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Covid in Fvg, in una settimana i casi aumentati del 202,2%

L'analisi della Fondazione Gimbe: i positivi sono 42 ogni 100.000 abitanti, ma resta bassa la pressione sugli ospedali

Covid in Fvg, in una settimana i casi aumentati del 202,2%

Impennata dei casi Covid in Friuli Venezia Giulia nel periodo dal 21 al 27 luglio, secondo il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe sull'andamento della pandemia. I casi positivi salgono a 42 ogni 100.000 abitanti, con un aumento del 202,2% rispetto alla settimana precedente.

Resta, però, sotto soglia l'occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva, pari all'1% in entrambi i casi. Secondo il report, in Fvg la percentuale di popolazione che ha completato il ciclo vaccinale è pari 52,6% (media Italia 52,3%) a cui si aggiunge un ulteriore 8,2% (media Italia 11,3%) solo con prima dose. La nostra regione resta, però, tra le meno ‘brillanti’ per la copertura della popolazione Over 60: il 16,8% di cittadini in questa fascia d’età (quella più a rischio di conseguenze serie provocate dal Covid) non è vaccinato; peggio fanno solo la Sicilia con il 19.9%, la Calabria con il 17.6% e Bolzano con il 17,4%, a fronte di una media nazionale dell’11.5%.

Nella fascia 60-69 anni, il Fvg è all’ultimo posto per immunizzazioni, con il 61,9% che ha completato il ciclo e il 14,7% con prima dose. Va un po’ meglio nella classe 70-79 anni, dove il Fvg è terzultimo con il 73% di vaccinati e il 10% di persone che ha ricevuto la prima dose; peggio solo Bolzano e Sicilia.

A livello nazionale, Gimbe fotografa un incremento di nuovi casi (31.963 vs 19.390) e decessi (111 vs 76). In aumento anche i casi attualmente positivi (70.310 vs 49.310), le persone in isolamento domiciliare (68.510 vs 47.951), i ricoveri con sintomi (1.611 vs 1.194) e le terapie intensive (189 vs 165).

"Continuano a salire – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente Gimbe – i nuovi casi settimanali, sottostimati dall’insufficiente attività di testing e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti, reso sempre più difficile dall’aumento dei positivi". Infatti, a fronte a un’impennata del rapporto positivi/persone testate - dall’1,8% della settimana 30 giugno-6 luglio al 9,1% di quella 21-27 luglio - la media mobile dei nuovi casi ha subito una flessione nell’ultima settimana. "IIn altre parole – continua il Presidente – il virus circola più di quanto documentato dai nuovi casi identificati: di fatto siamo entrati nella quarta ondata".

Nella settimana 21-27 luglio, rispetto alla precedente, in tutte le Regioni eccetto il Molise si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi e in 40 Province l’incidenza supera i 50 casi per 100.000 abitanti. "Dopo i primi segnali di risalita registrati la scorsa settimana – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – si conferma un lieve incremento dei ricoveri che documentano l’impatto ospedaliero dell’aumentata circolazione virale".

Complessivamente, il numero di posti letto occupati da parte di pazienti Covid in area medica è passato dai 1.088 del 16 luglio ai 1.611 del 27 luglio e quello delle terapie intensive dai 151 del 14 luglio ai 189 del 27 luglio, anche se le percentuali rimangono molto basse: a livello nazionale 3% in area medica e 2% nelle terapie intensive, con tutte le Regioni che registrano valori nettamente inferiori al 15% per l’area medica e al 10% per l’area critica. "Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe – continuano lentamente a crescere: la media mobile a 7 giorni è di 14 ingressi/die rispetto ai 10 della settimana precedente".

A fronte della diffusione della variante delta che si avvia a diventare prevalente, quasi 3,2 milioni di Over 60 in Italia non hanno ancora completato il ciclo vaccinale. "Da circa 2 mesi l’incremento delle coperture in questa fascia d’età – puntualizza Gili – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali, mentre rimane congelato il numero di Over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale proprio dei soggetti più esposti a rischio di malattia grave". Peraltro, il trend di somministrazione delle prime dosi conferma l’appiattimento delle curve degli over 80 e delle fasce 70-79 e 60-69 e una flessione per tutte le classi d’età superiori ai 30 anni con notevoli differenze di copertura tra le varie classi anagrafiche.


















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