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Sala negata per il fine vita: "Scelta fascista"

Federico Pirone (Progetto Innovare) commenta così la decisione della Giunta. Santoro (Pd): "Udine non può essere la città dei divieti ideologici"

Sala negata per il fine vita:  Scelta fascista

Polemiche, a Udine, dopo che l'amministrazione comunale ha negato all'Associazione Pereluana la concessione in uso di Sala Ajace, a Palazzo D'Aronco, per ospitare un convegno sul fine vita, il 7 dicembre.

La notizia ha destato clamore e alimentato le polemiche, perché nella motivazione inviata al presidente Beppino Englaro, padre di Eluana, il Comune nega la sala perché si ipotizza la trattazione di argomenti per cui sono previste "forme non legali in Italia". 

 

"Gli spazi comunali non sono di proprietà del sindaco Fontanini o dei suoi assessori ma dei cittadini di Udine ed è dovere di una giunta ospitare ogni tipo di manifestazione democratica e civile, anche quella più distante dal proprio "pensiero" politico - così Federico Pirone, consigliere di opposizione (Progetto Innovare) in Giunta comunale -. È illegale l'associazione? È illegale Beppino Englaro? Come si permette Fontanini a dire che l'associazione fa propaganda su cose illegali? Parliamo di una legge dello Stato italiano".

 

"Questa decisione è molto grave e odora di fascismo - afferma Pirone -: Udine è sempre stata una città in cui il pluralismo e il rispetto del pensiero altrui non sono mai stati in discussione. Con questa decisione Fontanini e la sua giunta dimostrano, oltre alla propria intolleranza, di non rappresentare tutti e di non essere all'altezza della storia democratica di questa città. Presenteremo un'interrogazione per chiedere a Fontanini se pensa di essere sindaco o sultano di Udine".

 

"Udine non può essere la città dei divieti ideologici. Fontanini si tolga la maschera di ipocrisia e dica chiaramente che il tema del fine vita non è di suo gradimento visto che ci ha abbondantemente marciato sopra - afferma la consigliera regionale del Pd, Mariagrazia Santoro -. Per questo ora militarizza il Comune per combattere quelli che per lui sono solo nemici». A dirlo è commentando il diniego dell'amministrazione comunale di ospitare un convegno sul fine vita organizzato dall'associazione “per Eluana”.

 

“Se a Udine è vietato parlare di tutto ciò che presenta degli aspetti di illegalità allora dovremmo aspettarci che tematiche come la prevenzione della droga, del bullismo nelle scuole, dei cyber reati non troveranno mai accoglienza da parte di questa amministrazione comunale. Di questo passo sarà vietato anche camminare. Fare educazione e informare dovrebbe essere uno dei compiti delle istituzioni, ma la Lega fa il contrario: invece di mettere a disposizione i luoghi della città e le sedi istituzionali, preferisce chiudere. Il messaggio che l'associazione “per Eluana” vuole lanciare è chiaro, rendere noto quello che la legge in materia prevede e fare i dovuti distinguo con altre forme non legali in Italia. Per Fontanini, così come per la Lega, il dialogo aperto non esiste, c'è solo la loro idea e chi non è d'accordo va silenziato. Il sindaco di Udine conferma che porre illogici veti resta il suo metodo di agire con buona pace della democrazia e del rispetto per le opinioni altrui”.

"Il rifiuto del Sindaco Fontanini di concedere Sala Ajace per un convegno indetto dall’Associazione 'Per Eluana' è di gravità assoluta - afferma Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra Fvg -, innanzitutto perché lascia intendere che possa esistere una sorta di 'diritto di censura' in capo all’amministrazione comunale, la quale potrebbe riservarsi il diritto di concedere spazi che appartengono non a un partito ma all’intera comunità sulla base della consonanza o meno tra essa e gli argomenti trattati. Impostazione autoritaria che cozza con i principi costituzionali della libertà di espressione e di imparzialità degli atti amministrativi".
"Ma ancor più grave è la frase sulla 'propaganda di cose illegali' - continua Honsell -. Una frase bigotta che conferma la mancanza di rispetto per il dramma umano vissuto dalla famiglia Englaro per oltre vent’anni, totale inconsapevolezza del quadro giuridico in cui l’intera vicenda si è svolta e sopratutto una colpevole inconsapevolezza su un dibattito etico e giuridico che anima le aule parlamentari, i convegni giuridici e le attività dei tribunali in quasi tutti i Paesi democratici e che solo in sala Ajace andrebbe precluso".
"E' doveroso infatti ricordare come il valore principale di Beppino Englaro - e la sua grandezza - risieda nell'aver cercato in ogni passaggio di questa vicenda dolorosa il supporto e il rispetto della legge e che l'atto conclusivo che la città di Udine ha offerto è avvenuto proprio in risposta a una precisa sentenza di tribunale - insiste il consigliere regionale di OpenFvg -. Nessuna propaganda 'illegale' ma, al contrario, l'omaggio ad una battaglia civile profondamente onesta nella finalità e nei modi, che ha contribuito a dare sostanza e forma alla legge sul "consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" e che ha consentito l'adozione di sentenze fortemente innovative, come la recente sentenza della Corte Costituzionale sul caso di DJ Fabo,che ha sottolineato l'inerzia legislativa su un tema di rilevanza concreta per i cittadini".

Nell'aprile 2018, a poche settimane dall'elezione a sindaco del capoluogo friulano, Pietro Fontanini parlò della scarsa attrattività di Udine, attribuendola al fatto che è conosciuta come la città "in cui si viene a morire". Un chiaro riferimento alla vicenda di Eluana Englaro, morta a Udine nel 2009.

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