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Stranieri e criminalità, Fedriga invoca il 'pugno duro'

Dopo diversi casi di cronaca, il governatore interviene su Facebook: "Ripristinare la sicurezza e far lavorare le forze dell'ordine"

Stranieri e criminalità, Fedriga invoca il \u0027pugno duro\u0027

Nell’arco di pochi giorni, in Fvg si sono registrati diversi casi di cronaca nera, dall’uccisione dei due agenti in Questura a Trieste all’accoltellamento di Scala dei Giganti, passando per l’aggressione di una 20enne a Udine fino allo stupro di una ragazzina. Tutti episodi che hanno visto per protagonisti stranieri. Così, il governatore Massimiliano Fedriga ha deciso di utilizzare una diretta Facebook per commentare la situazione, partendo proprio dalla sparatoria che, il 4 ottobre, è costata la vita ai due agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. “Sono nel cuore della città”, ha detto Fedriga, sottolineando “il grande abbraccio di tutti i triestini, non solo ai funerali ma anche nei giorni precedenti. Esprimo la vicinanza anche dell’Amministrazione regionale, che abbiamo testimoniato approvando una legge speciale per dare un aiuto concreto alle famiglie”.

“Dobbiamo dire solo grazie alle forze dell’ordine per quello che fanno ogni giorno. C’è chi li critica, come se fossero loro i delinquenti. Noi stiamo a priori con loro, poi se qualcuno sbaglia, possibile, bisogna dimostrarlo. Il 29enne dominicano è un delinquente assassino: non voglio sentir parlare di problemi mentali. Ha ucciso due innocenti che facevano il loro mestiere”.

“Ma negli ultimi giorni ci sono stati altri fatti gravissimi a opera di stranieri. Penso al ragazzo di Cervignano accoltellato in Scala dei Giganti da un 15enne nordafricano che girava con un coltello. Si è però scoperto che il minorenne faceva parte di una banda e si sarebbe accusato per proteggere un 18enne kosovaro, vero autore dell’aggressione. Resta il fatto che il ragazzo di Cervignano ha rischiato la vita. E che questa banda aveva già minacciato con un coltello un altro ragazzo. E’ colpa nostra che non integriamo? Non penso proprio. E non ci sto che nella mia Regione accadano fatti di questo tipo”, prosegue Fedriga.

“Servono azioni forte e repressive. Serve fermezza. Bisogna cambiare le regole d’ingaggio delle forze dell’ordine. Non possono rischiare denunce e calunnie mentre proteggono la nostra sicurezza. Io mi fido di loro: non sono persone che usano la violenza a sproposito”, prosegue ancora Fedriga. “Arriviamo a Udine: una ragazzina è stata violentata a 15 anni da tre profughi pakistani, ai quali era stato rifiutato il permesso di soggiorno e che stavano facendo ricorso. Ma chi paga gli avvocati?”.

“Sempre a Udine, un ghanese ha accoltellato la sua ex fidanzata. E vi sto raccontando solo quanto accaduto nell’ultima settimana. Stiamo importando delinquenza da altri Paesi, dove l’uso delle armi è normale e la vita vale poco o nulla. Io non ho competenze sull’ordine pubblico, ma ho dato disponibilità al Governo per contribuire con nostre risorse per garantire la sicurezza dei cittadini. Ho già chiesto all’assessore Roberti di predisporre un emendamento per stanziare quelle risorse. Ma servirà un protocollo con il Ministero dell’interno. Chiudo dicendo grazie a tutte le forze dell’ordine per quello che fanno ogni giorno. Dobbiamo aiutarli a lavorare meglio, garantendo più poteri e più finanziamenti. E poi servono anche più telecamere, tema su cui, a livello regionale, abbiamo già stanziato finanziamenti. Bisogna, sopratutto, lavorare tutti nella stessa direzione. Perché la politica non può accusare le forze dell’ordine. Sono stufo di sentire una parte della sinistra che continua ad accusare gli agenti. Adesso basta! Faremo presidio e non ci faremo mettere i piedi in testa. Anche per questo vi invito alla manifestazione di sabato 19 ottobre alle 15 a Roma. Chiediamo una risposta da parte del Governo”.

“Un altro tema è quello del presidio dei confini: siamo arrivati a oltre mille ingressi al mese: una situazione non gestibile. Abbiamo chiesto di ripristinare i controlli congiunti con la Slovenia. E poi bisogna imporre ai Paesi lungo la rotta balcanica di tutelare i confini. L’Europa dov’è? Se mi danno le competenze – e provoco – siamo in grado di farlo se lo Stato non c’è. Servono mezzi forti e decisi perché non bisogna avere paura di presidiare i confini, tutelare la legalità e far rispettare la legge. Bisogna cambiare le norme europee: servono accordi bilaterali per i rimpatri. Noi – ricorda Fedriga – abbiamo predisposto un aiuto per tornare o restare nel loro Paese e avviare in loco un’attività”.

“Chiudo inviando ancora un bacio a Pierluigi e Matteo che sono scomparsi per tutelare la nostra sicurezza. Sono orgoglioso di essere il Presidente di questa terra. Ieri prima dei funerali ho avuto l’immagine delle persone che stavano scortando Matteo e Pierluigi, proprio come loro avevano fatto tante volte nei confronti dei cittadini di Trieste. Un gesto che dimostra grande affetto e amore verso questi due ragazzi e verso la Polizia di Stato”.

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