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Aggiornato il piano vaccini, ecco le nuove priorità

Sei le categorie inserite. In prima linea le persone con particolari vulnerabilità, ma anche quelle nella fascia 70-79 anni

Aggiornato il piano vaccini, ecco le nuove priorità

Continua a delinearsi, alla luce dei vaccini a disposizione, la campagna vaccinale anti-Covid. Dopo la prima fase, quasi completata con i richiami, che interessa personale sanitario, operatori e ospiti delle case di riposo, la fase due – nel piano presentato dal Ministro della Salute al Parlamento – punta innanzitutto agli Over 80. Per loro, il Fvg ha messo a punto un sistema di somministrazione ad hoc, che scatterà da lunedì 15 febbraio. Circa 15mila persone, seguite a domicilio, saranno contattate direttamente dai Distretti di prevenzione e vaccinati a casa. Per tutti gli altri, invece, da domani scatta la prenotazione – tramite farmacie, Cup e call center al numero 0434-223522 (non dal proprio medico di base) – per la prima dose.

Accanto agli Over 80, sarà poi a stretto giro la volta delle persone che appartengono al mondo della scuola, delle forze armate e dell’ordine e dei servizi essenziali. Per loro sarà utilizzato il vaccino AstraZeneca, che al momento (in attesa di ulteriori dati) è stato approvato dall’Agenzia del farmaco solo per la fascia 18-55 anni senza particolari patologie.

In attesa di chiarire esattamente quali categorie saranno inserite nella ‘fase tre’ sfruttando le dosi AstraZeneca che non potranno essere utilizzate per la popolazione anziana, il ministero della Salute, in collaborazione con Aifa, Istituto superiore di sanità e Agenas, ha aggiornato il piano delle vaccinazioni, inserendo sei nuove categorie considerate prioritarie.

Si tratta innanzitutto dei soggetti estremamente vulnerabili, indipendentemente dall'età, ovvero persone con patologie particolarmente critiche che, in caso di contagio, possono favorire gli esiti più infausti del Covid-19. Si tratta di chi soffre di malattie respiratorie, cardiocircolatorie, condizioni neurologiche e disabilità, diabete ed endocrinopatie severe, fibrosi cistica, patologia renale, malattie autoimmuni, epatiche, cerebrovascolari, grave obesità e patologie oncologiche, ma anche le persone con sindrome di Down o che hanno subito un trapianto.

Seguono, poi, le persone tra 75 e 79 anni e quelle tra 70 e 74 anni; persone con particolare rischio clinico dai 16 ai 69 anni e i 55-69enni senza condizioni che ne aumentano il rischio clinico.

Il documento di aggiornamento sarà ora discusso in Conferenza Stato-Regioni.

Resta poi in campo il tema, non secondario, di chi materialmente eseguirà le somministrazioni. "Trovo condivisibile che, nell'augurabile ipotesi in cui le consegne dei vaccini rispettino gli impegni presi dal Governo, a fronte di una necessità di personale sanitario per eseguire le somministrazioni, si consideri la possibilità di reclutare, per un tempo determinato, infermieri dipendenti del Sistema sanitario regionale in deroga al vincolo di esclusività che lega gli stessi infermieri alle Aziende sanitarie. Questa proposta, del tutto ragionevole, si scontra con l'ostacolo che la fattispecie ricade nella competenza esclusiva del legislatore nazionale e le richieste in tal senso avanzate in sede di Conferenza delle Regioni attendono ancora una risposta", ha detto oggi a Palmanova il vicegovernatore con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, in risposta alla richiesta pervenuta dal rappresentante dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Pordenone affinché la Regione elimini, per qualche mese, il vincolo di esclusività professionale degli infermieri con le Aziende per poter impiegarli nelle vaccinazioni.

Come ha spiegato Riccardi, è indubbio che per imprimere un'accelerazione nelle vaccinazioni oltre alle disponibilità delle dosi sia necessario un adeguato numero di personale sanitario, "che deve essere ancora complessivamente integrato dalla struttura commissariale".

"In quest'ottica - ha concluso Riccardi -, almeno nel breve periodo, come proposto al Governo dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, una soluzione potrebbe essere rappresentata dalla stipula di una convenzione tra gli enti interessati per l'impiego di personale. Anche questa sarà una riposta che aspetteremo dal nuovo Esecutivo". 

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