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Covid-19, i professionisti della sanità vogliono dare il proprio contributo

Gli Ordini hanno scritto una lettera al Presidente Fedriga, chiedendo di essere inclusi nei processi decisionali

Covid-19, i professionisti della sanità vogliono dare il proprio contributo

Includere professionisti esperti, designati dagli Ordini, all’interno dell’unità di crisi regionale, e in specifiche task force o gruppi di lavoro. È questa la richiesta che gli Ordini delle professioni sanitarie in regione (Ordine TSRM-PSTRP, Ordini Ostetriche, Ordine Assistenti Sociali e Ordini delle professioni infermieristiche) hanno rivolto al Presidente della Giunta regionale, Massimiliano Fedriga, e ai vertici della sanità del Friuli Venezia Giulia.

Nella lettera, le organizzazioni, che rappresentano 15 mila professionisti in tutta la regione, sottolineano la volontà di mettere a disposizione della macchina sanitaria regionale “il know-how tecnico professionale e le competenze organizzative dei 22 profili rappresentati”, richiesta, aggiungono, che era già stata manifestata sin dalle prime fasi di diffusione del contagio da Covid-19.

I presidenti degli Ordini ricordano che i propri iscritti sono “a vario titolo impegnati nell’assistenza, prevenzione e riabilitazione dei pazienti COVID, ma anche nel mantenere ove possibile tutta una serie di attività che consentono al sistema socio-sanitario di continuare ad offrire risposte ai cittadini” e sono in grado di contribuire “con una vision ad ampio spettro su molteplici questioni”.

Fra in temi proposti la sperimentazione di modelli organizzativi innovativi, con un lavoro “agile” per frequenza, intensità, esposizione al rischio, telemedicina e quanto necessario per l’apertura graduale della fase due; la continuità assistenziale con l’organizzazione dell’ accoglimento territoriale dei pazienti che hanno superato la fase acuta dell’infezione; il miglioramento della sorveglianza epidemiologica e degli screening; la definizione di tempi e modi di riapertura delle attività sospese o ridotte; l’attenzione alle popolazioni fragili, anche senza storia di infezione da Covid-19, ma con problemi sociali e di salute, come bambini e adolescenti, persone anziane, con disabilità, patologie croniche o ingravescenti, disturbi mentali.

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