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Covid, in Fvg casi in aumento del 18,6 per cento

Per l'analisi della Fondazione Gimbe, l'incidenza regionale è a 503 casi ogni centomila abitanti. Trieste a 674 e Gorizia a 492 sono le 'maglie nere'

Covid, in Fvg casi in aumento del 18,6 per cento

Crescono, ma con meno vigore rispetto alle scorse settimane, i numeri Covid in Fvg. In base all’analisi della Fondazione Gimbe, infatti, l'aumento dei casi nel periodo 17-23 novembre in regione si attesta al 18,6% (era al 36,1% sette giorni fa, al 53,6% nella prima settimana di novembre e al 70% a cavallo tra ottobre e novembre).

Non frena, però, l’incidenza passata da 409 casi ogni centomila abitanti agli attuali 503, ma sempre con notevoli differenze tra territori. A Trieste, che si conferma la 'maglia nera', il dato ‘esplode’ a 674 casi (erano 638 la settimana scorsa). Gorizia, seconda peggiore in Italia, sale a 492 casi (erano 369 sette giorni fa), superando Bolzano, terza a 442. Restano molto più distanziate, ma comunque in crescita, Pordenone, passata da 140 a 186 casi, e Udine, dove l’incidenza è salita da 147 a 183 casi ogni centomila abitanti.

L’occupazione dei posti letto Covid ‘condanna’ il Fvg al passaggio in zona gialla: le terapie intensive solo al 14% (soglia di allerta al 10%) e i ricoveri in altri reparti al 18% (livello critico al 15%). Numeri, in entrambi i casi, ampiamente al di sopra della media italiana, che si colloca rispettivamente al 6 e all’8%.

La quota di popolazione vaccinata è sempre inferiore alla media italiana: in Fvg ha completato il ciclo vaccinale il 75,6% dei cittadini (era al 75,2% sette giorni fa) contro il 76,7% nazionale, a cui si aggiunge un ulteriore 2,3% solo con prima dose).

Rimane ampiamente inferiore al dato nazionale, pur se in crescita, il tasso di copertura dei richiami, calcolati sulla popolazione Over 40: in regione siamo al 21,5% contro una media italiana del 29,1%, che ci colloca al quartultimo posto lungo lo Stivale. Migliore performance, invece, per quanto riguarda la dose aggiuntiva, quella per gli immuno-compromessi, che è dell’89,4% contro una media italiana dell’85,3%.

I DATI NAZIONALI. Il monitoraggio Gimbe rileva nella settimana 17-23 novembre, rispetto alla precedente, un aumento di nuovi casi (69.060 vs 54.370) e decessi (437 vs 402). In aumento anche i casi attualmente positivi (154.510 vs 123.396), le persone in isolamento domiciliare (149.353 vs 118.945), i ricoveri con sintomi (4.597 vs 3.970) e le terapie intensive (560 vs 481). “Per la quinta settimana consecutiva – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – aumentano a livello nazionale i nuovi casi settimanali (+27%) con una media mobile a 7 giorni più che quadruplicata: da 2.456 il 15 ottobre a 9.866 il 23 novembre”.

“Quando l’incidenza supera i 150 casi per 100 mila abitanti – commenta il Presidente – gli amministratori locali devono verificare tempestivamente l’esistenza di focolai e decidere eventuali restrizioni mirate per arginare la diffusione del contagio,bcome già fatto dalla Provincia Autonoma di Bolzano”.

“Sul fronte ospedaliero – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +15,8% in area medica e +16,4% in terapia intensiva”. In termini assoluti, il numero di pazienti Covid in area medica è passato da 2.371 del 16 ottobre a 4.597 del 23 novembre 2021 (+93,9%) e quello nelle terapie intensive da 338 del 25 ottobre a 560 del 23 novembre 2021 (+65,7%). A livello nazionale, al 23 novembre, il tasso di occupazione è dell’8% in area medica e del 6% in area critica.

VACCINI. Nelle ultime due settimane il numero dei nuovi vaccinati si è stabilizzato intorno a 127 mila, un numero che, seppure esiguo, dimostra che esiste ancora la possibilità di convincere gli indecisi. Degli oltre 7 milioni di persone non vaccinate, tuttavia, si “muovono” troppo lentamente due fasce che preoccupano: da un lato 2,62 milioni di Over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, dall’altro 1,2 milioni nella fascia 12-19 che influiscono negativamente sulla sicurezza delle scuole.

“Per contenere la quarta ondata nel nostro Paese – conclude Cartabellotta – sul fronte vaccini è indiscutibile la necessità di raggiungere il maggior numero possibile di persone non ancora vaccinate, sia accelerare con la somministrazione delle terze dosi, in particolare negli over 60 e nei fragili. Senza entrare nel merito della “composizione” del pacchetto delle nuove misure, è bene tenere a mente le lezioni imparate in 20 mesi di pandemia. Innanzitutto, così come l’allentamento delle misure restrittive deve essere graduale, la loro re-introduzione deve essere tempestiva, per neutralizzare il vantaggio temporale, di almeno 15 giorni, di cui gode il virus. In secondo luogo, è opportuno che le misure entrino in vigore in tutte le Regioni perché le soglie di occupazione in area medica e in terapia intensiva per arrivare in zona arancione, o addirittura rossa, sono talmente elevate che rischiano di paralizzare l’assistenza ospedaliera per i malati non Covid e di aumentare la mortalità per quelli Covid”.

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