del Pd eletta nella circoscrizione Nordest, Elisabetta Gualmini, commentando i risultati del voto per il referendum costituzionale e per le regionali.

Per Gualmini “i cittadini hanno scelto in libertà e hanno detto un forte Sì che apre la strada ad altre revisioni, altrettanto importanti, come sostenuto da chi stava sul fronte del No senza opportunismi antigovernativi. Un tema particolare è quello della rappresentanza, che bisogna garantire a territori più penalizzati come il Friuli Venezia Giulia".

"Gli esiti delle consultazioni regionali sono positivi per il Pd e - aggiunge l'europarlamentare - parlano altrettanto chiaro: l'attività di Governo deve diventare più coraggiosa e decisa. Il Pd deve essere in grado di dettare l'agenda e di realizzare quelle misure che da tempo auspichiamo: dalla revisione dei decreti Salvini alla richiesta del Mes, alla definizione, assieme a Parlamento, Regioni e Comuni, di poche e chiare priorità su cui convogliare le risorse del Recovery Fund".

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