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A ciascuno la sua identità digitale

Passaggio obbligato. Per il friulano Paolo Coppola, docente universitario e tra i fautori del Sistema pubblico di identità digitale, la procedura è complicata solo all’inizio, ma poi questo strumento si rivela indispensabile

A ciascuno la sua identità digitale

èpossibile garantire la sicurezza dei dati senza costringere i cittadini a procedure eccessivamente complesse o si tratta di due necessità inconciliabili?
Abbiamo girato la domanda a Paolo Coppola, docente del Dipartimento di scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università di Udine. Coppola è stato per altro tra i fautori del Sistema pubblico di identità digitale nella precedente legislatura, quando come deputato del Pd ha presieduto la Commissione parlamentare sulla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni.
A distanza di alcuni mesi dall’avvio del portale Sesamo gli ingressi procedono a rilento. Parrebbe dimostrare che sicurezza e semplicità di accesso per il normale cittadino non pare vadano d’accordo.
“L’accesso con carta nazionale dei servizi, carta di identità elettronica e Spid è previsto dalla normativa. Ovvero tutti i servizi della Pubblica amministrazione devono consentire l’accesso secondo queste tre modalità. Lo Spid fu introdotto per cercare di rendere più semplice l’accesso sicuro perché ci eravamo resi conto che l’uso della carta dei servizi o elettronica e del relativo lettore era difficoltoso anche per problemi di compatibilità con i sistemi operativi presenti nei Pc. Abbiamo così cercato di trovare un meccanismo più semplice. Spid funziona in modo leggermente diverso a seconda del fornitore che si sceglie avendo ben presente che per i cittadini sui tratta di un servizio totalmente gratuito. Si tratta di dotarsi di un nome d’uso e di una parola d’ordine con un meccanismo in più di verifica basato di solito su Sms ricevuti al cellulare. Accedere in modo sicuro con Spid significa semplicemente ricordarsi la parola d’ordine e saper leggere un Sms. Certo, è un po’ complicata la trafila iniziale, perché va accertata l’identità del richiedente da parte di chi rilascia le credenziali. In alcuni casi è possibile farlo tramite webcam, ma ciò richiede un po’ di tempo. Dopo, in realtà, l’utilizzo diviene molto semplice perché le credenziali si forniscono una sola volta salvo inserire il codice ricevuto di volta in volta via Sms”.

Dotarsi dello Spid permette di accedere ad altri servizi?
“Certamente. Lo Spid è un sistema unico. Mentre in passato ogni servizio della pubblica amministrazione richiedeva le sue credenziali, ora per legge tutti i servizi devono essere accessibili tramite Spid e dunque conviene usarlo”.

Il problema è che abbiamo anche a che fare con una popolazione sempre più anziana.
“Questo è vero, ma lo Spid - che resta comunque personale - richiede la presenza fisica della persona solo in fase di accertamento dell’identità. Un famigliare che deve ritirare dei referti o accedere ad altri dati, può farlo su incarico esplicito del diretto interessato, utilizzando le sue credenziali che devono comunque restare riservate”.

Ritiene che i nostri dati siano al sicuro dall’utilizzo fraudolento o illecito?
“E’ un problema molto difficile da risolvere. Il nuovo regolamento europeo per il trattamento dei dati personali affronta questo tema fornendo alcune indicazioni alle aziende per mantenere i dati sicuri, ma una delle regole fondamentali è affidarsi alla professionalità, la stessa che richiede aggiornamento continuo. Per quanto concerne la sicurezza dei nostri dati posso confermare che il livello di sicurezza nella nostra regione è molto elevato. Semmai bisogna fare attenzione a non sottovalutare il pericolo di fornire a malintenzionati i dati personali. Ovvero è inutile parlare di sicurezza se mettiamo a disposizione di chiunque le nostre credenziali di accesso. E’ come mettere accanto a un bancomat un fogliettino con il Pin. Per altro, la sicurezza dei dati conservati in modo analogico non sempre è alta e basti pensare a certi casi di fascicoli abbandonati nei corridoi dei tribunali. Bisogna imparare a convivere con la rivoluzione digitale, salvaguardare i propri codici. Su questo versante anche le scuole possono fare molto per formare una nuova cultura”.

Cosa ne pensa di Sesamo?
“Il fatto che Sesamo non sia molto usato è legato purtroppo alla poca divulgazione e, soprattutto, alla mancanza di accompagnamento dei cittadini verso questo servizio, perché serve qualcuno che spieghi loro di cosa si tratta, altrimenti è normale che procedano solo coloro che hanno dimestichezza con i computer. Mi permetto in tal senso alla Regione di impiegare un po’ di risorse per diffondere questa cultura, di aiutare i cittadini anche tramite il sistema sanitario regionale a comprendere come funziona il portale”.Bisogna fare di tutto per farlo usare dalle persone. Semmai cercherei di migliorare alcune procedure. La sicurezza è importante ma non sempre sono indispensabili per tutti i servizi livelli di sicurezza molto elevati”.

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